David è entrato in un circolo vizioso che si trascina dietro ormai dall'inizio della stagione. Da quando, cioè, si era già capito che il suo ambientamento in un nuovo campionato dopo gli anni al Lille non sarebbe stato semplicissimo.
"Il tempo metterà a posto le cose - diceva David a gennaio in un'intervista a Repubblica - Alla Juve mi sto ambientando: il calcio è molto diverso da quello francese. È come cambiare scuola, devi imparare a conoscere i compagni. Anche a Lille all'inizio faticai: segnai tre goal nei primi sei mesi, più o meno come qui. A fine anno però diventarono 13 e la stagione successiva ne feci più di 20".
Non è andata come sperato, alla fine. Nel senso che David si è fermato a 6 reti in campionato, più altre due in Champions League. Totale: 8 in 46 presenze contando tutte le competizioni. Un rendimento modestissimo per qualsiasi attaccante di una grande squadra.
E dire che a gennaio, più o meno nel periodo di quell'intervista, David pareva finalmente aver ingranato: 4 i goal e 3 gli assist in 7 partite tra campionato e Champions League, un momento della stagione in cui la Juve di Spalletti pareva essere in grado addirittura di giocarsi la seconda piazza.
Pia illusione. Il finale di stagione ha detto ben altro. Ha detto che i bianconeri non sono andati nemmeno in Champions e che David ha perso spazio col rientro di Dusan Vlahovic, lui sì onorevole. Dall'inizio di febbraio a oggi ha segnato solo una volta, contro il Bologna ad aprile, più una doppietta in quel Canada-Islanda. E i frutti psicologici del digiuno si sono notati anche venerdì contro la Bosnia.