"Se è vero che abbiamo comprato il Como solo per girarvi documentari televisivi? Sì. Facevamo uno show sulle nazionali giovanili indonesiane con un grande share. All'inizio l'idea era di inserire i ragazzi nel calcio italiano. Ma quando il Como è stato promosso in C il livello tecnico era diventato insostenibile per loro e non rientravamo più nei costi. Ma abbiamo intravisto potenzialità di business sportivo".
"Como è una piccola città con una squadra che ha trascorso 15 anni nelle serie minori, situata proprio accanto a giganti come Inter, Milan e Juve. All'inizio, la maggior parte della gente a Como tifava per quelle squadre. Quindi ci siamo chiesti come avremmo potuto costruire un'attività attorno a una piccola base di tifosi pur mantenendo una squadra competitiva. Ci siamo chiesti: 'Per cosa è conosciuto Como, a parte il calcio? Per il lago, quindi costruiamo tutto attorno a quello'. Abbiamo 5 milioni di turisti che vengono per il lago ogni anno. Quindi ci siamo avventurati nei retail, nei prodotti di consumo, come birra, abbigliamento, campi estivi, tour operator... e abbiamo investito nella creazione di una società per sviluppare merchandising basato sul lago di Como e non solo sul calcio del Como. E questo ha funzionato così bene che, al momento, le maglie del Como rappresentano solo il 40% dei nostri ricavi da merchandising. Ci rendiamo anche conto che la nostra divisione retail, con Rhude come brand partner, ci permette di crescere a livello globale più rapidamente di quanto il Como potrebbe fare da solo. Abbiamo quindi offerto questa partnership anche ad altre 11 squadre di calcio, in modo da poter aumentare i nostri ricavi anche attraverso le attività di altri club. Solo in questo modo possiamo diventare autosufficienti".