La narrazione su Antonio Conte vuole che l'allenatore del Napoli sia abituato a trovare una squadra pronta, a competere sempre per il massimo traguardo, a spazientirsi subito se questo non è possibile. La storia del ristorante da 100 euro, eccetera eccetera. Ma non è completamente vero.
Conte ha già allenato una prima volta l'Italia, subentrando a Cesare Prandelli dopo il disastro brasiliano del 2014 e lasciando due anni più tardi, al termine di Euro 2016. Una competizione che rappresenta la base per capire come il tecnico salentino potrebbe essere davvero il profilo giusto per prendere in mano le redini di una squadra di nuovo sconquassata dagli avvenimenti.
Quell'Italia, capace di issarsi fino a un passo dalle semifinali dell'Europeo, era particolarmente modesta. Aveva Buffon, la BBC, De Rossi e poco altro. Eppure fece leva su uno spirito, su una compattezza d'intenti, su un'aggressività che vengono ricordate ancora oggi. Conte accettò di allenarla lo stesso ed ebbe ragione: il suo ciclo viene ricordato con favore e nostalgia. In questo caso non si tratterebbe neppure di una minestra riscaldata.
Il problema è che strapparlo al Napoli, ammesso che diventi davvero lui la prima scelta, non sarà semplice. Il contratto di Conte scade tra poco più di un anno, nel 2017, e De Laurentiis ha tutta l'intenzione di tenersi stretto il proprio allenatore.