A differenza di quello tra Gasperini e D'Amico, il rapporto tra il tecnico e Massara non è mai decollato a Roma. Lo stesso Gasp lo ha sottolineato senza troppi giri di parole qualche settimana fa, confermando lo scarso feeling professionale tra i due.
"Se siamo complementari? Questo non lo so. Ricky è una bravissima persona, ma posso dirvi che sotto l'aspetto tecnico non siamo riusciti ad avere un collante, un feeling. Ma sempre e solo riferito alla squadra. Non c'è mai stato niente di personale. Sempre nelle richieste professionali, mai personali. Se andrà via? Questo lo decide la società, non sono io a deciderlo".
Più volte Gasperini si è lamentato di certe mancanze della rosa, a suo dire non colmate dalla dirigenza: prima tra tutte quella di un centravanti, lacuna poi colmata a gennaio con l'arrivo dello strepitoso Malen.
"Non è che io non fossi contento delle operazioni del direttore sportivo, gli ho sempre lasciato grande libertà. Certi giocatori non li conoscevo. 'Li hai visti, ti piacciono? Prendili, è il tuo mestiere'. Non c'è mai stata una chiusura su nessuno. Da quando sono arrivato il primo giorno, ho sempre detto: 'Rinforziamoci davanti, perché questa è una squadra forte'. Non mi sembrava una cosa così straordinaria, un allenatore nuovo, che ha un modo diverso di giocare, e che fa una richiesta del genere. Su tutto il resto non ho mai messo veti. Non ho mai negato a nessuno il suo lavoro. Su quello ho sempre cercato di insistere. Poi non è che non sia stato fatto, ma quello era il punto focale della mia richiesta. Era una cosa così difficile da capire? Punto".
Con l'addio di Claudio Ranieri e la qualificazione alla Champions League, la direzione della Roma è diventata chiara: sempre più poteri sono finiti nelle mani di Gasperini. E l'addio di Massara, da questo punto di vista, è diventato solo una questione di tempo.