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Colo-Colo - 1:1Getty/GOAL

Colo-Colo: come l’Eterno Campione del Cile è diventato un simbolo di qualcosa di molto più grande

James Westwood
Tradotto da
  • "Il Colo-Colo è di gran lunga la squadra più popolare del Cile. Circa il 42% della popolazione dichiara di essere tifoso del club", ha dichiarato Samuel Perez, direttore commerciale e marketing del Colo-Colo, a Football Business Inside nel 2022. «Abbiamo la tifoseria più numerosa in ogni regione del Paese, in ogni fascia socioeconomica e di età, e la copertura mediatica di tutto ciò che riguarda il club è quotidiana. Ci sono due detti molto famosi: “Il Colo-Colo è il Cile” e “Quando il Colo-Colo vince, il giorno dopo il pane è più croccante e il tè è più dolce”».

    Il club è da sempre legato alla classe operaia cilena e, grazie ai suoi 101 anni di successi, il pane e il tè hanno quasi sempre un ottimo sapore. Il club detiene il record di 34 titoli della Primera División, davanti a Universidad de Chile (18) e Universidad Católica (16), e vanta anche 14 trionfi in Copa Chile.

    È l’unica squadra cilena ad aver vinto la Copa Libertadores, l’equivalente sudamericano della Champions League, e l’unica ad aver partecipato a ogni stagione della massima serie senza mai retrocedere. Non a caso i tifosi colocolini, ferocemente devoti, lo chiamano “Eterno Campeón” (“Il Campione Eterno”): il club va oltre il calcio, riflettendo gioie e difficoltà di tutto il Cile.

  • Gli inizi

    Colo-Colo
    Getty Images

    Il club ha riscosso successo quasi immediatamente, ma ha anche dovuto affrontare una tragedia senza precedenti.

    Il Colo-Colo nacque nel 1925 quando l’attaccante cileno David Arellano e altri dieci compagni lasciarono il Deportes Magallanes, club fondato alla fine dell’Ottocento. Scelsero il nome in onore di Colocolo, leggendario capo Mapuche che guidò la resistenza contro gli spagnoli nel XVI secolo.

    Colocolo era celebrato come campione di palin, sport tradizionale simile all’hockey, e venerato come capo coraggioso e astuto, qualità che Arellano e compagni speravano si trasferissero ai giocatori che avrebbero gareggiato in suo nome.

    Purtroppo Arellano non poté vedere l’ascesa del club al vertice del calcio cileno: morì per una peritonite causata da un violento colpo all’addome ricevuto da un avversario del Real Valladolid durante una tournée europea. La sua morte sconvolse il Cile e l’intero Sudamerica: migliaia di persone parteciparono al funerale e il club aggiunse una striscia nera allo stemma in segno di lutto.

    Nonostante la perdita del loro amato cofondatore e capitano, il Colo-Colo continuò a crescere. Nel 1933 contribuì a fondare il campionato professionistico cileno insieme ad altri sei club di Santiago, la capitale. Quattro anni dopo vinse il primo titolo nazionale senza perdere una partita e lo conquistò altre quattro volte nelle dieci stagioni successive.

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  • Simbolo di ribellione

    FBL-LIBERTADORES-ATLAS-COLOCOLO
    AFP

    Dopo l'inserimento del ritratto di Colocolo nello stemma della squadra, esso divenne un simbolo di speranza in tempi bui.

    I primi stemmi del Colo-Colo mostravano un semplice scudo con il nome del club in diagonale, usati solo su manifesti e gagliardetti. Nel 1950 fu introdotto un nuovo design per le maglie: uno scudo con il ritratto di Colocolo.

    I suoi capelli neri e la fascia bianca richiamavano i colori sociali, mentre lo scudo blu e rosso, con il nome «Colo-Colo» in un rettangolo, evocava la bandiera cilena. Questo nuovo logo consolidò il soprannome «El Cacique» («Il Capo»).

    Negli anni ’70 e ’80, sotto la dittatura di Pinochet, lo stemma divenne un simbolo di resistenza per i Mapuche oppressi: il Colo-Colo vinsedieci trofei con il guerriero sul petto.

    In totale ci sono state otto versioni dello stemma; nel 1992 è stata aggiunta una stella sopra la fascia nera di lutto di Arellano per celebrare la vittoria nella Copa Libertadores. Uno degli stemmi più caratteristici e significativi del calcio mondiale, vera lettera d’amore all’anima di un’intera nazione.

  • Una casa iconica

    FBL-LIBERTADORES-COLOCOLO-CERROPORTEÑO
    AFP

    La vicinanza del Colo-Colo alle Ande offre uno scenario mozzafiato alle partite giocate in casa

    Il Colo-Colo giocò dapprima all’Estadio El Llano, poi ai Campos de Sports de Nunoa dal 1928 e, dal 1939, disputò le gare interne all’Estadio Nacional. Nel 1946 acquistò il Fortín Mapocho, terreno dei Carabineros de Chile chiuso per motivi di sicurezza, per erigere un impianto da 30.000 posti, ma dovette cederlo quando il Comune bloccò i lavori.

