Hai più di 24 anni?

Help us verify your age by providing an honest response. This site contains gambling advertising for 24+.

Age-restricted content

Non hai l'età minima richiesta per visualizzare contenuti relativi alle scommesse. Verrai reindirizzato alla pagina iniziale.

alt
Pubblicità
Pubblicità
+18 | Contenuto Commercial | Si applicano Termini e condizioni | Gioca responsabilmente | Principi pubblicazione editorialiADM
Golazo Beccacece GOAL

Golazo - Sebastian Beccacece ha un sogno Mondiale: chi è il ct dell'Ecuador che vendeva prodotti di pulizia

Pubblicità
50 € di bonus
etoro logo

50€ in asset con investimento min. di 100€

Per maggiorenni, solo nuovi clienti. 

Per richiederlo:

  1. Crea un account su eToro.
  2. Deposita 100 €.
  3. Ricevi 50 € in asset.

Consulta i Termini e Condizioni.

Disclaimer: eToro è una piattaforma di investimento multi-asset. Il valore dei tuoi investimenti può aumentare o diminuire. Il tuo capitale è a rischio. Si applicano termini e condizioni.


Ricevi50 €

I capelli lunghi e biondi lasciati scorrere fino alle spalle, tagliati corti in rare occasioni, forse danno già l'idea di trovarsi di fronte a un personaggio per nulla banale. Ed in effetti è proprio così: di banale, nella storia di Sebastian Beccacece, c'è ben poco.

Beccacece, 45 anni, è l'attuale commissario tecnico dell'Ecuador. È argentino, è nato a Rosario come Leo Messi, ma la Tri ha scelto lui per portare avanti il lavoro del connazionale Gustavo Alfaro e poi dello spagnolo Felix Sanchez. Con risultati più che soddisfacenti, a giudicare da quel che è emerso in campo.

Con Beccacece in panchina, l'Ecuador si è nuovamente qualificato ai Mondiali. Come nel 2022. Per la seconda volta nella propria storia (la prima nel 2002 e nel 2006) partecipa a una fase finale in due edizioni consecutive.

Non solo: Caicedo e compagni hanno ottenuto il pass in grande stile per gli Stati Uniti, il Messico e il Canada. A dimostrazione che gli insoliti capelli lunghi non sono che una curiosità esteriore di un personaggio che ha ben altro da presentare al mondo.

  • Ecuador 2026Getty

    UN PERCORSO DA RECORD

    Il percorso di qualificazione nel girone sudamericano è stato storico, o quasi. L'Ecuador ha perso appena due partite su 18, vincendone 8 e pareggiandone 8: nessuno ha rimediato meno sconfitte, nemmeno l'Argentina dominatrice e nemmeno il Brasile.

    Alla fine la Nazionale di Quito ha chiuso al secondo posto dietro all'Albiceleste. Non è la prima volta, ma siamo lì: era accaduto appena nelle Qualificazioni ai Mondiali nippocoreani del 2002, coincise alla fine con una leggendaria prima partecipazione a una fase finale.

    Con Sanchez alla guida, l'Ecuador era già in buona posizione nel raggruppamento ed era reduce dall'eliminazione dalla Copa America per mano dell'Argentina, poi campione, solo ai calci di rigore. Beccacece ha esordito perdendo in Brasile, poi non ha più rimediato ko. E alla fine ha portato la propria squadra fino al secondo posto finale.



  • VENDEVA PRODOTTI DI PULIZIA

    La particolarità più evidente di Beccacece, oltre ai capelli, è il fatto che il ct dell'Ecuador non ha un passato da calciatore professionista. Semplicemente, scorrendo il suo curriculum, non compaiono club pro. Nessuna presenza, nessuna comparsata in Libertadores, nessun sogno europeo: nulla di nulla.

