La questione ambientale ha fatto e sta facendo sicuramente la differenza. A Lille, per esempio, David non aveva grandi pressioni e si trovava a giocare un calcio collaudato da anni. Inoltre la squadra giocava praticamente per lui.
Alla Juventus si è ritrovato con tutto il peso dell'attacco addosso, oltre a quello delle aspettative enormi dei tifosi, pronti a tirar fuori le forche alla prima partita sbagliata. Nonostante il suo soprannome, 'The Iceman', David non è riuscito a mantenere il sangue freddo e si è fatto schiacciare dall'emotività.
Non che Madrid sia una piazza tranquilla o priva di pressioni, ma David all'Atletico si è sentito subito voluto e con la fiducia da parte di Simeone, che gli ha trovato subito una precisa collocazione tattica nel suo 4-4-2, capendo che avere un'altra punta accanto potesse togliere responsabilità al canadese e allo stesso tempo dargli più spazio per incidere negli ultimi 20 metri.
Ambiente e visione tattica, due fattori che possono totalmente stravolgere lo status di un giocatore, nel bene e nel male. E David all'Atletico ha trovato subito la sua dimensione.