Lionel Scaloni ha costruito la sua squadra attorno a una superstar ormai in età avanzata e i risultati parlano da soli. L’Albiceleste ha vinto due titoli consecutivi della Copa América e ora punta a conquistare anche la seconda Coppa del Mondo di fila, il che significa che in Argentina non c’è stato alcun dibattito nazionale sui meriti di continuare a contare su un attaccante ormai al tramonto della carriera.
Messi non è Cristiano Ronaldo: non è “un altro giocatore” nella rosa di Scaloni. Dopo anni di dubbi sul suo ruolo di capitano, il piccolo numero 10 ha guadagnato autorevolezza negli ultimi cinque anni. Oggi è il leader indiscusso dell’Argentina: non solo gol e assist, ma la principale fonte di ispirazione. «È il motivo per cui ogni compagno scende in campo pensando che l’impossibile sia possibile», ha detto Ibrahimovic.
«La grandezza non sta nel fatto che tutto dipenda da te», ha aggiunto lo svedese. «Sta nel fatto che tutti migliorino grazie alla tua presenza». Ma cosa succede quando lui non c’è? È questa la grande domanda che incombe sull’Argentina alla vigilia della fase a eliminazione diretta, e lo scontro di sabato con la Giordania potrebbe già dare una risposta.












