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Francesco Farioli Fatih Karagumruk CoachDepo Photos

Farioli a Goal: "In Turchia grazie a Demiral, indimenticabile la chiamata di De Zerbi"

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Un allenatore 'Made in Italy' alla conquista della Turchia. Francesco Farioli guida il Karagumruk, formazione di Super Lig, a soli 32 anni. Il tecnico italiano, tra le note liete dell'ultima stagione e accostato alla Fiorentina in alternativa a Italiano, si è raccontato ai microfoni di Goal:

"Nella mia carriera ho vissuto tre momenti cruciali: il trasferimento in Qatar, il ritorno in Italia e l'arrivo in Turchia. Le esperienze in Qatar e in nazionale sono state molti importanti: lì mi sono formato. Mi definisco un 'autodidatta', ovvero uno che grazie alla propria esperienza cerca di migliorare: capisce cosa può essere utile e ci lavoro. Di solito lavoro in posti in cui posso applicare la mia metodologia, ma in Qatar mi sono adattato alla loro filosofia. È stata una grande opportunità per migliorarmi e sono andato lì proprio per questo. La considero come un'università. Avevo 25 anni ed era il momento giusto. Sono passato rapidamente dall'Eccellenza a Serie D e Lega Pro. A quel punto sentivo di poter raggiungere la Serie A in minor tempo rispetto alle aspettative. Ma nel contempo non consideravo un problema l'eventualità di ritardare uno o due anni: volevo arrivarci quando ero pronto per affrontare le difficoltà nel migliore dei modi. Per questo sentivo che trasferimi in Qatar era la scelta giusta".

Farioli prosegue il racconto della sua carriera:

"Due anni più tardi ho avuto l'opportunità di lavorare con Roberto De Zerbi in Serie A. Avevo 27 anni ed è stata davvero un'occasione fantastica per me. Ero l'allenatore più giovane del calcio italiano ma mi sentivo pronto per stare a quei livelli quando siamo andati al Benevento, che era in fondo alla classifica con 0 punti. So che non si è mai abbastanza pronti e che il processo di apprendimento non si ferma mai, ma mi sentivo in grado e avevo abbastanza esperienza per gestire una situazione del genere".

Proprio come Rene Maric, assistente del prossimo allenatore del Borussia Dortmund Marco Rose, Farioli si è fatto notare grazie a un articolo scritto in cui ha analizzato il Foggia di De Zerbi.

"Sì, è andata proprio così. Stavo scrivendo alcuni articoli per Wyscout e ho deciso di scriverne uno sul Foggia di De Zerbi. Ho cercato di analizzare il suo stile, i suoi principi e come si comportava la squadra nelle diverse fasi del gioco. Il mio articolo è stato pubblicato e un paio di settimane dopo ho ricevuto un SMS da parte del preparatore atletico di De Zerbi. Ha chiesto il mio numero e mi ha detto: “Congratulazioni, è davvero un bel articolo. Sei riuscito a cogliere tanti dettagli". Per me era come ricevere elogi da De Zerbi perché parlava a nome suo. Abbiamo parlato un po' e poi stop. Quando è andato a Benevento l'anno dopo, il mister aveva la possibilità di portare il suo staff".

Farioli ricorda la grande chiamata, la svolta in carriera: 

"Squillava il telefono, ho visto il nome di De Zerbi e ho iniziato a fare le valigie. Ovviamente non sapevo il motivo della telefonata ma mi sono preparato a ogni evenienza. Poi mi ha chiesto di entrare a far parte del suo staff. Mi sono preparato in dieci giorni e sono andato".

Prima del Karagumruk, per Farioli l'esperienza nello staff dell'Alanyaspor grazie allo 'zampino' del difensore della Juventus Merih Demiral:

"Sì, è vero. Ho avuto la possibilità di parlare con il club del mio ruolo. Sono entrato in contatto con Cagdas Atan (allenatore dell'Alanyaspor, ndr) e mi ha detto che gli sarebbe piaciuto avermi come suo assistente. Gli sono grato per questa opportunità".

Farioli porta avanti la sua filosofia e cita Bielsa.

"Credo che la mia più grande forza sia la convinzione nella mia filosofia propositiva della mia squadra. Certo, non si può vincere sempre. Le sconfitte possono essere viste come fallimenti ma quando si decide come si vuole vincere, si decide anche come si vuole perdere. Come ha detto Bielsa, forse è meglio non innamorarsi del calcio ma per me è difficile. Credo che per trasferire un messaggio tu debba farlo attraverso la voce, il linguaggio, l'allenamento. I vari momenti attraversati in una stagione comunicano qualcosa a calciatori, staff tecnico e dirigenza e per questo dobbiamo essere sempre noi stessi".

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