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AC Milan Champions League WinnersGetty

Le grandi scelte che hanno plasmato l’élite europea: come il Milan ha raggiunto la vetta

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Ogni tifoso ha il diritto di far sentire la propria voce, ovunque si trovi nel mondo.

E Socios.com ti offre la possibilità di fare esattamente questo. App mobile unica nel suo genere per gli appassionati di calcio, Socios.com ti avvicina alla squadra che ami consentendo a te - il supertifoso – di votare specifiche decisioni del club tramite i Fan Token.

I Fan Token sono delle risorse digitali che danno il potere di influenzare le decisioni delle tue squadre preferite.

L’$ACM Fan Token consente ai tifosi del Milan di interagire con la possibilità di accedere a esperienze VIP, di vincere prodotti ufficiali e altro ancora.

I rossoneri hanno chiesto ai propri tifosi di scegliere un messaggio ispirazionale da inserire negli spogliatoi della prima squadra.

Altri esempi di potere decisionale dei fan grazie ai Fan Token includono l’opportunità di creare un’opera d’arte unica per la leggenda Franco Baresi, di scegliere i contenuti dietro le quinte del tour estivo e di selezionare il messaggio stampato su un esclusivo kit del club regalato a Daniele Massaro per il suo 60° compleanno.

Di seguito, ripercorriamo le cinque principali decisioni prese dal Milan che hanno contribuito a trasformarlo nella superpotenza che è oggi.

  • AC Milan team photoGetty

    FISSARE I COLORI AL PRIMO POSTO

    Il Milan venne fondato nel dicembre 1899 dagli inglesi Alfred Edwards e Herbert Kilpin, che diedero al club un’impronta mista tra calcio e cricket. Ecco perché la squadra è conosciuta con la versione anglicizzata della città piuttosto che Milano, ossia la pronuncia locale.

    Una delle più importanti decisioni prese è stata quella di vestire la squadra con le ormai famose strisce rosse e nere che sono diventate il simbolo identificativo in tutto il mondo.

    Edwards e Kilpin scelsero il rosso per rappresentare l'ardore, mentre si dice che il nero rappresenti la paura da incutere agli avversari.

    Fa un po’ sorridere, quindi, che i tifosi considerino la seconda divisa, tutta bianca, come quella ‘fortunata’. D’altronde, i rossoneri hanno vinto sei delle otto finali di Coppa dei Campioni indossando quella maglia, rispetto alle tre giocate con i colori tradizionali.

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  • San Siro general viewGetty

    IL TRASFERIMENTO A SAN SIRO

    Nel 1926 il Milan iniziò a disputare le sue partite casalinghe allo Stadio Giuseppe Meazza, sito nel quartiere di San Siro della città. L’impianto, condiviso con i rivali cittadini dell’Inter dal 1947, venne costruito dal presidente rossonero Piero Pirelli in poco più di un anno.

    Questa si è rivelata una mossa fondamentale nella storia del club: non solo lo stadio è tra i più immediatamente riconoscibili del calcio europeo grazie ai suoi iconici pilastri arrotondati e al tetto, ma vanta anche una delle migliori atmosfere in Italia.

    Pirelli scelse di avviare la costruzione sul modello degli stadi inglesi, il che consente ai tifosi di essere a stretto contatto col terreno di gioco, reso un calderone infuocato per le squadre ospiti.

    Qui sono state giocate partite iconiche, non ultima la finale di Champions League nel 2016.

    Il futuro del ‘Meazza’ è attualmente in discussione, ma rimarrà per sempre all’interno della cultura calcistica e parte intrinseca del Milan.

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  • Gunnar Gren Sweden Yugoslavia Olympic games 1948Getty

    L'ACQUISTO DEI TALENTI SVEDESI

    La prima vera età dell'oro del Milan arrivò negli anni '50 e coincise con gli acquisti degli attaccanti svedesi Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm: il formidabile trio divenne presto noto come ‘Gre-No-Li’.

