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Lazio 1:1Getty/GOAL

L'exploit di Gattuso: come la Lazio è arrivata a sognare in grande nonostante la guerra civile tra i tifosi

Mark Doyle
Tradotto da
  • Domenica scorsa, mentre migliaia di tifosi della Juventus infuriati lasciavano l’Allianz Stadium e alcuni bruciavano le sciarpe sugli spalti, i sostenitori della Lazio esaltavano Gennaro Gattuso e la sua squadra, che aveva appena battuto i bianconeri 3-0, agganciando l’Inter in vetta alla classifica.

    Per Gattuso è stata una vittoria fondamentale: non aveva mai vinto a Torino da allenatore e, dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali, doveva riscattare la propria reputazione. Spinto verso il settore ospiti per ricevere gli applausi, l'ex ct ha prima indicato i giocatori e poi invitato la folla a far rumore.

    I tifosi esultanti della Lazio hanno prontamente acconsentito, non solo perché la squadra di Gattuso meritava tutti gli elogi per la prima vittoria in casa della Juventus in quasi un decennio. I sostenitori ospiti erano determinati a godersi al massimo questa storica vittoria in trasferta, visto che al momento nessuno di loro può assistere alle partite in casa.

    La Lazio vola in Serie A con 19 punti in sette gare, più di quando vinse lo scudetto 26 anni fa, ma i rapporti tra tifosi e presidente Claudio Lotito sono notoriamente ai minimi, con lo Stadio Olimpico spaccato da una guerra civile.

  • Un presidente che divide l'opinione pubblica

    SS Lazio Unveil The Stadio Flaminio Project
    Getty Images Sport

    Claudio Lotito ha tanti critici quanti sostenitori.

    Fin dal 2004, quando rilevò la Lazio, Lotito ha avuto tensioni con i tifosi più estremisti: i suoi tentativi di ridurre il loro controllo su biglietti e merchandising hanno scatenato una dura reazione.

    Lotito è da anni uno dei presidenti più controversi della Serie A, tra Calciopoli, violazioni sulle proprietà terze e infrazioni anti-Covid, tutte sanzionate con sospensioni. È stato inoltre criticato per aver minimizzato o negato episodi di razzismo e per commenti sprezzanti verso le squadre minori.

    Negli ultimi anni, molti tifosi si sono rivoltati contro di lui per la percepita mancanza di investimenti nella prima squadra, con il culmine a metà della scorsa stagione.

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  • "Atto d'amore"

    SS Lazio v Genoa CFC - Serie A
    Getty Images Sport

    Maurizio Sarri ha appoggiato il boicottaggio dell'Olimpico da parte dei tifosi.

    Il 30 gennaio la Lazio di Maurizio Sarri batteva 3-2 il Genoa all’Olimpico, mantenendo vive le speranze di Europa. In tribuna c’erano solo 5.402 spettatori al momento del rigore trasformato da Cataldi al 100', perché molti tifosi laziali avevano scelto di scioperare. Sarri ha evitato di criticarli, condividendo la loro delusione per l’immobilismo di Lotito sul mercato.

    "Sono state settimane difficili per molteplici ragioni - dichiarava il tecnico toscano, visibilmente contrariato, a DAZN - Sono contento della reazione della mia squadra in una serata davvero particolare, senza tifosi allo stadio. Non è stato facile, ma come ho detto ai ragazzi: quello che hanno fatto i tifosi è stato un gesto d’amore".

    La protesta si spiega: pur avendo acquistato cinque giocatori nel mercato di gennaio, la società ha speso solo metà dei soldi incassati dalle cessioni di Castellanos al West Ham e di Guendouzi al Fenerbaçe.

    A peggiorare le cose, Lotito era stato ripreso mentre incolpava Sarri per la volontà dei giocatori di lasciare la Lazio, cosa che non è stata presa bene dall’ex allenatore del Napoli.

    "Dieci giorni fa un giocatore è venuto in lacrime nel mio ufficio prima di andare via, per cui non c’è alcun problema tra me e la rosa - ha dichiarato Sarri - È spiacevole che si dica che un giocatore è stato venduto perché non andava d’accordo con me, soprattutto perché chi è partito mi ha raccontato una versione molto diversa".

    Sarri ha infatti aggiunto che alcuni giocatori "volevano andarsene perché non vedono alcuna ambizione in questo club", opinione condivisa dai tifosi, che hanno scelto il boicottaggio per spingere Lotito a cedere la società.

  • «Che altro devo fare?»

    SS Lazio Unveil The Stadio Flaminio Project
    Getty Images Sport

    Alla fine della scorsa stagione, Lotito ha difeso la propria gestione con un discorso pieno di parolacce.

    Nonostante gli sforzi di Sarri, la Lazio ha mancato l’accesso alle coppe: è arrivata nona in Serie A venendo battuta dall’Inter campione d’Italia in finale di Coppa Italia. Il risultato ha rilanciato le richieste di dimissioni per Lotito. L’imprenditore, però, non si è pentito e, difendendo il proprio operato, ha dichiarato che gli "stronzi" che boicottavano le partite lo avevano fatto diventare un capro espiatorio per le carenze dei giocatori, i quali, a suo avviso, "se la facevano addosso" ogni volta che scendevano in campo.

    "Sono presidente da 22 anni, ho vinto sei trofei, ho riportato la squadra in Europa, sto lavorando per la Lazio, ho presentato il progetto per il nuovo stadio del Flaminio, sto completando il vivaio: cos’altro devo fare? - ha chiesto ai giornalisti - Sto quotando il club al Nasdaq di New York, il che ne valuterà il valore a 1,5 miliardi di euro; con uno stadio di proprietà si arriva a 3 miliardi. Tutto il resto sono chiacchiere da bar".

