Vero, Vlahovic non c'è e non ci sarà nemmeno nelle prossime settimane per infortunio. Ma l'assenza dell'ex centravanti della Fiorentina non è un alibi, né una spiegazione sufficiente, per comprendere che cosa non sia andato nell'attacco della Juventus con Tudor prima e Spalletti poi.
Il serbo le sue belle difficoltà le ha avute, eccome. All'inizio della stagione pareva dover cambiare aria, è rimasto col contratto in scadenza, si è messo a disposizione. Ha lottato, si è riguadagnato gli applausi di quell'Allianz Stadium arrivato a fischiarlo. Però ha continuato a segnare col contagocce: solo tre volte, appunto, prima di farsi male e salutare il resto del gruppo per qualche mese.
David ha fatto troppo poco rispetto alle attese. Arrivato dal Lilla in estate, il canadese non ha quasi mai giustificato l'hype - comprensibile - scatenatosi al momento del suo arrivo. Tra scivoloni, errori sotto porta, palesi difficoltà di ambientamento. "Anche a Lille all'inizio faticai: segnai tre goal nei primi sei mesi, più o meno come qui - ha detto a Repubblica qualche settimana fa - A fine anno però diventarono 13 e la stagione successiva ne feci più di 20". Ma intanto è appena a cinque, l'ultimo a Parma.
E che dire di Openda? Nettamente il meno positivo dei tre centravanti della Juventus, l'ex Lipsia ha sofferto addirittura più di David. A parte qualche guizzo isolato, ha mostrato pochissimo. E segnato ancor meno.