Il Real Madrid ai tempi del dopo Cristiano Ronaldo. Citando in minima parte il capolavoro del maestro Gabriel García Márquez, tra positività e negatività, i Blancos devono fare i conti con l'addio del lusitano, passato alla Juventus nel trasferimento del secolo. Che lo sia o meno questa è un'altra storia, ma certamente nella capitale spagnola ha lasciato una voragine che a inizio stagione sembrava una fessura. Rivelatasi invece essere un sink-hole.
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Partito Cristiano Ronaldo, lo spazio creatosi (sembra di questo si parla) ha permesso ai vecchi ballottaggi di scomparire quasi definitivamente. E' sì arrivato Mariano Diaz per sostituire numericamente il Pallone d'Oro in carica, è sì giunto un Vinicius che fa spola tra la squadra B e quella principale, ma i vecchi interpreti ora hanno lo spazio praticamente assicurato. Bale, Benzema, Asensio. Isco: ci arriviamo tra un po'.
Dopo l'esordio stagionale, ovvero la Supercoppa Europea persa contro los primos dell'Atletico, i dubbi relativi al nuovo Real Madrid senza sua maestà Cristiano Ronaldo erano giunti forti e chiari. Loptegui accerchiato dopo il caso spagnolo pre-Mondiale, giocatori giudicati campioni ma non fuoriclasse. Sentenze esagerate, dubbi legittimi. Polemica nell'aria.
I dubbi sono diventati minimi dopo le prime tre giornate della Liga, in cui il 4-3-3 di Lopetegui aveva fatto fuori Girona, Leganes e Getafe con dieci goal totali. Tutti in festa, Cristiano Ronaldo non serve, Benzema e Bale possono finalmente esprimersi. Ma le squadre erano quelle che erano, bisogna sottolinearlo con evidenziatori di diversi colori.
E allora la Roma? Non una big assoluta in Europa, ma una squadra importante capace di arrivare tra le prime quattro nella scorsa Champions. Asensio può addirittura darci dentro con il no-look, Mariano Diaz prendere la mira e dimostrare che c'è vita col numero sette. Perfetto, il Real Madrid non ha bisogno di una guida in attacco. Di un fuoriclasse tra i primi tre al mondo. Sbagliato.
Sarà solo crisi, sarà solo l'aria autunnale che fa grattare fastidiosamente i giocatori e lo staff del Real Madrid, ma sta di fatto che dopo aver sfidato le piccole nella Liga e una Roma senza vita in Champions, i Blancos sono tornati nel buio del colore opposto da lì in poi.

Espanyol, Siviglia, Atletico Madrid, CSKA Mosca, Alaves . Un goal segnato. Uno. Se ti chiami Real Madrid un goal è atteso come minimo ad ogni tempo di ogni partita. Non uno ogni dieci tempi, cinque partite. Umiliazioni e delusioni, Champions, Liga. E ora? E ora si aspetta.
Si aspetta innanzittutto torni Isco, operato di appendicite e nuovamente a disposizione solamente a fine ottobre (in campo nell'ultima vittoria e goal segnato dal Real). Ergo, difficile vederlo sul palco rock del Clasico. Ahia (quello che avrà provato lo spagnolo prima dell'operazione e dopo, ascoltando i risultati dei suoi compagni). Lo spagnolo dovrebbe tornare a sorpresa prima del previsto, contro il Levante.
Senza Isco l'addio di Cristiano Ronaldo si è fatto sentire. Perchè Bale ha corsa, Benzema è un cecchino, Asensio è una speranza. Ma la classe di Isco è quella gemma che può far cambiare la partita da un momento all'altro, anche se contribuisce con un solo goal e un assist. Senza la geometria e la matematica del palleggio, sono dolori. E non solo per l'appendicite.
Il calendario del Real Madrid recita ora, escludendo la trasferta del Camp Nou, Levante, prima gara dopo la sosta, Plzen e Valladolid tutte tra le mura amiche. Pensare a risultati diversi tra tre vittorie su tre sarebbe impensabile, ma la realtà delle cose attuali porta ad essere assolutamente pensabile. Assurdo.
Lopetegui che non ha intenzione di discostarsi dal 4-3-3, in cui Kroos si è lamentato di non essere Casemiro. Modric sta avendo difficoltà, Benzema è andato in goal quattro volte in due gare per poi fermarsi, Bale idem. Isco è fuori e potrebbe essere realmente la chiave per tornare in maniera costante sulla cresta dell'onda.
Che Isco sia però la panacea di tutti i mali in una squadra che conta, tutto d'un fiato, Courtois-Sergio Ramos-Marcelo-Carvajal-Varane-Kroos-Casemiro-Modric-Bale-Benzema-Asensio, prende il cervello, lo distrugge e lo fa in mille pezzettini, eppure uscito di scena lui, l'addio di Cristiano Ronaldo è tornato di moda. Stagione lunga, ma meno sicurezze. Due: servirebbe l'attaccante della Juventus, serve il numero ventidue. Carta canta, almeno per ora.






