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Conte, Allegri, Mancini: pro e contro dei possibili sostituti di Gattuso sulla panchina dell'Italia

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Gabriele Gravina si è dimesso, lascia pure Gigi Buffon. E ora è toccato a Rino Gattuso: anche lui ha deciso di fare un passo indietro dopo l'estromissione dai Mondiali per mano della Bosnia.

Nel bel mezzo dell'ennesimo caos con cui il nostro calcio si ritrova a convivere, tra l'analisi di problemi profondissimi e un circolo vizioso apparentemente impossibile da interrompere, la caccia al sostituto si è già aperta. E i nomi sul tavolo sono particolarmente prestigiosi.

Da Antonio Conte a Massimiliano Allegri, passando per Roberto Mancini: chi è il profilo migliore per la sostituzione di Gattuso? Pro e contro dei candidati alla panchina azzurra.

  • IL CONTE BIS

    La narrazione su Antonio Conte vuole che l'allenatore del Napoli sia abituato a trovare una squadra pronta, a competere sempre per il massimo traguardo, a spazientirsi subito se questo non è possibile. La storia del ristorante da 100 euro, eccetera eccetera. Ma non è completamente vero.

    Conte ha già allenato una prima volta l'Italia, subentrando a Cesare Prandelli dopo il disastro brasiliano del 2014 e lasciando due anni più tardi, al termine di Euro 2016. Una competizione che rappresenta la base per capire come il tecnico salentino potrebbe essere davvero il profilo giusto per prendere in mano le redini di una squadra di nuovo sconquassata dagli avvenimenti.

    Quell'Italia, capace di issarsi fino a un passo dalle semifinali dell'Europeo, era particolarmente modesta. Aveva Buffon, la BBC, De Rossi e poco altro. Eppure fece leva su uno spirito, su una compattezza d'intenti, su un'aggressività che vengono ricordate ancora oggi. Conte accettò di allenarla lo stesso ed ebbe ragione: il suo ciclo viene ricordato con favore e nostalgia. In questo caso non si tratterebbe neppure di una minestra riscaldata.

    Il problema è che strapparlo al Napoli, ammesso che diventi davvero lui la prima scelta, non sarà semplice. Il contratto di Conte scade tra poco più di un anno, nel 2017, e De Laurentiis ha tutta l'intenzione di tenersi stretto il proprio allenatore.

  • roberto mancini italy euro 2020Getty

    DI NUOVO MANCINI?

    Anche quello di Roberto Mancini sarebbe un ritorno. Con lui in panchina l'Italia ha vissuto l'unica gioia in quasi un ventennio di depressione calcistica: la memorabile cavalcata dell'estate 2021 verso il trionfo di Wembley e verso il secondo trionfo europeo della storia azzurra.

    Mancini porterebbe una ventata di novità tattica: probabile il ritorno al 4-3-3 che quasi cinque anni fa ha condotto l'Italia verso l'impresa. Particolarmente importante sarebbe anche il legame con l'azzurro dell'ex allenatore dell'Inter, che a più riprese ha dichiarato di essersi pentito della rottura con la FIGC avvenuta nel 2023. Oltre al fattore nostalgia, anche in questo caso, e a un pizzico di mistica che non guasta mai.

    Al di là della questione minestra riscaldata, indigesta a qualcuno, il fatto è che Mancini ha scelto di andare ad allenare lontano dal grande calcio: prima la Nazionale dell'Arabia Saudita, quindi in Qatar all'Al-Sadd. Facile immaginare, anche per questo motivo, che un suo ritorno verrebbe accolto con un sopracciglio alzato da alcune correnti di pensiero.

    Obiezione: Mancini sembrava destinato a una carriera di secondo piano anche prima di essere nominato ct dell'Italia nel 2018: aveva allenato Galatasaray e Zenit, il ritorno all'Inter non era stato felicissimo. Poi è andata com'è andata. Per cui...

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  • E ALLEGRI?

    Anche Massimiliano Allegri ha un contratto in essere con il Milan: fino a giugno 2027, con opzione per un'ulteriore stagione. Anche la strada che porta a lui, insomma, non è facilmente percorribile.

    Diversamente da Conte e Mancini, Allegri non ha mai allenato l'Italia. O meglio: non ha mai allenato una Nazionale. È sempre stato abituato a lavorare sul campo, lo fa dall'inizio della carriera. In azzurro dovrebbe modificare la propria mentalità.

    Poi, chiaro, si diceva lo stesso proprio di Conte prima che questi guidasse con successo la Nazionale. O di Carlo Ancelotti, un altro che ha cambiato vita quando nessuno se lo sarebbe aspettato.

    Quanto all'aspetto tattico, è sbagliato pensare che Allegri sia un integralista della difesa a tre. Adora le squadre equilibrate, questo sì, e quasi sempre bada più alla sostanza che allo spettacolo. Probabilmente è proprio ciò che serve a una Nazionale che allo spettacolo non è per nulla abbonata.

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  • FBL-ENG-PR-ARSENAL-MAN CITYAFP

    IL SOGNO GUARDIOLA

    Se Conte, Mancini e Allegri hanno un loro perché, la suggestione Pep Guardiola rasenta la fantascienza per un semplice motivo: è difficile pensare che un allenatore con la sua reputazione accetti di infilarsi in quel buco nero che è (ri)diventato il nostro calcio negli ultimi giorni.

    Guardiola ha vinto di tutto e di più al Manchester City. E in precedenza l'aveva fatto al Barcellona e al Bayern. È abituato a pensare sempre in grande, a guidare i migliori calciatori del mondo, a prendere i treni giusti al momento giusto.

    Non solo: le complessità tattiche di Guardiola sono note e non per tutti. Servono giocatori davvero all'altezza, da top club non solo italiani ma soprattutto europei. E l'Italia ne ha pochi, pochissimi.

    Ecco perché Pep rischierebbe di essere il commissario tecnico giusto per la squadra sbagliata. Ed ecco perché i profili di Conte e Mancini, oltre ad Allegri, si stanno stagliando con maggiore concretezza all'orizzonte. Contratti in essere permettendo.

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