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Dumfries Palestra Khalaili gfxGOAL

Dumfries, Palestra, Khalaili: la fascia destra dell'Inter è stata colpita da una maledizione

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Ma allora è una maledizione. Senza voler scomodare il soprannaturale, lo hanno pensato un po' tutti. Perché se un indizio è un indizio, tre sembrano costituire una prova anche fuori dall'ambito poliziesco.

La fascia destra dell'Inter pare essere stata colpita da un sortilegio. Non da oggi: da mesi. Anche quando un padrone incontestabile e intoccabile c'era, ovvero Denzel Dumfries.

Ma l'olandese oggi non c'è più. E non c'è neppure il sostituto. Proprio perché la maledizione ha iniziato a colpire quella zona di campo della squadra di Chivu e non è stata ancora spezzata, come dimostrano gli accadimenti degli ultimi giorni e delle ultime settimane.

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  • DUMFRIES, INFORTUNIO E ADDIO

    Tutto è iniziato verso la metà di novembre. Ovvero quando Dumfries si è fatto male in occasione della sosta per gli impegni delle nazionali. Infortunio apparentemente di poco conto, ma così non è stato. Proprio per nulla.

    L'ex giocatore del PSV è stato costretto a rimanere lontano dai campi per diversi mesi. Ed è tornato in campo solamente nel rettilineo finale della stagione, dimostrando di non aver perso il piglio che gli aveva consentito di mettersi in luce a Milano. Ha fornito assist (anche in finale di Coppa Italia), ha segnato (doppietta a Como). Insomma, ha (ri)fatto il Dumfries.

    Ma il mercato lo ha chiamato. E Denzel non ci ha pensato su: ha riempito le valigie in direzione Madrid, dove lo aspettava il Real di José Mourinho, senza scrupoli nello strappare alla sua ex squadra uno dei suoi elementi più preziosi.

    Pazienza, hanno pensato tutti. Tanto il sostituto è già pronto. Ma quando hai a che fare con una maledizione, e non ne sei conscio, nulla va nel verso giusto.

  • IL CASO PALESTRA

    E così, all'Inter non è arrivato neppure Marco Palestra. L'Inter lo ha inseguito, lo ha riempito di complimenti e promesse, gli ha tenuto in caldo la maglia dell'erede di Dumfries. Niente da fare: anche l'ex esterno del Cagliari se n'è andato all'estero. Fondamentale il denaro: il Chelsea ne ha di più.

    "Il caso Palestra è frutto di un ripensamento del giocatore - ha detto il presidente Beppe Marotta, intervenuto assieme al tecnico Chivu per presentare la nuova stagione - che è venuto meno ad un impegno preso il mese precedente. Il suo agente ha avuto un ruolo anche di maggiore consistenza per indicare la strada da percorrere per il giocatore. E quindi noi ci siamo dovuti arrendere e il giocatore è andato in un campionato contro cui non siamo competitivi".

    Marotta ha spiegato nel dettaglio che cosa abbia impedito all'Inter di mettere le mani su Palestra: non è stato un disimpegno dell'Atalanta, poco ma sicuro.

    "Noi avevamo già l'accordo con l'Atalanta per Palestra. Non è che noi ci siamo tolti da un accordo, diciamo che il giocatore ha fatto una scelta di vita. Io mi sono già espresso sul giocatore e il procuratore, non è che l'Atalanta ha trattato in modo diverso".

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  • L'IDONEITÀ DI KHALAILI

    Bene, hanno di nuovo pensato all'Inter: Palestra mica è l'unico esterno di talento acquistabile sulla faccia della terra. E così gli scout nerazzurri si sono rimessi all'opera e hanno indicato in Anon Khalaili dell'Union Saint-Gilloise il profilo perfetto per raccogliere la sospirata eredità di Dumfries.

    Tutto fatto con tutti: sia con i belgi che con il calciatore. Una trentina di milioni bonus compresi ai belgi, cinque anni di contratto al calciatore con stipendio a salire. Non mancavano che firma e ufficialità. Che però non sono arrivate e non arriveranno mai, visto che il CONI non ha concesso l'idoneità sportiva al calciatore.

    La maledizione della fascia destra ha cominciato a prendere forma venerdì sera, quando sono stati richiesti esami supplementari per Khalaili. Ahia, hanno pensato tutti. Ci risiamo. E alla fine il sinistro presentimento si è concretizzato: nulla di fatto anche qui, l'israeliano torna all'Union e l'Inter dovrà nuovamente guardarsi attorno sul mercato.

    "Avevamo negoziato l'arrivo di Khalaili - ha detto ancora Marotta - ma non ha superato la visita di idoneità. Non posso addentrarmi per questione di privacy, in Italia la legge sulla salute è molto severa. Non è una ricusazione dello staff medico dell'Inter ma è del CONI".

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  • Guela Doue 2-1Getty Images

    E ORA?

    Ma questa maledizione finirà mai? L'Inter se lo augura, e intanto deve ricominciare dall'inizio nella caccia all'erede di Dumfries.

    Il nome più caldo è quello di Guela Doué dello Strasburgo: è il fratello di Desiré, si è appena messo in luce ai Mondiali con la maglia della Costa d'Avorio, è stato accostato anche al Milan pure in questi giorni.

    Un altro nome caldo è quello del fiorentino Dodô. Specialmente ora che Paratici ha appena portato a Firenze l'ex rossonero Alex Jimenez, un jolly che può giocare su entrambe le fasce.

    "Ora dobbiamo pensare a una eventuale alternativa - ha spiegato Marotta - A destra abbiamo un vuoto che riguarda una scelta di Dumfries, che ha deciso di concludere la sua carriera in un club prestigioso come il Real Madrid. Non era una scelta voluta da noi. Questa situazione di Khalaili ci riporta ai nastri di partenza, sono sicuro che troveremo una soluzione al più presto. Affrontiamo questo inizio di stagione sapendo che dobbiamo completare la rosa. Ma senza ansia e con un processo razionale per fare le scelte migliori".

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  • L'ATTUALE TITOLARE? LUIS HENRIQUE

    Marotta non si è nascosto: l'Inter a destra farà qualcosa. Impensabile passare da Dumfries a Palestra, da Palestra a Khalaili e da Khalaili al nulla. Anche alla luce dell'attuale conformazione della rosa di Chivu in quel ruolo.

    In questo momento il titolare sarebbe Luis Henrique. Ovvero uno dei giocatori più deludenti della scorsa trionfale stagione: forse il più deludente di tutti. Raramente il brasiliano è riuscito a trovare continuità, alternando qualche guizzo a troppe pause che gli sono valse anche le critiche e i mugugni di San Siro.

    A destra, poi, non c'è molto altro. Può giocarci Andy Diouf, che in certe occasioni ha fatto pure bene (vedi Bologna all'ultima giornata) ma che rimane una mezzala. Mentre Carlos Augusto è un mancino e ha fatto proprio fatica quando Chivu lo ha piazzato dall'altra parte.