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McKennie JuventusGetty Images

Cosa non funziona nella Juventus: dalla mancanza di leader alla confusione tattica, quanti problemi per Spalletti

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Dalla Lazio alla Lazio. Da Igor Tudor a Luciano Spalletti. Un anno dopo, ci risiamo. Ed è inevitabile che sia così: anche l'allenatore toscano è finito sul banco degli imputati. Perché una notte del genere è stata troppo brutta per poter passare in secondo piano.

La Juventus ha perso 3-0 in casa e crepe clamorose si sono aperte in una stagione che rischia di essere già pericolosamente in salita. Crepe amplificate da quel che Gleison Bremer ha dichiarato a Sky Sport dopo la partita, con tanto di risposta piuttosto piccata da parte del proprio allenatore.

Che cosa non funziona, dunque, in questa Juventus? Tanto, troppo. La classifica è lì, sotto gli occhi di tutti: ottavo posto con appena 11 punti, già 8 in meno rispetto al duo Inter-Lazio. Se il campionato finisse oggi, i bianconeri sarebbero fuori da tutte le coppe europee.

Ma questa non è che la punta di un iceberg ben profondo. Perché i problemi della Juventus sono sì conseguenza dei risultati negativi, ma ne sono anche soprattutto la chiara causa.


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  • LA MANCANZA DI LEADER

    Poco da fare: oggi un Buffon, o un Bonucci, o un Chiellini, giusto per non tornare troppo indietro nel tempo, non c'è. Campionissimi, certo. Ma anche gente di personalità, dal carattere forte, capace di farsi scivolare addosso critiche e fischi. Dei leader, insomma.

    C'è Manuel Locatelli, che però a livello qualitativo non può essere paragonato alle leggende di cui sopra e al momento nemmeno è a disposizione. E c'è Gleison Bremer, probabilmente colui che più si avvicina al modello richiesto dalla Juve, nonostante proprio lui sia stato tra i peggiori contro la Lazio.

    Non è un caso che il brasiliano abbia sparato fuoco dopo la partita, presentandosi davanti alle telecamere di Sky Sport e puntando il dito contro certi compagni - senza far nomi, naturalmente - che peccano proprio in questo: nella personalità da leader.

    "io non posso prendere in braccio tutti. Io do una mano, parlo, ma ognuno ha il suo carattere. Io arrivo fino a un certo punto, poi c'è chi ha più carattere e chi ne ha meno. Chi quando sente i fischi magari si nasconde o ha paura. Se si paragona questa Juve a quella di qualche anno fa è diverso. Anche questo pesa".
  • Spalletti JuventusGetty Images

    LA CONFUSIONE TATTICA

    Anche lo stesso Spalletti ci sta mettendo del suo. L'ex commissario tecnico della Nazionale sta provando diverse soluzioni, ma così facendo sembra avere leggermente perso la bussola dal punto di vista tattico.

    Tante le situazioni a lui imputabili: l'insistenza con un 3-4-2-1 forse non troppo adatto per le caratteristiche della squadra, Conceiçao schierato a sinistra e poi a destra, il jolly McKennie sballottato in diverse posizioni del campo tra fascia e trequarti, la questione del doppio centravanti Woltemade-Kolo Muani.

    Uno scenario di confusione tattica che può rappresentare una delle conseguenze dell'ennesimo momento no stagionale, così come essere una delle sue cause. Di certo, i segnali non sono positivi nemmeno qui.

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  • UN MERCATO "DA EUROPA LEAGUE"

    A un mese e mezzo o poco più dalla sua conclusione, stanno uscendo anche le magagne di un mercato controverso. Partito con aspettative alte, perlomeno a livello di nomi, ma chiuso anche qui in maniera confusa.

    Ricordate i nomi usciti all'inizio della finestra estiva? Alisson, Antonio Rudiger, Bernardo Silva. Un portiere potenzialmente in uscita, un possibile parametro zero, un altro calciatore svincolato. I tre avrebbero aggiunto proprio ciò di cui si è già discusso, ovvero personalità. Ma nessuno è arrivato a Torino.

    Al loro posto, ecco i vari Guglielmo Vicario, Jhon Lucumí, Pape Sarr. Tutti buoni giocatori, ma pur sempre seconde scelte in un mercato "da Europa League", la competizione che, non a caso, la Juve quest'anno è costretta a disputare dopo il disastro del finale dello scorso campionato.

    La dirigenza - vecchia e nuova - ha inseguito per lunghissimo tempo Kolo Muani, ma il francese al netto di qualche guizzo recente sta deludendo. E lo stesso dicasi per la torre Woltemade, portato in Italia in fretta e furia agli sgoccioli del mercato. La speranza si chiama Alajbegovic: lui sì, carta d'identità alla mano, una vera speranza.

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  • Kolo Muani JuventusGetty Images

    L'ATTACCO CHE NON SEGNA

    A proposito di Randal Kolo Muani e Nick Woltemade: i due fanno parte di quel microuniverso che si chiama attacco. E che non sta funzionando.

    La Juventus ha segnato appena nove volte nelle prime sette giornate di campionato: pochissimo per una squadra che, almeno teoricamente, ambisce ai vertici. La squadra di Spalletti vanta il nono rendimento del torneo, con lo stesso bottino del Lecce e del Monza, formazione quest'ultima che nel settimo turno non è ancora scesa in campo.

    Kolo Muani ha dato qualche segnale di risveglio tra Atalanta, Celta e NEC. Ma contro la Lazio si è visto annullare l'1-0 ed è sprofondato nei vecchi incubi. Woltemade domenica è entrato come quasi sempre a gara in corso, ci ha provato, ma con pochi esiti davvero concreti.

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  • L'ANNOSA QUESTIONE DELLA QUALITÀ

    Spalletti, dopo la partita contro la Lazio, ha puntato più sull'aspetto mentale che sul resto. Ha puntato il dito contro la mancanza di "fame, coraggio e carattere". Ed è tutto corretto.

    Però è impossibile non andare ad analizzare anche il problema che da anni la Juventus si porta dietro: la carenza di qualità. Intesa come qualità non dei buoni giocatori, ma dei campioni, dei fuoriclasse. Un tempo la Torino bianconera ne abbondava, oggi la storia è completamente diversa. Mercato dopo mercato, è una sorta di loop infernale che non arriva mai alla soluzione. E l'infortunio di Yildiz è stato una mannaia.

    Quali elementi della rosa di Spalletti sarebbero titolari nell'Inter, da diverse stagioni la squadra guida della Serie A? È una domanda scomoda, ma probabilmente necessaria per capire come mai i nerazzurri vincano quasi sempre e i bianconeri abbiano già 8 punti in meno. Perché il calcio, in fondo, si riduce a questo: chi è più bravo solitamente vince.

    Poi, certo, guardi a una Lazio costruita tra mille dubbi e tensioni e questo concetto viene un po' a cadere. La meravigliosa creatura di Rino Gattuso ha conquistato 19 punti su 21, è in vetta con l'Inter e all'Allianz Stadium ha spadroneggiato. Evidentemente lì, quest'anno, è nato un qualcosa di significativo che alla Juve sta mancando.