    Nel 1956 il presidente Antonio Laban ideò un progetto da 120.000 posti su un terreno di 28 ettari a Macul, puntando a ospitare i Mondiali del 1962.

    Con i lavori al 75% due anni prima del torneo, un terremoto colpì Valdivia e il governo escluse il sito incompleto dai piani per i Mondiali.

    Per i successivi 15 anni il club cercò nuovi fondi. Lo stadio fu inaugurato parzialmente il 20 aprile 1975 con una vittoria per 1-0 sull’Aviación, ma mancava di strutture essenziali e dopo solo quattro match fu chiuso, costringendo il Colo-Colo a tornare all’Estadio Nacional.

    L’attesa proseguì fino al 1989, quando l’impianto, denominato Estadio Monumental David Arellano in onore del fondatore del club, fu finalmente completato. Fu finanziato principalmente dai soci e dagli sponsor, oltre che con l’ingente cifra di 1 milione di dollari che il Colo-Colo ricevette dal Bologna per il trasferimento dell’attaccante Hugo Rubio, e presentava una struttura a forma di conchiglia in cemento con gradinate ripide per avvicinare i tifosi all’azione.

    Grazie ai numerosi posti in piedi, in occasione della grande riapertura lo stadio arrivò a ospitare tra 62.500 e 65.000 spettatori. L’installazione di sediolini individuali e gli adeguamenti alle norme di sicurezza hanno poi ridotto la capienza, oggi di circa 47.000 posti. L’anno scorso il club ha annunciato una ristrutturazione che, a partire dal 2027, dovrebbe riportare la capienza a 60.000 posti.

    Il progetto ha entusiasmato i tifosi, ma lo stadio è speciale già oggi: la tribuna inferiore, sotto il livello del suolo, lo fa sembrare un colosseo incassato, e la profonda fossa amplifica il rumore, intimorendo gli avversari.

    Dietro le tribune orientali si stagliano le cime innevate delle Ande, che nei limpidi cieli invernali sembrano quasi a portata di mano. Al tramonto, soprattutto nelle serate di gioco, un bagliore arancione tinge le montagne creando lo spettacolo noto come «cielo en llama» (cielo in fiamme).

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  • La Garra Blanca

    Colo Colo v Union Española - Copa Chile
    Getty Images Sport

    Il gruppo ultras del Colo-Colo è parte integrante del mito del club, nel bene e nel male.

    Il gruppo ultras “Garra Blanca” (L’Artiglio Bianco) del Colo-Colo contribuisce in modo decisivo all’atmosfera unica del Monumental. Nato a Santiago nel 1985, si ispira alla cultura britannica ed europea, con volti dipinti e cori a torso nudo.

    Nata come valvola di sfogo per i giovani emarginati dal regime di Pinochet, la Garra Blanca ha offerto ai suoi membri un’identità forte e una fedeltà incondizionata al Colo-Colo, come quando guidò il movimento “Coloton” – una maratona televisiva – per salvare il club dal fallimento nel 2002.

    Questo impegno si vede anche in curva: pochi stadi sudamericani sono ostili quanto il Monumental Arellano quando la Garra Blanca canta al massimo, con striscioni giganti dipinti a mano che coprono la tribuna nord e fumogeni che creano un muro di nebbia sulle Ande.

    Tuttavia, la loro storia ha anche un lato oscuro: la Garra Blanca è stata coinvolta in violenze negli stadi, scontri con la polizia e risse con gruppi rivali, soprattutto con “Los de Abajo” dell’Universidad de Chile. Per il Superclásico tra i due club serve sempre un massiccio dispositivo di sicurezza, ma non sempre basta.

    Nel 2003 un derby fu sospeso perché un giocatore dell’Universidad de Chile fu colpito da un oggetto lanciato dalla curva del Colo-Colo. Nel 2009 la semifinale di ritorno del campionato cileno fu sospesa perché i Los de Abajo lanciarono pietre e sedie di plastica in campo, e il Colo-Colo vinse a tavolino. Nel marzo di quest’anno un tifoso è stato ucciso in una sparatoria tra i due gruppi, lontani dallo stadio.

    La violenza non riguarda solo il Superclásico: nell’aprile 2025 due adolescenti sono morti in una calca prima di Colo-Colo-Fortaleza in Libertadores, e al 72’ la partita è stata sospesa per l’invasione di campo dei tifosi.

    Nel 2021, durante una crisi di retrocessione, la Garra Blanca minacciò la squadra appendendo uno striscione al centro di allenamento con la scritta «Vincete o vi uccidiamo».

    Durante la rivolta sociale cilena del 2018 hanno usato lo stadio per denunciare le disuguaglianze economiche e organizzano tornei di calcio e mense per le famiglie povere. La Garra Blanca si è anche mobilitata contro la società proprietaria del Colo-Colo, la Blanco y Negro S.A., accusandola di trattare il club solo come un bene aziendale. Il loro obiettivo è far tornare il Colo-Colo un club democratico di proprietà dei soci, e non esitano a portare la lotta alle porte dell’azienda.

