Un anno fa il tema era leggermente decentrato. Si parlava di Francesco Camarda come di un talento alla prima prova di maturità a Lecce dopo un complesso periodo di affermazione al Milan e che lo aveva gradualmente ridimensionato, sgonfiando in parte l'hype generato dal suo impatto in prima squadra. La traiettoria di un altro Francesco, Pio, Esposito, non ha aiutato ad alleggerire le aspettative sul classe 2008 rossonero e, anzi, se vogliamo, il paragone tra i due, favorito dall'esplosione dell'attaccante dell'Inter, ha appesantito tutto l'insieme di discussioni e argomentazioni sul conto di Camarda.
Forse è per questo che nel cuore dell'estate che, ormai, sta volgendo al termine a Ruben Amorim è stato più volte chiesto quale potesse essere il futuro di un attaccante così giovane e, fino a poco tempo prima, per tutti così talentuoso. Se ci troviamo a discuterne è perché, pur con le risposte dell'allenatore portoghese (dialettiche e concrete), i dubbi sono rimasti: Camarda non gioca, nonostante il tecnico lo abbia fortemente voluto in squadra. Nonostante in estate potesse andare a giocare altrove, crescere ancora, fare quello che l'altro Francesco, Pio, Esposito, ha fatto prima di affermarsi nelle rotazioni di Cristian Chivu.
E dopo l'ennesima partita iniziata e terminata in panchina, contro il Benfica in Europa League, viene da chiedersi cosa non stia andando per il verso giusto nella gestione di Camarda. E perché, soprattutto, non gioca in questo Milan.




