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Diego Simeone Atletico Madrid GFXGOAL
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Diego Simeone è superato tatticamente o è ancora l’uomo giusto per guidare l’Atletico Madrid?

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Ruud Gullit ha recentemente definito Diego Simeone uno dei migliori allenatori di tutti i tempi, sostenendo però che l’argentino non riceva il giusto riconoscimento.

Un’opinione interessante, ma destinata a dividere – proprio come Simeone stesso.

Il Cholo gode di enorme stima nel mondo del calcio. Il lavoro svolto all’Atletico Madrid è sotto gli occhi di tutti: nel 2011 ha preso in mano un club in piena crisi, riportandolo ai vertici con otto trofei conquistati, tra cui due campionati di Liga.

Oggi ha nuovamente condotto l’Atletico in semifinale di Champions League – la quarta sotto la sua gestione – lasciando i Colchoneros a sole tre partite da una storica prima Coppa dei Campioni.

Tutto questo grazie a una mentalità feroce, una dedizione totale e una passione che hanno conquistato anche tanti tifosi di altre squadre.

Eppure, non tutti lo vorrebbero sulla propria panchina. Nonostante sia tra gli allenatori più pagati al mondo, non tutti lo considerano il migliore. Il motivo? La percezione, spesso negativa, del suo stile di gioco, ritenuto da alcuni troppo difensivo.

Ma allora la domanda resta aperta: Simeone è sottovalutato? Gullit ha ragione nel dire che non riceve il credito che merita? Oppure il suo calcio è ormai fuori dal tempo nel panorama moderno?

  • TOPSHOT-FBL-ESP-LIGA-BARCELONA-ATLETICOAFP

    "NON ESISTE ALTERNATIVA AL DURO LAVORO"

    Da centrocampista grintoso e instancabile, ma anche tecnicamente valido, Diego Simeone fu protagonista del double nazionale dell’Atletico Madrid nel 1996.

    Tuttavia, i Colchoneros non sarebbero tornati a vincere la Liga fino al suo ritorno da allenatore: un dato che testimonia in modo inequivocabile il suo peso nella storia del club.

    Il trionfo del 2013/14 resta uno dei capolavori assoluti nella storia del calcio. Da dieci anni il titolo era monopolio di Real Madrid e Barcelona, mentre Simeone aveva ereditato una squadra appena eliminata dalla Coppa del Re per mano dell’Albacete, allora militante in terza serie.

    Poco più di due anni e mezzo dopo, l’Atletico chiuse al primo posto in Liga, con tre punti di vantaggio sul Barça di Lionel Messi e sul Real di Cristiano Ronaldo, raggiungendo contemporaneamente la finale di Champions League senza perdere una partita.

    “È incredibile, una gioia che non si può descrivere a parole. Oggi è uno dei giorni più importanti della storia del club”, dichiarò Simeone dopo aver conquistato il titolo con l’1-1 proprio contro il Barça all’ultima giornata.

    “Voglio ringraziare i giocatori e tutte le persone che hanno sempre creduto in noi. Non esiste alternativa al duro lavoro”.

  • Real Valladolid CF v Atletico de Madrid - La Liga SantanderGetty Images Sport

    "IL CHOLO È LA CHIAVE"

    Nel finale di quella stagione straordinaria, la rosa dell’Atletico Madrid arrivò però sulle gambe e pagò lo sforzo, crollando amaramente ai supplementari contro il Real Madrid nella finale di Champions League. Ma contro il Barcelona, nell’ultima giornata decisiva per il titolo, la resilienza dei Colchoneros fu evidente a tutti.

    Sotto di un goal e colpiti dagli infortuni di Diego Costa e Arda Turan, gli ospiti reagirono trovando il pareggio con Diego Godin a inizio ripresa, prima di resistere con una difesa eroica che strappò persino gli applausi del Camp Nou.

    “Questa squadra non molla mai” - dichiarò l’ex attaccante dell’Atletico e del Barça David Villa - “Abbiamo iniziato con tutto contro, ma la squadra ha reagito e ha giocato come ha fatto per tutta la stagione. Siamo un gruppo di guerrieri. Ma il Cholo è la chiave, è il punto di riferimento da cui tutti traiamo ispirazione”.

    In effetti, Diego Simeone era diventato il simbolo stesso della squadra. I giocatori cambiavano – l’Atletico finalista di Champions nel 2016 era molto diverso da quello battuto a Lisbona due anni prima – ma lui restava, garantendo continuità a quell’intensità feroce che è diventata il marchio di fabbrica del club.

    “Il talento è importante”, spiegò una volta l’ex direttore sportivo dell’Atletico, oggi all’Arsenal, Andrea Berta. “Ma senza la mentalità giusta per giocare per Simeone, un calciatore non può avere successo all’Atletico”.

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  • FBL-ESP-LIGA-ATLETICO DE MADRID-ATHLETIC BILBAOAFP

    "IL CALCIO È CAMBIATO"

    Il caso di Joao Felix è emblematico: un acquisto di alto profilo arrivato all’Atletico Madrid con una mentalità non in linea con le richieste di Diego Simeone. Il suo fallimento ha evidenziato anche le difficoltà del tecnico argentino nel cercare, negli ultimi anni, di rendere la squadra più fluida, offensiva e spettacolare senza perdere compattezza e solidità difensiva.

    Nel 2013/14, i Colchoneros conquistarono la Liga con un approccio estremamente pragmatico: 20 clean sheet e un possesso palla minimo.

    "Giocavamo in contropiede" - ha spiegato Koke a ESPN - Difendevamo a volte alti, a volte bassi. Dominavamo senza palla".

