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Djed Spence grade gfxGOAL

Spence non è Dumfries e l'Inter lo sa: perché non può essere paragonato all'olandese per caratteristiche

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Djed Spence è atterrato a Linate nella tarda serata di giovedì ed ora pronto per completare tutto l'iter burocratico che lo porterà a diventare ufficialmente un giocatore dell'Inter: le visite mediche, la firma.

La telenovela, insomma, è finalmente arrivata al suo capitolo finale: proprio il nazionale inglese, reduce dai Mondiali disputati (egregiamente) con i Tre Leoni, è il nuovo rinforzo della fascia destra nerazzurra. In pratica l'erede di Denzel Dumfries, trasferitosi al Real Madrid all'inizio del mercato estivo.

Solo che non si può parlare propriamente di "erede", in questo caso. Quanto al ruolo che Spence occuperà in campo, sì, è quello. Ma le caratteristiche sono diverse rispetto a quelle dell'olandese, e l'Inter lo sa benissimo.


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  • NON CONVINCEVA, POI...

    Di Spence all'Inter si parlava già diverso tempo fa, addirittura a Mondiale in corso. I campioni d'Italia in carica non erano riusciti a mettere le mani su Palestra e neppure su Khalaili, quest'ultimo per il mancato riconoscimento dell'idoneità sportiva da parte del CONI.

    Poi, però, sembrava che tutto fosse scoppiato come una bolla di sapone. Spence non convince l'Inter, si diceva. Ed è un discorso che non aveva a che fare unicamente con l'aspetto economico.

    In ballo c'erano anche e soprattutto le caratteristiche tecniche dell'inglese. I rumours volevano i nerazzurri orientati su altri esterni proprio per questo motivo. Poi però si è tornati al punto di partenza. E a Spence. Fino alla stretta di mano col Tottenham.

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  • DumfriesGetty Images

    DIVERSO DA DUMFRIES

    Spence, del resto, è un giocatore molto diverso da Dumfries. Anche se, ripetiamo, l'Inter lo ha preso proprio per farlo diventare il suo erede: giocherà lì, da quinto a destra nel centrocampo a cinque di Chivu.

    In che senso è un giocatore molto diverso? Da un punto di vista dell'interpretazione del ruolo, intanto: Spence è più un terzino che un esterno a tutta fascia, giocava a quattro nel Tottenham e ha giocato a quattro con l'Inghilterra ai Mondiali. Anche se non si fa problemi a essere schierato qualche metro più avanti, ci mancherebbe: è già accaduto in carriera, anche qui da noi al Genoa.

    L'impatto offensivo di Spence è decisamente minore rispetto a quello di Dumfries proprio in questo senso: se l'olandese faceva leva su una capacità di sfondare la linea avversaria e su un chiaro strapotere fisico, queste sono caratteristiche che Spence possiede solo in misura minore.

    L'ex genoano compensa con un'attenzione difensiva molto alta. Ed è particolarmente veloce, tanto che difficilmente si fa superare nell'uno contro uno dall'avversario diretto. Oltre ad avere qualità nei piedi, come dimostrato anche in Nord America con la maglia dell'Inghilterra, semifinale e finale per il terzo e quarto posto comprese.

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  • NUMERI NON PARAGONABILI

    Le diverse propensioni di Spence, giocatore che comunque è nel pieno della maturità avendo appena compiuto 26 anni, si riflettono nei numeri. Dati che, come è facilmente immaginabile, non sono paragonabili a quelli messi assieme da Dumfries.

    I goal messi a segno dall'ex genoano nelle 44 partite in cui è sceso in campo nella scorsa stagione, prendendo in considerazione non soltanto la Premier League ma tutte le competizioni in cui è stato impegnato il Tottenham? Zero. E gli assist convertiti dai compagni in una rete? Zero anche quelli.

    In generale, l'impatto di Spence dal punto di vista realizzativo da quando il Tottenham lo ha prelevato dal Middlesbrough, ovvero dall'estate del 2022, è stato quasi nullo: due goal e tre assist, tutti collezionati nella stagione 2024/25. Una sola la rete messa a segno in Premier League in tutta la carriera, nel febbraio del 2025 contro l'Ipswich Town.

    Nel frattempo Dumfries si è preso la scena a Milano, diventando uno dei giocatori più importanti dell'Inter di Inzaghi e poi di Chivu. Con numeri, lui sì, di altissimo livello per un quinto: 27 goal e 28 assist in 207 presenze in nerazzurro, di cui 7 e 3 nel 2024/25. Proprio nel 2025 l'olandese è giunto venticinquesimo nella classifica del Pallone d'Oro.

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  • DIVERSE OPZIONI PER CHIVU

    Cosa porta, dunque, Spence all'Inter? Qualità diverse, come detto. Sono quelle già accennate: le capacità difensive, la velocità, l'attenzione nell'uno contro uno, comunque abbinata a tentativi di stampo offensivo. Che ci sono, sì: sarebbe sbagliatissimo individuare Djed come un terzino bloccato. I nerazzurri non lo avrebbero preso, in questo caso.

    E poi c'è un qualcosa che Dumfries non ha: la capacità di giocare in più posizioni del campo. A destra ma anche a sinistra, come ai Mondiali. Pure se si parla di un destro naturale di piede. Spence è duttile, insomma: molto duttile. Può fare il terzino o giocare qualche metro più su, essere piazzato su una o sull'altra corsia.

    Chivu, con lui, avrà insomma a disposizione anche qualche alternativa tattica da utilizzare o in partite diverse o all'interno della stessa partite. Come il 4-3-3, magari. Specialmente se assieme a Spence dovesse arrivare un altro esterno di stampo maggiormente offensivo: un Diaby, ad esempio.

    Dulcis in fundo, se Luis Henrique alla fine dovesse davvero andare alla Roma, l'Inter non dovrebbe preoccuparsi di prelevare un vice Dimarco dal mercato: ce l'avrebbe già in casa. Potendo così tenere Carlos Augusto in difesa, come da preferenze del suo allenatore.

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