Sono lontani i tempi in cui il caporedattore di France Football contava i voti in cucina e sua moglie trascriveva i risultati. Oggi il Pallone d’Oro è un grande business. La cerimonia di quest’anno, condotta da Thierry Henry e Kate Scott, riunirà oltre 2.000 persone e sarà seguita dai media globali.
L’evento è ormai l’equivalente calcistico degli Oscar: tutti vogliono farsi vedere e i club promuovono i propri candidati come gli studi cinematografici fanno con gli attori. Come ha dichiarato Ferre aBleacher Report: «Un attore che vince un Oscar diventa più redditizio. Un calciatore che vince il Pallone d’Oro aumenta il proprio valore di mercato».
Dove ci sono grandi guadagni, però, cresce anche il rischio di corruzione: Ferre ha ammesso che agenti e giocatori hanno tentato di comprare voti.
Oggi molti giocatori puntano al Pallone d’Oro come obiettivo principale: Trent Alexander-Arnold, ad esempio, ha dichiarato che preferirebbe vincerlo piuttosto che conquistare altri titoli con il Liverpool o diventare capitano della squadra della sua città. Così, il suo passaggio al Real Madrid non ha sorpreso: nessun club ci tiene più dei Blancos, che nel 2024 hanno persino boicottato la cerimonia dopo la sconfitta di Vinicius Junior contro Rodri.
Un simile atteggiamento di giocatori e società è esagerato, ma non sorprende. Arsène Wenger lo aveva previsto dieci anni fa, quando si disse «contrario al Pallone d’Oro» perché aveva «visto carriere distrutte dall’ossessione per i premi individuali».
L’ex allenatore dell’Arsenal ha aggiunto: «A volte ho l’impressione che incoraggi l’egoismo». Anche José Mourinho, suo storico rivale, ha concordato: «Oggi il calcio sta perdendo il concetto di squadra per esaltare l’individuo».
Nel frattempo la situazione è peggiorata: campioni di livello mondiale hanno passato le prime settimane di stagione a farsi campagna, cercando di convincere i votanti con discorsi sulla propria grandezza.
Secondo Ferre, però, questi appelli non funzionano: «Il Pallone d’Oro non si vince sui media, ma lì si può perdere», ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport. «Il premio di quest’anno è molto conteso, ma chi fa troppo rumore rischia di irritare i votanti, che non si lasciano ingannare».