In Italia il tema dei nuovi stadi continua a tenere banco. Mentre il governo apre a misure e semplificazioni normative per costruire o rimodernare gli impianti, sono tanti i club che lavorano per avere a disposizione nuove case accoglienti ma anche remunerative.
D’altronde, guardando i dati, come evidenzia l'analisi di 'Calcio e Finanza' emerge come l’Italia sia tra i fanalini di coda negli ultimi anni in termini di stadi (considerando gli impianti dal 2007 al 2023). Con soli tre nuovi impianti realizzati e un investimento complessivo di appena 200 milioni di euro, l’Italia si colloca in fondo alla classifica, ben distante dalle altre nazioni europee che hanno puntato con decisione sul rinnovamento delle proprie infrastrutture calcistiche, in un contesto europeo da 22 miliardi di euro complessivi investiti. A trainare gli investimenti è stata la Russia, con 16 nuovi stadi e oltre 6 miliardi di euro spesi, in gran parte grazie ai preparativi per il Mondiale del 2018.
Anche la Polonia, con 35 impianti costruiti e più di 2 miliardi di euro investiti, ha compiuto un deciso salto di qualità, sostenuta dall’organizzazione degli Europei del 2012. Inghilterra e Francia hanno anch’esse superato i 2 miliardi di investimenti, confermando la loro attenzione alla modernizzazione delle infrastrutture sportive, così come la Turchia con 33 stadi costruiti. Paesi come Ucraina e Germania, pur con un numero inferiore di nuovi impianti, hanno comunque destinato risorse significative, rispettivamente 1,2 miliardi e 950 milioni di euro. Persino nazioni con una tradizione calcistica meno rilevante, come l’Azerbaigian, la Svezia e l’Ungheria, hanno investito più dell’Italia.

