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Genoa ComoGetty Images

Perché il Como può sognare in grande anche quest'anno: parlare di Scudetto è troppo?

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Quattro goal, una rimonta di prepotenza, una prova di forza impressionante. Chi pensava che il Como si sarebbe sgonfiato dopo l'exploit dello scorso anno si sta già ricredendo. E la gara col Genoa è un ottimo modo per far ricredere gli ultimi scettici.

Strepitoso il 4-1 in rimonta che la squadra di Cesc Fabregas ha imposto a quella di Daniele De Rossi. Osmajic ha portato in vantaggio i padroni di casa al Ferraris, poi è stato uno show lariano: Baturina ha trovato immediatamente il pareggio, Diao il sorpasso, Nico Paz il tris e ancora Diao, nel finale, pure il poker.

Anche De Rossi, alla fine, si è dovuto arrendere all'evidenza della netta superiorità avversaria. "La squadra più forte che abbia visto", ha detto l'allenatore genoano, parlando di "un allenatore più bravo di me e giocatori su un altro livello".

Dove può arrivare dunque questo Como nell'anno della prima, storica partecipazione alla Champions League? Attenzione: qui non si parla di una meteora. Tutt'altro. Ma questo lo sapevamo già.


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  • UN GIOCO COLLAUDATO

    Qualche dubbio, a dire il vero, è venuto dopo l'esordio così così in casa dell'Udinese. Al Bluenergy Stadium il Como ha sofferto per un tempo, è andato sotto nel punteggio, prima di rimettere le cose a posto nella ripresa e rischiare sia di perderla che di vincerla nel finale.

    Ma non è stato che un piccolo incidente di percorso, determinato da un avversario - l'Udinese, appunto - che i bastoni nelle ruote di qualche big li aveva già messi nel recente passato. Il "vero" Como ha esordito a Napoli, tramortendo gli azzurri al di là del risultato finale (21 tiri contro 13, ad esempio). E poi lo show di Genova, quando i tiri sono stati 20 contro 11.

    Il gioco è collaudato, dalla metà campo in su gli interpreti sono più o meno gli stessi. Compreso Nico Paz, trattenuto dal Real Madrid e vero colpo di mercato dell'estate lariana. Palleggio, ritmi alzati e abbassati, qualità altissima: tutto questo si è visto a Genova. Come vuole Fabregas, il direttore d'orchestra.

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  • Kean Diao Genoa ComoGetty Images

    UNA ROSA IRROBUSTITA

    La differenza con lo scorso anno è che la rosa si è irrobustita in maniera sensibile. Del resto il Como non avrà più solo il campionato (e la Coppa Italia) nel proprio calendario: dovrà anche misurarsi con l'Europa che conta di più, ovvero con la Champions League.

    Per questo la dirigenza è intervenuta dove serviva. Ha rinforzato le fasce laterali con Yan Couto (gran prestazione col Genoa) e Kaiki, che però è la riserva di Valle. Ha pescato il jolly Chalobah, subito ottimo. Ha aggiunto Milla in mezzo al campo, oltre all'innesto Ricci arrivato in extremis. Si è presa un pezzo di futuro con Liberali. Ha aumentato pure la competitività tra i pali, con Robert Sanchez a fare ombra al titolare Butez.

    La vera cartina di tornasole delle ambizioni del Como, oltre alla permanenza di Nico Paz, è però rappresentata dall'arrivo dalla Fiorentina di Moise Kean. Che differenza di prospettive col Morata da zero reti del 2025/26. Impossibile pensare di proseguire con lo spagnolo, ormai in declino, nell'anno della Champions League.

    Kean ha esordito subito nel migliore dei modi con la maglia della sua nuova squadra: suo l'assist per l'1-4 di Diao dopo aver preso il posto di Douvikas dalla panchina. A proposito: occhio al ballottaggio continuo tra i due centravanti. Quest'anno sì ci sarà da divertirsi.

