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Guardiola ct dell'Italia: perché si può sognare e perché la missione di Maldini e Leonardo resta complicata

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Pep Guardiola nuovo commissario tecnico dell'Italia: ma ci pensate? E se dipendesse unicamente da Paolo Maldini e Leonardo, il grande sogno si sarebbe già trasformato in realtà.

I due nuovi dirigenti azzurri, come rivelato da Sky Sport, si sono recati a Barcellona questo weekend. Lì vive proprio Guardiola, che da qualche settimana è ufficialmente senza squadra dopo aver dato l'addio al Manchester City con un anno d'anticipo sulla scadenza del proprio contratto.

Maldini e Leonardo, di fatto, hanno offerto il ruolo di commissario tecnico della Nazionale a Guardiola. Indugi rotti, dunque: lo spagnolo è diventato a tutti gli effetti un obiettivo concreto della FIGC per la sostituzione di Rino Gattuso.

Già, ma si può fare? Perché Guardiola ct dell'Italia può non essere solo un sogno e perché la missione catalana di Maldini e Leonardo rimane comunque molto complicata da portare a termine.


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  • LE PAROLE DI GUARDIOLA

    Meglio partire in primis da quel che Guardiola ha detto pochi giorni fa. Dichiarazioni che, in chiave azzurra, non possono essere lette come particolarmente positive.

    “Mentalmente non mi manca nulla, ho iniziato ad allenare a 37 anni, tutto durante la mia vita è stato legato al calcio - le sue parole alla piattaforma di criptovalute Okx - Ora voglio provare a scoprire la vita, a essere felice facendo anche altre cose non legate al calcio. Amo il mio lavoro ma c'è un momento in cui senti di doverti prendere una pausa. Forse un giorno mi sveglierò e dirò 'Ok, voglio tornare ad allenare', devo sentire che mi manca e adesso non lo sento”.

    “Sto cercando di capire quale sarà la mia vita - ha proseguito Guardiola - ho deciso di fermarmi perché voglio prendermi un po' più cura di me stesso. Voglio stare di più con i miei figli e con mio padre, che ha 95 anni ed è ancora qui. Sono arrivato a 56 anni, non sono più giovane, la prospettiva un po' cambia. Mi sto ancora sistemando dopo che mi sono fermato ma sta andando abbastanza bene”.

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  • Pep Guardiola Manchester City 2026Getty Images

    IL DESIDERIO DI UN ANNO SABBATICO

    Insomma, la volontà iniziale di Guardiola è chiara: rimanere per un po' di tempo lontano dal calcio, dopo aver guidato il Manchester City per un decennio e aver vinto tutto, per godersi il classico anno sabbatico con la famiglia.

    Il che, naturalmente, non significa che si tratti di una decisione definitiva. Il lavoro diplomatico di Maldini e Leonardo sta servendo proprio a questo: a provare a convincere Pep a cambiare idea. E dunque tutto è assolutamente possibile. Intanto, però, la partenza è chiaramente in salita.

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  • IL LEGAME CON L'ITALIA

    Il rapporto tra Guardiola e l'Italia, ed è soprattutto questo a far sognare, è speciale da diversi anni. Sin da quando Pep ha chiuso la propria carriera europea indossando la maglia del Brescia, terra dove ha incontrato personaggi diventati speciali nella sua vita, e poi della Roma.

    L'amicizia con Roberto Baggio, altro simbolo del pallone mondiale, è diventata iconica. Così come l'affetto che Guardiola ha sempre provato nei confronti di Carlo Mazzone, tanto da fargli pervenire un biglietto per la finale di Champions League tra il suo Barcellona e il Manchester United, giocata proprio all'Olimpico di Roma nel 2009.

    Guardiola parla benissimo l'italiano, qualche mese fa è venuto a Brescia per seguire dalla tribuna una partita dell'Union. E non ha mai allontanato l'ipotesi di allenare nel nostro paese. Soprattutto su questo fanno leva Maldini, Leonardo e la FIGC.

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  • Giovanni Malagò 2019Getty Images

    L'AMMISSIONE DI MALAGÒ

    Lo stesso Giovanni Malagò, nuovo presidente federale al posto del dimissionario Gabriele Gravina, ha ammesso a Sky come i candidati in corsa per la panchina dell'Italia siano parecchi. Niente corsa a due tra Roberto Mancini e Antonio Conte, dunque, come si vociferava fino a qualche tempo fa. E nessuna corsia preferenziale per Andrea Pirlo.

    "Con Maldini e Leonardo non c’è nessuno scontro, anzi, stiamo parlando per entrare nel dettaglio. Ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto. Altri nomi oltre a Mancini e Pirlo? Sì, possono esserci altri nomi possibili…".

    E poi, sempre a Sky:

    "A chi dice di prendere un 'mammasantissima', la prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci. Vi faccio anche un esempio: ieri nella finale Mondiale c'erano due allenatori come Scaloni e De La Fuente. Scaloni ha avuto una carriera modesta da calciatore, e molti dicono sia finito lì dopo che tanti allenatori big hanno rifiutato. Eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De La Fuente ha ereditato la Spagna da dei mostri sacri, come Luis Enrique, viene dal settore giovanile spagnolo, ha allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l'organizzazione e la metodologia. Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente. Ripeto: credo sia molto più importante questo aspetto, quello che, tra l'altro, sto condividendo con Maldini e Leonardo. Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?".

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  • DAL CITY ALL'ITALIA: UN RISCHIO

    Desiderio di un anno sabbatico a parte, Guardiola dovrà valutare i rischi che un simile lavoro comporterebbe alla propria carriera e al proprio prestigio. Rischi che ci sono, inutile far finta di nulla. E sono pure alti. Del resto si parla di una Nazionale che per tre volte di fila non si è qualificata alla fase finale di un Mondiale.

    Insomma: accetterebbe, Pep, di passare dal mondo dorato del Manchester City a quello disastrato del calcio italiano? Di ridurre le proprie ambizioni, convivendo per la prima volta nella propria carriera con una situazione che non gli permetterebbe di godere di risorse praticamente illimitate, com'era accaduto pure al Barcellona e al Bayern?

    Pep incontrerebbe gli stessi problemi con cui ha dovuto fare i conti Gattuso, così come Spalletti e Mancini prima di lui. E con cui dovrà fare i conti il prossimo ct, a prescindere da chi sarà. Ovvero la drammatica e cronica assenza di italiani di talento purissimo, escludendo quel Donnarumma che lo spagnolo ben conosce avendolo già allenato a Manchester.

    Sì, sarebbe una sfida. Ma sarebbe una sfida rischiosissima. Con l'obiettivo di portare l'Italia agli Europei e soprattutto ai prossimi Mondiali, roba che non accade ormai da 16 anni, ma in mezzo a tutta una serie di rischi da calcolare. Intanto, però, Maldini e Leonardo hanno deciso di provarci. E di far sognare.