    In realtà sì, Beccacece a calcio ci ha giocato. Faceva il terzino destro. Ma ben presto si è reso conto di non avere le qualità giuste per sfondare nel calcio come avrebbe voluto. "Non avevo nemmeno il 10% delle qualità di Angelo Preciado", ha detto il giorno della presentazione come nuovo commissario tecnico dell'Ecuador.

    "Sentivo di non avere la possibilità di emergere, di eccellere - ha svelato qualche anno fa a Infobae - Credo sia stato un segno di maturità. A un'età in cui generalmente nessuno pensa in questo modo, mi chiedevo: 'Riuscirò a eccellere? Riuscirò ad avere successo?', mentre la maggior parte delle persone pensa a giocare, a divertirsi. Avevo questa visione, rendendomi conto fin da subito di non avere un talento naturale. Amavo questo sport e ne ero così appassionato che volevo in qualche modo farne parte".

    Mentre si dilettava - più o meno - col piccolo Juan XXIII, Beccacece faceva anche altro: aiutava il padre a vendere prodotti commestibili e di pulizia, come da lui stesso raccontato. Iniziava alle 6.30 e finiva a mezzogiorno per "mettere via qualche soldo in più".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • ALLENATORE A 22 ANNI

    L'uomo della svolta è un volto noto del pallone sudamericano: Jorge Sampaoli, altro personaggio per nulla banale. Con lui, in pratica, muore il Beccacece calciatore e nasce il Beccacece allenatore. A piccoli passi, ma a soli 22 anni.

    Tutto comincia con un... un corso di allenatore a distanza, su Internet. Poi ecco l'ingresso nelle giovanili del Renato Cesarini, club di Rosario. Ed è proprio in città che, grazie all'ex interista Claudio Vivas, conosce Sampaoli: l'uomo che gli cambierà per sempre la carriera.

    Sebastian entra nel suo staff e lo segue ovunque: in Perú, in Cile, proprio in Ecuador (all'Emelec). Con lui trionfa alla Universidad de Chile e vince una storica Copa America con la Roja. Fino alla grande chiamata: quella dell'Argentina. Nel 2017 e nel 2018, Beccacece è l'assistente di Sampaoli sulla panchina biancoceleste. Anche ai Mondiali russi, chiusi con l'eliminazione agli ottavi di finale per mano della Francia.

  • TI È PIACIUTA QUESTA STORIA?

    Aggiungi GOAL.com come fonte preferita su Google per vedere più articoli della nostra redazione.

    Segui GOAL su Google
  • FBL-FRIENDLY-ARG-ZMBAFP

    IL PRESUNTO SCREZIO IN ALLENAMENTO CON MESSI

    Proprio durante l'esperienza con l'Argentina accade uno degli episodi più surreali dell'ancor giovane carriera di Beccacece: uno screzio in allenamento con Leo Messi prima dell'amichevole del marzo 2018 contro l'Italia allenata da Gigi Di Biagio, vinta 2-0 all'Etihad Stadium.

    Tutti hanno sempre negato, ma pare non si sia trattato solo di uno screzio: lì si è arrivati a un passo dalla rottura. Tanto che Beccacece sarebbe stato vicino a lasciare lo staff tecnico di Sampaoli a pochi mesi dall'inizio dei Mondiali russi, situazione poi rientrata. Il motivo? Sarebbe legato a una... indicazione tecnico-tattica dell'allenatore in seconda al giocatore più forte del mondo.

    "Leo, non così. Faresti meglio a tagliare verso l'interno": così, secondo Clarin, si sarebbe rivolto Beccacece a Messi. E fin lì, tutto ok. Ma ha poi svelato il quotidiano che "ciò che ha dato più fastidio a Leo è stato che il vice allenatore di Sampaoli gli abbia messo una mano sulla spalla. In quel momento il numero 10 non ha detto nulla, ma in seguito, in privato, si sarebbe avvicinato all'allenatore di Casilda chiedendogli di non permettere che una situazione simile si ripetesse con il suo principale collaboratore".

