REPORTAGE SPECIALE
Quando cominciò l'estate del 1997 Ronaldo Nazario era felice al Barcellona. Aveva appena concluso la stagione di maggior successo di una carriera ancora breve ma che sarebbe stata di sicuro successo avendo solamente 20 anni. La sua continuità al Barcellona, dove è esploso con 34 goal in campionato dopo due anni al PSV, era una solida realtà. Tuttavia accade qualcosa quel pomeriggio del 19 giugno quando il brasiliano accettò, almeno inizialmente, il rinnovo di contratto per il Barcellona. La mattina seguente infatti l'Inter pagò la sua clausola rescissoria ed il 1 luglio fu presentato come nuovo giocatore dei nerazzurri.
"Ronaldo voleva restare al Barcellona, era felice e desideroso di rinnovare" assicura Joan Gaspart, allora vice presidente ed uomo forte del Barcellona nelle negoziazioni più importanti dell'epoca, in una dichiarazione a Goal. Tanto che le parti si erano incontrate in quel pomeriggio estivo per chiudere la vicenda relativa all'estensione del contratto negli uffici del presidente Josep Luiz Nunez, ad Urgell Street, nella capitale catalana: "Abbiamo persino redatto il documento alla presenza del giocatore e dei suoi agenti", Alexandre Martins y Reinaldo Pitta.
"Erano le tre del pomeriggio e per questo motivo abbiamo deciso di andare a pranzo e festeggiare il rinnovo di Ronaldo per poi tornare in ufficio e sottoscrivere l'accordo che avevamo raggiunto", ricorda ancora Gaspart. "Siamo andati a mangiare in un ristorante vicino ed abbiamo brindato con champagne per celebrare quanto stava avvenendo". Ma l'ex vice presidente ammette che "è stato un errore perchè se non fossimo andati a pranzo ma avessimo firmato per tempo Ronaldo sarebbe rimasto a giocare nel Barcellona".
GettyE' accaduto che durante il pranzo nel quale stava per essere celebrato il prolungamento di contratto "uno degli agenti si assento per circa mezz'ora a causa di una telefonata". Era Massimo Moratti, presidente e proprietario dell'Inter, che lanciò una vera e propria offensiva per convincere gli agenti di Ronaldo, proprietari di una percentuale del suo cartellino, che il contratto che stava per essere firmato non gli assicurava pieni poteri di poter decidere in futuro del destino del ragazzo. "In quel momento non ho dato molta importanza all'assenza del procuratore", ammette Gaspart. "Quando è tornato si è scusato, ha preso un caffè prima di andare in ufficio a firmare il contratto". I problemi erano appena iniziati.
"Fin dal primo momento in cui siamo arrivati nell'ufficio del presidente Nunez gli agenti hanno iniziato a mettere ostacoli alla conclusione dell'affare, hanno detto a Ronaldo di andare a casa e che lo avrebbero chiamato prima di firmare". Ronaldo ubbidì e tornò a casa. L'incontro si prolungò fino alle otto del pomeriggio. "Ho chiesto loro di firmare", ricorda Gaspart, "ma volevano a tutti i costi rinegoziare completamente l'accordo, aumentando i termini economici in maniera molto netta", secondo l'ex vicepresidente, "si trattava di reinventare nuovamente un altro accordo".
Gaspart ricorda inoltre che "quando eravamo riusciti a rinegoziare i cinque punti che avevano chiesto, ne trovarono un sesto e poi un settimo...". Così il direttore del Barcellona chiamò direttamente Ronaldo "che piangendo mi disse che era dispiaciuto, ma che i suoi agenti gli avevano detto di avere in mano un'offerta molto migliore rispetto alla nostra che gli permetteva di andare in un altro club e guadagnare molti più soldi". Ronaldo non ha firmato e poche ore dopo, la mattina dopo, l'Inter ha depositato presso la sede della LFP circa 24 milioni di euro, una cifra record a livello di clausola rescissoria per quell'epoca.
Getty Images"Ovviamente non eravamo d'accordo e siamo andati alla FIFA a Zurigo per presentare una querela contro l'Inter", ricorda Gaspart, che aggiunge "come il nostro intenato era quello di utilizzare un arbitrato che riuscisse ad individuare un ulteriore cifra da far pagare ai nerazzurri, non che Ronaldo non dovesse trasferirsi. La FIFA successivamente ha dato ragione al Barcellona ed ha condannato l'Inter a pagare altri 400 milioni di pesetas". Una cifra importante ma che non colmava la delusione per aver perso un giocatore irripetibile, che indossava una nuova maglia, quella nerazzurra.
La rabbia dell'Inter nei confronti del Barcellona è durata per anni. "Personalmente dissi a Moratti che quello che aveva fatto non era serio perchè sapeva che stavamo negoziando e che avevamo praticamente chiuso l'operazione per il rinnovo", ripete Gaspart, pur chiarendo che "ha sempre negato di aver raggiunto un accordo ma era una bugia". Tuttavia, assicura che "ogni volta che lo vedo gli ricordo che Ronaldo non voleva andare all'Inter ma che i suoi agenti lo hanno convinto solo per i soldi".
Più tardi, nel 2002, con Gaspart diventato presidente del Barcellona c'è stata l'opportunità di fare tornare Ronaldo. "Il giocatore mi disse che se avessimo eguagliato l'offerta del Real Madrid avrebbe scelto il Barcellona tra le due, ma non si poteva mettere in piedi un così grosso investimento nei confronti di un giocatore che era voluto andare via in precedenza" e "finì vestito di bianco". Gaspart comunque continua ad insister sul fatto che "Ronaldo ha il cuore più a Barcellona che a Madrid perchè il suo periodo in Catalogna è stato più felice". Questo è comunque un qualcosa che sa solamente Ronaldo, la cui storia con il club catalano non continuò nel tempo per ragioni puramente economiche.