    Uno scenario simile si è ripetuto nel titolo del 2021: appena 67 gol segnati, ma solo 25 subiti. Un equilibrio costruito su organizzazione, sacrificio e disciplina.

    Tuttavia, lo stesso Simeone ha ammesso nel 2023 che il calcio moderno è cambiato:

    "Penso a Diego Godin e a quella generazione: oggi verrebbero travolti per come giocavano - ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport - "È tutto molto più veloce e anche io ho dovuto aggiornare i miei metodi".

    Un processo di evoluzione che il tecnico ha provato ad avviare, senza però ottenere finora risultati davvero concreti.

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  • Real Sociedad v Atletico de Madrid - Copa Del Rey FinalGetty Images Sport

    "I TIFOSI VOGLIONO VINCERE, NON PAROLE"

    I paragoni tra Diego Simeone e il tecnico avversario nella semifinale di Champions League, Mikel Arteta, sono inevitabili. Tuttavia, l’idea – circolata in alcuni ambienti – che lo spagnolo stia facendo un lavoro paragonabile all’Arsenal è non solo imprecisa, ma addirittura offensiva.

    Al settimo anno della sua gestione, Simeone aveva già spezzato il duopolio di Real Madrid e Barcelona nella Liga, conquistato due Europa League e raggiunto due finali di Champions, il tutto senza disporre di investimenti superiori al miliardo di sterline.

    C’è però almeno un punto in comune tra i due allenatori: anche Simeone oggi è sotto pressione, sia per alcune scelte tattiche sia per l’assenza di trofei recenti nonostante il forte supporto sul mercato. L’ultimo successo dell’Atletico resta infatti la Liga 2020/21.

    Dopo la sorprendente sconfitta nella finale di Copa del Rey contro la Real Sociedad, al Cholo è stato chiesto se avesse un messaggio per i tifosi sempre più delusi. La risposta è stata diretta e significativa:

    "Ai tifosi servono vittorie, non parole".

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  • Real Sociedad v Atletico de Madrid - Copa Del Rey FinalGetty Images Sport

    "NON SIAMO VITTIME"

    Le vittorie sono diventate preoccupantemente rare nelle ultime settimane per l’Atletico Madrid. Il 3-2 contro l’Athletic Bilbao di sabato è stato il primo successo in Liga dopo oltre un mese, a seguito di quattro sconfitte consecutive.

    Durante quella striscia era evidente come l’Atletico stesse dando priorità alle coppe, con un posto tra le prime quattro in campionato ormai praticamente in cassaforte. Tuttavia, questo rende ancora più amara la sconfitta nella finale di Coppa del Re contro la Real Sociedad.

    Il durissimo ritorno dei quarti di finale di Champions League contro il Barcelona aveva sicuramente prosciugato molte energie, ma Diego Simeone, a suo merito, non ha cercato alibi dopo la prestazione opaca di Siviglia.

    "Non siamo vittime di nulla" - ha dichiarato il tecnico argentino - Hanno meritato di vincere. La vita è accettare le situazioni, imparare e restare concentrati sull’obiettivo. Dobbiamo guardare avanti, seguire il nostro percorso e inseguire ciò che vogliamo in un solo modo: lavorando".

    Tra i tifosi, però, cresce la preoccupazione: la squadra sembra arrivare scarica nel momento decisivo della stagione – per il secondo anno consecutivo – e inevitabilmente qualche critica comincia a essere rivolta proprio a Simeone.

  • TOPSHOT-FBL-ESP-LIGA-ATLETICO DE MADRID-ATHLETIC BILBAOAFP

    TERZO ASSALTO ALLA CHAMPIONS LEAGUE

    Negli ultimi due anni l’Atletico Madrid ha investito circa 190 milioni di euro a stagione, rischiando però di ritrovarsi con la sola qualificazione alla Champions League come unico risultato concreto.

    Con il contratto di Diego Simeone in scadenza nel 2027 e i nuovi azionisti di maggioranza, Apollo Sports Capital, ancora indecisi su un eventuale rinnovo, si ha la sensazione che l’era più gloriosa della storia del club possa essere vicina alla conclusione.

    Nulla è stato ancora deciso, ma la prossima settimana potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del tecnico argentino e per il giudizio complessivo sul suo ciclo.

    La narrativa attorno alle semifinali è già tracciata: se la sfida tra PSG e Bayern Monaco è considerata imperdibile, c’è chi teme che Atletico Madrid contro Arsenal possa risultare poco spettacolare. Eppure, i Colchoneros hanno tutte le carte in regola per ribaltare questo pregiudizio.

    Pur mantenendo la fama di squadra compatta e “ruvida”, l’Atletico è stata una delle formazioni più imprevedibili di questa Champions: partite ricche di gol, nessuno 0-0 e una sola porta inviolata – contro un Barcelona in dieci uomini al Camp Nou.

    Davanti, Simeone può contare su un attaccante di livello assoluto come Julian Alvarez, mentre il talento di Antoine Griezmann cerca un finale da favola. L’arrivo di Ademola Lookman dall’Atalanta ha aggiunto imprevedibilità, e Alexander Sorloth continua a risultare decisivo nei momenti chiave.

    Questa semifinale, la prima dopo nove anni, rappresenta quindi un’occasione d’oro per dimostrare che Simeone e l’Atletico sono evoluti, adattandosi finalmente al calcio moderno.

    Sulla carta, gli spagnoli partono sfavoriti contro un Arsenal giovane e strutturato, ma un successo aprirebbe le porte a un terzo assalto alla Champions per il Cholo – e cancellerebbe ogni dubbio sul suo status di uno dei migliori allenatori della storia del calcio.

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