I playoff di Major League Soccer propongono una semifinale tutta canadese: i Montreal Impact di Marco Donadel (nonchè dell'altro italiano Matteo Mancosu) se la vedranno col Toronto di Giovinco, un doppio confronto dal sapore di derby.
Suning 'boom': diritti tv Premier per quasi 700 mln
Il centrocampista, a Goal, in vista dell'incrocio carica i compagni rievocando i tempi che furono: "In Italia sono cresciuto con i derby, vincendo, perdendo... Il Milan battè 5-0 l'Inter, partite simili fanno la storia, si ricordano. Lo stesso la rivalità tra Montreal e Toronto, o tra Canada e Stati Uniti: è una cosa positiva".
In patria c'è grande attesa per la duplice sfida: "Per Toronto sarà dura - avverte Donadel - Abbiamo esperienza, sappiamo difendere, gestire la partita e possediamo qualità in attacco. Dovranno essere perfetti, perchè noi vorremo esserlo".
Montreal ImpactA prescindere da come andrà, Montreal contro Toronto rappresenterà un bene per l'intera MLS: "Se vogliamo far crescere il calcio qui, servono partite 'calde' come questa - sottolinea l'ex Fiorentina e Napoli - Le generazioni future potranno guardarsi indietro e ricordare il precedente".
Il segreto degli Impact, a detta di Donadel, è semplice: "Non ci siamo mai considerati forti, ma se diamo il massimo abbiamo tante doti. Non c'è un'idea di gioco definita 'stile Barcellona', che sarebbe stupido perchè poi tutti imparerebbero a prendere contromisure: la ricetta è l'approccio alle partite, restando uniti e aiutandoci a vicenda. Gli attaccanti difendono e, quando qualcuno sbaglia, viene fatto notare nel modo giusto".
Bilancio dell'avventura americana positivo dunque, anche se... "Non nascondo che all'inizio, 2-3 volte avrei voluto prendere le valigie e andarmene - confida Donadel - I sacrifici erano troppi, ma poi mi sono sentito di ripagare la fiducia riposta in me. Mi hanno trattato come un figlio, successivamente la mia famiglia si è avvicinata e i risultati sono iniziati ad arrivare".
La MLS, sta mostrando progressi anche sul piano della qualità: "Non è vero che è un campionato fisico, in A facevo 12-13 km mentre qui ne percorro 10 e mezzo-11. Inoltre ci sono squadre a cui piace giocare, come Toronto o New York".
Insomma, il 'DNA' di Montreal è quello giusto: "Arriviamo al campo alle 9 del mattino e c'è gente che alle 14 o alle 15 è ancora nel centro sportivo. Siamo cresciuti molto e il motto del club recita: 'uniti per vincere'. Stiamo cominciando ad acquisire quella mentalità".


