4 marzo 2018 - 4 marzo 2019: un anno senza Davide Astori

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Getty/Goal
Il 4 marzo di un anno fa Davide Astori moriva tragicamente, unendo in maniera fraterna il mondo del calcio. Un anno dopo, però, l’odio è già tornato.

Il 3 marzo di un anno fa - era un sabato - in Italia andavamo tutti a dormire ‘bombardati’ da due tormentoni: le elezioni nazionali e il derby di Milano, eventi che si pensava avrebbero inevitabilmente dominato la scena della domenica italiana. E che invece sarebbero stati destinati a diventare improvvisamente piccoli piccoli. Arrivando - è il caso della stracittadina milanese - persino ad essere cancellati.

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L’improvvisa morte di Davide Astori lasciò il mondo del calcio -  e il Paese tutto - senza parole, senza fiato, senza forze. Una morte assurda, talmente inspiegabile che, ai tempi delle fake news, ci fece sperare almeno per un po’ che fosse tutto falso. E invece la smentita non arrivò. Arrivarono invece le immagini dello stadio ‘Ferraris’ di Genova, dove i giocatori di Genoa e Cagliari, pronti a scendere in campo per l’anticipo delle 12.30, lasciavano in fretta il campo: increduli, disperati, sconvolti.

Nessuna fake news, purtroppo. Tutto vero. Tutto tragicamente vero. La vita di Davide Astori finiva così, in un lampo. Dopo una serata trascorsa a giocare alla Play Station e in attesa del match di campionato contro l’Udinese. Sarebbe dovuto essere un normale weekend: per lui, per i suoi compagni, per i suoi cari e per tutti noi.

Fu invece una giornata devastante. Difficile da capire. Forse perché, ahinoi, si commette spesso l’errore di pensare che quei ragazzi, così bravi e così fortunati, siano indistruttibili. O forse perché troppo raramente ci si prende il tempo per riflettere su tutto ciò che ruota realmente intorno alla vita di quei ‘supereroi’ in scarpette e pantaloncini, che riempiono le giornate dei tanti appassionati ma la cui vita non ruota soltanto attorno ad un pallone da calcio.

Davide Astori tribute 2018

Quel giorno il pugno ci arrivò talmente forte che fummo tutti costretto a capirlo. E a renderci conto della superficialità con la quale spesso nel mondo del calcio vengano troppo spesso giudicati gli uomini, ancor prima degli atleti. La decisione di fermare il calcio dopo la tragica morte di Davide Astori generò - guarda caso - molte polemiche, ma fu un momento di riflessione utile per provare a frenare l’inarrestabile escalation di odio che, già da qualche tempo, sembrava non avere tregua.

I giorni successivi furono colmi di gesti splendidi: per le strade, negli stadi, persino sui social network, usati per una volta come strumento di “pace” e non di “guerra”.

L’applauso che l’intera città di Firenze - raccolta in Piazza Santa Croce per i funerali di Davide - riservò ai giocatori della Juventus accorsi direttamente da Londra per dare l’ultimo saluto all’amico fu uno di quei gesti che chi ama il calcio non può dimenticare.
 


Intanto Federico Bernardeschi, “odiato” dai tifosi viola perché reo di accettato il trasferimento alla rivale di sempre, commosso e incredulo si ritrovava ad ascoltare gli applausi di una piazza che, in un attimo, aveva saputo mettere tutto da parte le scelte del calciatore e adesso applaudiva l’uomo. “Fede, scusaci!” , l'urlo indimenticabile partito da un ragazzo appostato nelle prime file. Bernardeschi si voltava, incredulo. Poi un applauso faceva da eco a quelle due parole e rapidamente si diffondeva per tutta la piazza.

Era chiaro già in quel momento che Bernardeschi sarebbe presto tornato ad essere un rivale sul campo - com'è giusto che sia - ma che certe idiozie nei suoi confronti non le avrebbe urlate più nessuno. Perlomeno nessuno di coloro i quali, nel rispetto di Astori, mai si sognerebbero di augurare il male ad un amico di Davide e, in generale, ad una persona che, così come tutti gli altri, prima di essere un calciatore è un uomo, un fratello, un amico, un figlio, un padre.

Astori Fiorentina

Di acqua sotto i ponti, in questi dodici mesi, ne è passata tanta. Tantissime cose belle sono accadute -  anche in ricordo di Davide - ma anche altrettante brutte. Bruttissime. I terribili commenti all’indirizzo della figlia del ‘Cholo’ Simeone, le assurde offese rivolte alla memoria dello stesso Astori dopo le polemiche arbitrali seguite a Fiorentina-Inter, gli orribili cori e striscioni che troppo spesso vediamo e sentiamo nei nostri stadi: episodi che, purtroppo, danno l’impressione che in tanti abbiano dimenticato troppo in fretta tutto ciò che la morte di Davide aveva generato e cioè sportività, rispetto, pace.

Magari il ricordo di quella tragica domenica servirà a ribadire una volta di più cosa conta davvero, nel calcio e nella vita. E ad abbassare i livelli di rabbia e odio che sempre più spesso raggiungono vette ormai inaccettabili.

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