    Il fatto che abbiano avuto così tanto successo col Milan non deve sorprendere. Probabilmente furono le loro grandi prestazioni alle Olimpiadi di Londra del 1948 a sedurre il Milan: il primo ad unirsi ai rossoneri fu Nordahl, seguito da Gren e Liedholm.

    Tutti e tre furono subito prolifici, ma si dovette attendere fino al 1951 per vincere lo Scudetto, seguito dall’altro conquistato quattro anni più tardi, sempre col trio svedese grande protagonista. Questo pose le basi per ulteriori successi nel 1957 e nel 1959 – quando Gren era ancora presente – e infine nel 1962, quando ormai tutti e tre erano andati via.

    Questi tre giocatori furono dei catalizzatori per un periodo di successi che durò fino al 1963, quando il Milan vinse la sua prima Coppa dei Campioni.

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  • Demetrio Albertini, Ruud Gullit, Frank Rijkaard and Marco Van Basten Milan PSV 1992Getty

    BERLUSCONI COMPRA IL MILAN E SCEGLIE SACCHI PER LA PANCHINA

    A metà degli anni '80, il Milan era un club in difficoltà che flirtava con la bancarotta, salvato dall’imprenditore Silvio Berlusconi che lo ha poi guidato attraverso l’era di maggior successo.

    Il primo colpo da maestro di Berlusconi fu la nomina di Arrigo Sacchi come allenatore nel 1987. A quei tempi, Sacchi era un allenatore emergente e senza esperienza in qualità di calciatore professionista, poiché di mestiere faceva il venditore di scarpe.

    “Non ho mai capito se per fare il fantino bisogna essere prima un cavallo” ha scherzato poi in seguito.

    Sacchi sarebbe diventato un tecnico leggendario per il Milan, con il suo gioco incalzante a fare da base per una serie di vittorie senza precedenti nella storia del club.

    Era dotato di grande talento e massimizzò le qualità difensive di Paolo Maldini, Franco Baresi e Alessandro Costacurta, unendole a quelle offensive del trio olandese composto da Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard.

    Le due vittorie consecutive in Coppa dei Campioni nel 1989 e 1990 sono state il coronamento di questo periodo dorato, impresa replicata soltanto più di 25 anni dopo da Zinedine Zidane alla guida del Real Madrid.

    Ancora oggi il Milan di Sacchi è ricordato come una delle più grandi squadre che il calcio abbia mai visto.

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  • Ricardo Kaka Milan Serie AGetty

    LA FIRMA DI KAKÁ

    Il Milan vanta ben otto Palloni d’Oro nella sua storia, ripartiti tra sei delle sue più grandi stelle. L'albo d'oro è formidabile, con Gianni Rivera, Ruud Gullit, Marco van Basten (tre volte), George Weah e Andriy Shevchenko tra i nomi storici ad aver vinto il premio.

    L’ultimo rossonero a trionfare, però, è stato Kakà, incoronato come migliore al mondo per aver brillato nel primo decennio di questo secolo.

    Il brasiliano venne prelevato dal San Paolo nel 2003 per 8,5 milioni di euro e, considerato l’impatto avuto in seguito, si può tranquillamente dire che di quella cifra valesse ogni centesimo. E’ stato fondamentale per il raggiungimento della finale di Champions League nel 2005 e nella vittoria della rivincita del 2007 ai danni del Liverpool.

    Quell’anno, Kaka segnò dieci reti nella corsa verso la gloria: nessun altro, compresi Didier Drogba e Wayne Rooney, ne aveva realizzati più di sei.

    Più tardi, nello stesso anno, ha portato a casa il Pallone d’Oro, raddoppiando poi col FIFA World Player of the Year.

    Quando alla fine ha salutato il Milan per approdare al Real Madrid lo ha fatto da leggenda, facendo guadagnare ai rossoneri qualcosa come 67 milioni di euro.

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