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  • UNA TREQUARTI DA URLO

    Il pilastro del Como, oltre a un gioco che Fabregas ha costruito pezzo per pezzo, risiede in una trequarti che poche altre società in Italia possono vantare. E che, rispetto a certi momenti dello scorso anno, ha finalmente trovato stabilità.

    Nico Paz è una certezza praticamente da sempre. E anche quest'anno ha iniziato nel migliore dei modi, segnando un gran goal col Genoa e sfiorando pure la doppietta (palo).

    Non lo era Martin Baturina, al contrario. Nelle fasi iniziali della scorsa stagione faceva più che altro panchina e quando giocava non sempre convinceva. Poi il suo mondo è cambiato e il suo rendimento pure: nel 2026 è il secondo centrocampista più prolifico della Serie A dietro a McTominay (7 reti contro le 8 dello scozzese).

    Il vero "acquisto", che in realtà acquisto non è, è però Assane Diao. L'infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per diversi mesi è ormai un ricordo. Il giovane senegalese si ripresentato a lucido e col Genoa ha dominato in lungo in largo, tanto che la doppietta non è stata che la logica conseguenza di una prestazione da MVP.

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  • De Rossi GenoaGetty Images

    "IMPOTENTE NEI CONFRONTI DEL COMO"

    Per Cesc Fabregas e la sua creatura, insomma, non ci sono che elogi. E non potrebbe essere altrimenti dopo un trionfo che, seppur dopo tre giornate e con tutto il resto del turno da giocare, ha portato il Como in vetta alla classifica di Serie A per la prima volta nella sua storia.

    "Il mio messaggio è che dobbiamo sempre essere noi, non importa quello che succede in partita - ha detto l'allenatore spagnolo a DAZN dopo la partita - Ho perso tante partite così, così come ne ho vinte tante giocando male. Ci sono giornate in cui non si vince perché la palla non entra. Io chiedo sempre alla squadra di essere noi, quando non succede mi arrabbio. Ma finché vedo la squadra con voglia e con la mentalità giusta, si perderà e vincerà, ma saremo sulla strada giusta".

    Ma a far capire di che cosa si stia parlando sono soprattutto le parole di Daniele De Rossi, l'allenatore avversario. Quelle accennate all'inizio.

    "Contro una squadra del genere devi essere perfetto per 90 minuti. È la squadra più forte che abbia visto, mi ha impressionato. Noi abbiamo fatto le cose fatte bene, eravamo in partita, ma non avevamo la sensazione di poterla riprendere. Non mi è mai capitato di sperare di non prendere un altro goal. A volte ti arrabbi con l'arbitro, altre volte con te stesso, a volte gli altri sono meglio di te. Questi giocatori sono su un altro livello. Mi sento un pochino impotente nei loro confronti".

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  • PARLARE DI SCUDETTO È TROPPO?

    I numeri dicono che il Como sta avendo un rendimento da grandissima da gennaio a oggi: la squadra di Fabregas ha perso appena 3 partite su 24 in Serie A. Così si è costruita la scalata verso il quarto posto finale, così si è portata in vetta per 24 ore.

    Certo, parlare dei lariani come una delle formazioni in lotta per lo Scudetto è un discorso diverso. Anche perché di mezzo c'è l'insidia della Champions League, del doppio impegno, mentalmente non indifferente per calciatori che non sono abituati a questo tipo di sforzi. A proposito: si comincia giovedì col Lipsia. E sarà una notte storica.

    Il Como, insomma, dovrà evitare di ripercorrere le orme di chi in passato non è riuscito a gestire nel migliore dei modi l'impegno campionato-coppa. Gestire le forze, tentare di rimanere in corsa su entrambi i fronti, non abbattersi negli inevitabili momenti in cui le cose andranno meno bene rispetto a oggi.

    L'Inter, ad esempio, lo sa fare. Chivu ha giocatori più esperti di quelli di Fabregas, abituati alla pressione della Champions League e della lotta Scudetto. Uno step a cui il Como, pur in prepotente crescita, non è ancora giunto. Ma intanto rimanere lassù, a lottare di nuovo per i primi quattro posti, si può. Eccome.