    Verità? Falso mito? Per Beccacece, buona la seconda: il tecnico ha sempre negato quell'episodio, descrivendolo come pura invenzione dei media.

    "Non ho mai corretto Leo. È una falsità enorme e voglio cogliere l'occasione per chiarirlo. Come avrei potuto farlo? Dicevo sempre a Tripichio (Nicolas, da lui allenato al Defensa y Justicia, ndr): 'Non ho corretto te, perché dovrei correggere Leo?'. Si impara da queste situazioni, perché in certi ambienti ognuno ha i propri interessi. Ho imparato molto a osservare e ad affrontare le ingiustizie. Questa è una di quelle".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • LO ZANIOLO ECUADORIANO

    A Beccacece deve parecchio Darwin Guagua. 17 anni, centrocampista dell'Independiente del Valle, è uno dei talenti del futuro dell'Ecuador. Con un piccolo particolare, che ancora una volta conferma le bizzarrie di Beccacece: un anno fa il ct lo ha chiamato prima ancora che esordisse nella prima squadra dell'IDV, facendolo scendere in campo qualche giorno dopo in una gara di qualificazione ai Mondiali contro il Cile. Tipo Roberto Mancini con Nicolò Zaniolo. Non senza polemiche.

    "Si parla molto di dare delle opportunità - si è difeso Beccacece in quell'occasione - Credo di essere uno degli allenatori più eclettici nelle convocazioni di giocatori provenienti da contesti e fasce d'età diverse. Ma scelgo sempre quelli che mi piacciono e che ritengo i migliori, perché è per questo che sono qui. Se la gente conoscesse personalmente questi ragazzi, come li conosco io, e apprezzasse il loro carattere e il loro talento, capirebbe. Questi ragazzi potrebbero diventare dei Pacho o dei Caicedo: perché no? Non lo sappiamo".

  • Defensa y Justicia Sao Paulo Copa SudamericanaGetty Images

    DAL DEFENSA ALLA DIFESA

    Beccacece, conosciuto per essere uno che non le manda a dire in conferenza stampa, predilige un calcio intenso e offensivo. Tatticamente è meticolosissimo. Poi i risultati ottenuti con l'Ecuador sembrerebbero smentire questa voglia di calcio: da marzo a novembre 2025 la Tri ha pareggiato 0-0 quattro volte di fila e poi ha battuto 1-0 l'Argentina.

    Oggi l'Ecuador si fonda sulla difesa, guidata da Pacho del PSG. Solo qualche anno fa, invece, la carriera di Beccacece ripartiva dal Defensa. Ovvero il Defensa y Justicia, piccolo club argentino portato da Hernan Crespo nel 2020 al trionfo in Copa Sudamericana. Il rosarino ha avuto l'onere e l'onore di raccogliere l'eredità dell'ex centravanti del Parma, conquistando qualche settimana dopo una Recopa Sudamericana: a oggi è il suo unico successo da capo allenatore, escludendo quelli con Sampaoli.

    Nel frattempo Beccacece ha trovato alterne fortune e diversi ostacoli sul proprio percorso: è stato uno dei non molti allenatori scelti da due rivali storiche, ovvero l'Independiente prima e il Racing poi, non è riuscito a salvare l'Elche e poi ha mancato il ritorno in Primera División.

    L'Ecuador gli ha teso la mano, ha scelto lui per farsi guidare nella missione verso i Mondiali. E la carriera dell'uomo che un tempo vendeva prodotti per la pulizia assieme al padre è decollata. Oggi Beccacece vive a Quito, si è stabilito lì mentre "la mia famiglia va e viene".

    Adesso la sua missione, dopo un cammino non semplicissimo nel girone ma concluso con la storica vittoria in rimonta sulla Germania, proverà a portare la Tri almeno agli ottavi: sarebbe la seconda volta, a 20 anni di distanza dalla prima e unica.

  • Pubblicità
    Pubblicità