Michael Carrick potrebbe avere ormai i giorni contati, nonostante gli sia stata ribadita la fiducia. Il Manchester United ha messo assieme il peggior avvio di stagione dal 1986: una sola vittoria in otto gare e un solo punto sopra la zona retrocessione in Premier League.
L’era post-Ferguson ha già visto momenti bui, ma l’umiliante 4-1 contro il Como all’esordio in Champions e il 3-0 interno col Bournemouth hanno spinto il club a toccare il fondo. Carrick resterà in panchina per la trasferta di sabato contro il Chelsea, ma servirebbe un miracolo: una parte dello spogliatoio ha già gettato la spugna e si è rivoltata contro di lui.
È successo anche a Ruben Amorim, Erik ten Hag, Ralf Rangnick, Ole Gunnar Solskjaer, José Mourinho, Louis van Gaal e David Moyes: da oltre un decennio il potere dei giocatori prevale per l’inettitudine del settore sportivo, che ha approvato acquisti senza la qualità e la mentalità necessarie per uno dei club più grandi al mondo.
Carrick può dire di essere stato deluso da un consiglio di amministrazione che gli ha concesso solo 155 milioni di sterline per quella che è forse la riorganizzazione del centrocampo più deludente di tutti i tempi. Il regime INEOS e la famiglia Glazer lo hanno prima trattato come un traghettatore, poi gli hanno offerto un biennale per riportare lo United in Champions. È stato imperdonabile, e l’affetto dei tifosi dopo il match col Bournemouth dimostra che proprio lui ha meno colpe di tutti.
Se i risultati non miglioreranno, la soluzione più semplice sarà esonerare l’allenatore. Finché i proprietari non verranno sostituiti, lo United resterà intrappolato in un circolo vizioso di fallimenti. Un cambio culturale è urgente: serve un vincitore seriale capace di rimettere in riga la squadra. E quel nome è Antonio Conte.






