Lo scorso anno c'era un'espressione che veniva sistematicamente accostata al Napoli, a metà tra scetticismo e superficialità: "E' una squadra Higuain-dipendente". Conclusione frutto dei 36 goal messi a segno dal centravanti argentino, piuttosto ingenerosa nei confronti del contesto che - numeri alla mano - ne aveva consentito l'exploit.
Aver perso Higuain in estate ha creato inevitabilmente qualche problema a Maurizio Sarri, in particolare nella prima fase della stagione, ma alla lunga ha consentito al Napoli di scrollarsi di dosso quella fastidiosa etichetta attraverso i fatti. Lasciando parlare il campo.
Il tridente formato da Mertens, Insigne e Callejon è oggi il più profilico in Italia con 54 reti all'attivo. Nessuno ha segnato di più in campionato: la Roma si avvicina soltanto, il trio formato da Higuain, Dybala e Mandzukic è distante 15 gol. Quei tre, da soli, hanno segnato più di tutto il Milan e altre 11 squadre di Serie A.

E' il risultato di un lavoro incredibile da parte di Sarri, considerate le circostanze in cui è nato il tridente MERCALLI (qualcuno ha iniziato a chiamarlo così...): un po' per caso, tra infortuni e peripezie, scelta di pura necessità - ma decisiva per la stagione del Napoli - trasformata in un piccolo capolavoro.
Il Napoli ha saputo cambiare modo di attaccare in corsa, dopo che già aveva dovuto ritoccare i propri meccanismi con l'arrivo di Milik: con Insigne e Callejon più vicini a Mertens la musica è cambiata. Il delicato periodo di rodaggio, coinciso con le sofferenze di ottobre e novembre, ha restituito a Sarri una macchina da goal.
Ma il vero merito del tecnico toscano esula dall'aspetto tattico. E' lo stesso che ha accompagnato Higuain verso un record che resisteva da 65 anni: aver messo i suoi uomini nella condizione di divertirsi, prima ancora che di performare. Mertens, Insigne e Callejon danno l'anima, si cercano e si trovano a memoria.
Si divertono, appunto. Non c'è alcuna dipendenza: il segreto, semplice, è tutto qui.




