Il rapporto tra Leao e il Milan non si sta concludendo ora: di fatto è arrivato all'ultima curva nella parte finale dello scorso campionato, e ben prima che la squadra di Allegri perdesse la possibilità di giocare la Champions League.
I fischi contro l'Udinese all'uscita dal campo del portoghese, deludente come spesso gli era capitato di essere in quelle settimane, hanno segnato un punto di svolta. Leao che guarda di sottecchi la Curva Nord dopo essere stato tolto da Allegri contro l'Atalanta sullo 0-3 è un'altra fotografia ben nitida.
Già lì, probabilmente, si era capito che rimanere ancora assieme sarebbe stato una forzatura. La crescente insofferenza della gente nei confronti di Leao, gli infortuni e le ricadute, le prestazioni oscillanti, il linguaggio del corpo non sempre adatto in campo: tutto ha contribuito, tutto ha fatto brodo.
Poi, certo, ci ha pensato lo stesso Leao a dare un primo e decisivo strappo con quella dichiarazione di fine maggio. Rafa si trovava nel ritiro del Portogallo, in attesa di giocare i Mondiali con la propria Nazionale, e a precisa domanda rispondeva in maniera altrettanto chirurgica.
"Penso che tutti abbiano dei sogni, delle sfide a cui aspirano - diceva l'ex Sporting e Lille a SportTv - e io aspiro ad affrontare una nuova sfida, in un nuovo campionato. Se ciò accadrà sarò molto felice, ma anche soddisfatto, perché avrò fatto il mio dovere al Milan".