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Francia e Inghilterra chiudono quarta e terza: chi ha più rimpianti per la mancata vittoria del Mondiale?

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Al termine di Francia-Inghilterra, gli opinionisti televisivi si sono spaccati quasi a metà: c'è chi esaltava la pirotecnia di una partita finita 4-6, chi invece parlava di partita "finta", con difese inesistenti quanto le motivazioni.

Analizzando la questione a mente fredda, tutto ha un senso. La Francia ha chiuso al quarto posto, l'Inghilterra al terzo. Ma i Tre Leoni possono tornare a casa con un sorriso solo per un motivo: hanno ottenuto il secondo miglior risultato della propria storia dopo il trionfo del 1966. Punto. Stop.

Per il resto, una parola continuava ad aleggiare come un fantasma all'Hard Rock Stadium di Miami Gardens: "rimpianto". Per entrambe. Perché se è vero che non va bene snobbare il raggiungimento di una semifinale, è altrettanto palese come la sensazione sia di what if, un "cosa sarebbe successo se".


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  • LE SCELTE DI TUCHEL

    Già: cosa sarebbe successo, ad esempio, se Thomas Tuchel non avesse deciso di rinunciare a qualsiasi forma di contrattacco nella semifinale contro l'Inghilterra, abbassando la squadra e chiudendola nella propria area, fino a una rimonta argentina quasi inevitabile?

    La controprova non esiste, naturalmente. Ma è proprio per questo che il commissario tecnico tedesco si è preso una valanga di critiche, non tanto per la sconfitta in sé: a un certo punto ha cercato unicamente di proteggere l'1-0 firmato Gordon, senza più istigare la propria squadra a pungere in contropiede, consegnandosi così a un avversario già fortissimo di suo.

    Poi, chiaro, mercoledì sera ci sono stati anche e soprattutto i meriti di un'Argentina che come al solito non ha mai mollato. Messi e compagni avevano già sofferto contro Capo Verde, Egitto, Svizzera. Sapevano come si esce dalle situazioni più complicate e l'hanno fatto di nuovo. Aiutati, però, da un avversario troppo rinunciatario.

    L'Inghilterra, peraltro, ha vinto senza Harry Kane. Il centravanti del Bayern è rimasto in panchina per tutti i 90 minuti, mentre Jude Bellingham è entrato solo nel finale. Ma la squadra di Tuchel ha comunque segnato sei reti, a dimostrazione di un potenziale che va oltre le due stelle più lucenti.

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  • Kane BellinghamGetty Images

    SEMPRE A UN PASSO

    Il rimpianto dell'Inghilterra è anche un altro: quello di arrivare ogni volta a un passo, a un centimetro dal trionfo e vederselo puntualmente scappare dalle mani. È accaduto di nuovo, come a Euro 2021 ed Euro 2024. E come nel 2018 in Russia (quarto posto).

    Competere e non vincere, insomma, agli inglesi non basta più. Ammesso e non concesso che sia mai bastato. L'unico trionfo della loro storia in una grande competizione risale ormai a sei decenni fa, a quel 1966 che rimane scolpito nella storia del paese calcistico ma appartiene a un'epoca sempre più in bianco e nero.

    Per questo, sì, il terzo posto ottenuto in Nord America è più amaro che dolce: perché questa volta più di altre c'era la sensazione che il calcio potesse davvero tornare a casa. Fino all'85' della semifinale, l'Inghilterra aveva un piede e mezzo all'ultimo atto.

    “Non si può mai festeggiare pienamente una medaglia di bronzo - ha detto Tuchel dopo la partita con la Francia - È la prima medaglia ai Mondiali in 60 anni, la prima in un Mondiale giocato in trasferta, e spero che i giocatori possano esserne orgogliosi un giorno. Ci eravamo prefissati l'obiettivo più alto, puntavamo con grande ambizione ad arrivare in finale. Per cui è molto, molto doloroso non esserci riusciti. Il dolore rimarrà a lungo”.


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  • FRANCIA COME IL BRASILE 2014

    Il doppio capitombolo della Francia ricorda piuttosto da vicino quello del Brasile 2014. Anche se le differenze non mancano: nel senso che quella Seleção non era così devastante, non aveva triturato quasi tutti gli avversari, aveva passato un turno ai rigori e nel corso del cammino aveva perso Neymar, il proprio simbolo.

    Come quel Brasile, però, la Francia si è lasciata andare rinunciando quasi del tutto a giocarsi il bronzo. Quel "quasi" è d'obbligo, naturalmente: il secondo tempo ha offerto tutto un altro spettacolo, dopo un primo in cui la Nazionale di Didier Deschamps, ufficialmente al passo d'addio, sembrava aver deciso quasi di proposito di giocare al piccolo trotto e consegnarsi all'avversaria.

    Il ko contro la Spagna, che pure a sua volta è fortissima, ha lasciato completamente il segno nella Francia. A Parigi e dintorni erano convinti che la terza finale consecutiva dei Mondiali sarebbe stata accessibile. E lo era, in verità. Ma in semifinale la Roja si è dimostrata più forte, ha dominato, ha tratto giovamento dall'errore di Digne e si è conquistata una meritata qualificazione.

    La sensazione netta, in questo caso, è che un potenziale enorme non sia stato completamente sfruttato. Chi in questo Mondiale poteva e può vantare un attacco del genere, con il fuoriclasse Mbappé messo assieme a Olise, Dembélé e Doué? Nessuno. Neppure le due finaliste.

    Il dibattito sul lavoro di Deschamps, in attesa che l'amico ed ex compagno Zinedine Zidane ne prenda il posto in plancia di comando, è insomma destinato a proseguire: l'ex juventino ha vinto troppo poco rispetto a quanto avrebbe potuto con un simile arsenale di calciatori?

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  • Kylian MbappéGetty

    L'UNICO SORRISO È DI MBAPPÉ

    L'unico sorriso, ancorché parziale, è così di Kylian Mbappé. L'attaccante del Real Madrid ha segnato altre due volte e ha aggiunto alla collezione un assist al bacio per Barcola. In questo modo si è isolato in vetta alla classifica dei cannonieri di questo Mondiale.

    Soltanto Lionel Messi, in campo stasera, potrebbe riprendere Mbappé. Ma il simbolo dell'Argentina dovrebbe segnare una doppietta per arrivare almeno alla pari con l'avversario, con 10 centri a testa. Fermo restando, naturalmente, che in una partita del genere il pensiero e l'obiettivo principale sono altri.

    Mbappé spera di tenersi stretto anche lo scettro di miglior marcatore della storia dei Mondiali: con la doppietta di sabato sera è arrivato a quota 22, sorpassando proprio Messi fermo a 21. In un mare di rimpianti, è questa la sua piccola grande soddisfazione.

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