    "Non ho mai dichiarato guerra a nessuno - ha proseguito Lotito - Capisco le frustrazioni, ma i tifosi devono sostenere il club. Sto facendo il mio lavoro di presidente e voglio rendere la Lazio immortale, indipendente persino da Claudio Lotito. Devo proteggere la storia della Lazio, non posso lasciarla andare in bancarotta".

    Come prevedibile, il suo appello alla pace, pur aggressivo, è caduto nel vuoto.

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  • "Ormai è troppo tardi"

    SS Lazio v Pisa SC - Serie A
    Getty Images Sport

    I tifosi della Lazio non tornano indietro sulla scelta di boicottare le partite in casa finché Lotito è il presidente.

    Migliaia di tifosi della Lazio hanno deciso di non rinnovare gli abbonamenti per la stagione 2026/27, causando al club un calo di milioni di euro di entrate. Un Lotito sempre più in difficoltà ha quindi scritto una lettera aperta ai tifosi che hanno scelto il boicottaggio, pubblicata sul Messaggero.

    "Chi decide può sbagliare - ha scritto - Chi guida una società come la Lazio sa di essere esposto a giudizi e critiche. Non mi sottraggo, ma chiedo che il giudizio consideri il quadro completo, non solo l'aspetto emotivo. In questo quadro va migliorato il rapporto con i tifosi: la Lazio deve ascoltarli e coinvolgerli in modo nuovo e responsabile.

    Con rispetto per la vostra passione e la storia che rappresentate, è tempo di aprire un nuovo capitolo: più dialogo, più ascolto e più responsabilità condivisa. Senza manipolazioni, senza regolamenti di conti, senza dividere la Lazio in fazioni buone e cattive".

    La risposta dei gruppi organizzati è stata unanime: «ORA È TROPPO TARDI!». In un comunicato congiunto, gli stessi gruppi hanno sottolineato come Lotito abbia sottovalutato la forza dell’opposizione alla propria presidenza.

    "La sua lettera è deliberatamente indirizzata ai Lazio Club, come specificato più volte, e questo da solo dimostra quanto poco il signor Lotito conosca i tifosi della Lazio - si leggeva nella dichiarazione congiunta - Il signor Lotito non si rende conto che diversi Lazio Club – tra i più rappresentativi e attivi – fanno parte anche dei gruppi organizzati di tifosi. Non può saperlo semplicemente perché non capisce questo mondo e non ha mai avuto alcun interesse a comprenderlo. Questa lettera vuole dividere i tifosi in “buoni” e “cattivi” per conquistarsi una parte. Non ci riuscirà: siamo uniti e stanchi di questa situazione".

    Così, il 16 agosto, alla prima stagionale in Coppa Italia contro il Mantova, allo stadio c’erano poco più di 5.000 tifosi: metà nel settore ospiti e alcuni romanisti che hanno comprato biglietti in casa solo per godersi la sofferenza dei rivali.

    La sorprendente sconfitta per 2-0 contro una squadra di Serie B ha acuito la tensione, ma, nonostante le divisioni, la Lazio ha trovato coesione in campo.

  • "Credo che nessuno sia contento"

    Juventus v SS Lazio - Serie A 2026/27
    Getty Images Sport

    Gattuso ammette che la Lazio ha bisogno dei propri tifosi all’Olimpico.

    La scelta di Gattuso come successore di Sarri alla guida della Lazio era stata sorprendente: il suo fallimento nel qualificare l’Italia ai Mondiali aveva confermato l’idea di un allenatore più di grinta che di tattica. Gigi Buffon, che ha sostenuto la nomina del suo ex compagno a ct, pensa però che le sue qualità siano sottovalutate.

    "In Rino vedo echi di Marcello Lippi, sia nel modo in cui gestisce il gruppo sia nel modo in cui fa emergere la vitalità che c’è in ogni giocatore - ha dichiarato l'ex portiere alla Gazzetta dello Sport - Tutti sanno che i suoi giocatori avrebbero attraversato il fuoco per lui, proprio come avrebbero fatto per Marcello.

    Non fingiamo che un allenatore di Serie A sia inabile o manchi di tattica: sono tutti capaci. La vera differenza sta nel rapporto con la rosa e nel modo in cui trasmettono le loro conoscenze. Poi c’è la scintilla di genio: la capacità di prevedere l’andamento della partita e di cambiare le sorti con sostituzioni o variazioni tattiche".

    Finora Gattuso non ha commesso errori. L’unica partita di campionato che la Lazio non ha vinto è il 2-2 con il Milan: in vantaggio 2-0 all’intervallo, secondo Zaccagni avrebbe potuto chiudere il match con il pieno sostegno dell’Olimpico.

    Gattuso minimizza lo svantaggio – l’affluenza media della Lazio è inferiore a 10.000 spettatori – e crede che la squadra possa continuare a sorprendere se affronterà "una partita alla volta".

    L'allenatore biancoceleste non nasconde però che, con una rosa ancora poco profonda dopo un mercato deludente (seppur con l’ottimo acquisto di Frattesi), sarà difficile lottare per il quarto posto, e ancor più per lo Scudetto, senza il sostegno di un Olimpico pieno.

    "Nessuno è contento di questa situazione - ha ammesso - Tutti vorrebbero uno stadio pieno, il calcio senza tifosi non è calcio". Ma non è chiaro quando i tifosi biancocelesti torneranno in massa all’Olimpico.

    Dopo aver visto il legame tra Gattuso, la squadra e i tifosi a Torino, il ds Fabiani ha chiesto una “tregua” in vista del match di questa sera con il Parma. Ma i sostenitori in sciopero hanno già respinto l’appello. E la guerra civile all’Olimpico non sembra finire.

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