  • La gloria della Copa e la generazione d'oro del Cile

    Alexis Sanchez (L) of Chile's Colo Colo
    AFP

    Il Colo-Colo ha fatto scalpore sulla scena internazionale nei primi anni '90 e ha riscosso un successo senza precedenti a livello nazionale a metà degli anni 2000

    Nel 1973 il Colo-Colo fu la prima squadra cilena a raggiungere la finale della Copa Libertadores, ma perse 2-1 ai supplementari nello spareggio contro l’Independiente argentino dopo due pareggi. Diciotto anni dopo, nel 1991, la squadra tornò in finale.

    Dopo lo 0-0 in trasferta contro l’Olimpia paraguaiana, il Colo-Colo vinse 3-0 in casa grazie a una doppietta di Luis Pérez e al gol di Leonel Herrera, portando finalmente il trofeo in Cile. Il commentatore radiofonico Vladimiro Mimic, al fischio finale, esclamò: «Uscite in strada, sventolate la vostra bandiera: il Colo-Colo è campione della Copa Libertadores».

    L’allenatore croato Mirko Jozic commentò: «La Copa Libertadores non appartiene solo a chi l’ha vinta, ma a tutti i colocolini… Abbiamo dimostrato che il Colo-Colo può guardare negli occhi qualsiasi squadra del continente».

    L’anno dopo il Colo-Colo batté ai rigori il Cruzeiro nella finale della Recopa Sudamericana in Giappone e superò 7-2 il Club Puebla in Copa Interamericana. Con tre titoli internazionali e nove nazionali, gli anni ’90 furono il decennio più glorioso del club.

    Un’altra era gloriosa si aprì tra il 2006 e il 2008: l’argentino Claudio Borghi, dopo la crisi finanziaria, riportò l’orgoglio con un «Tetracampeonato» e la vittoria ai rigori sull’Universidad de Chile nel Torneo de Apertura.

    Sotto la sua guida il club arrivò in finale di Copa Sudamericana 2006, perdendo 2-1 contro il Pachuca, e Borghi fu eletto Allenatore dell’Anno in Sudamerica per il suo coraggioso 3-4-2-1.

    La sua eredità più duratura è stata la valorizzazione dei talenti: ha lanciato la generazione d’oro cilena, facendo emergere il mediano Arturo Vidal, l’ex portiere del Barcellona e del Manchester City Claudio Bravo e offrendo ad Alexis Sánchez, allora in prestito dall’Udinese, la chance di brillare.

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  • Icone del club

    SOC COLO COLO-U. CATOLICA
    AFP

    Nel corso degli anni il Colo-Colo ha visto passare numerose stelle del calcio, ancora oggi celebrate

    Con 208 gol in 374 partite ufficiali, Carlos Caszely è il miglior marcatore della storia del Colo-Colo e viene considerato il più grande calciatore ad aver indossato la maglia del club. Ha condotto il club in finale di Copa del 1973 da capocannoniere e vinto otto trofei in due periodi al Monumental, guadagnandosi il soprannome di «Rey del metro cuadrado» per il suo controllo di palla e la freddezza sotto porta.

    Il suo impatto fuori dal campo fu ancora più grande: si schierò a sinistra e criticò apertamente Pinochet, rifiutandosi di stringergli la mano alla vigilia dei Mondiali 1974. Per i tifosi del Colo-Colo è l’incarnazione del ribelle e, nel 2022, è stato celebrato con una statua all’esterno del Monumental.

    Durante la prima Giornata dei Soci del Colo-Colo al Monumental, ad aprile, Caszely ha spiegato cosa significhi il club per lui e per i tifosi: «Si tratta di avere sempre il cuore che batte forte, di sostenere la squadra, di capire che il Colo-Colo è più di una semplice squadra di calcio. È un fenomeno sociale, è un cuore che si estende da Arica a Punta Arenas. Il Colo-Colo è tutto, è la cosa più grande che ci sia».

    Accanto alla sua statua sorge quella di un’altra icona, Francisco “Chamaco” Valdés. Il centrocampista offensivo era il complemento perfetto di Caszely sia in Nazionale che nel Colo-Colo, dove ha giocato in due periodi distinti e ha guidato come capitano. Genio tecnico e maestro delle palle inattive, ha segnato 180 gol con il club, molti davvero spettacolari.

    Valdés è morto nel 2009 a 66 anni e, all’inizio di quest’anno, una cerimonia commemorativa si è tenuta al Mausoleo del Colo-Colo, con Caszely tra gli omaggianti. «Nel calcio non sarei stato lo stesso senza Chamaco. Non ho mai visto un giocatore con la sua intelligenza», ha dichiarato.

    Nessuno ha eguagliato l’eredità di Caszely e Valdés, ma un membro della squadra del Colo-Colo che vinse la Copa Libertadores nel 1991 ci si avvicinò molto. Marcelo Barticciotto (nella foto sopra) segnò tre gol fondamentali durante la cavalcata della squadra e mise a segno due assist in finale, oltre ad aver realizzato il primo gol al Monumental, riaperto nel 1989.

    Soprannominato “Barti” o “El 7 del Pueblo” dai tifosi, l’ala esplosiva ha contribuito a tre titoli cileni e detiene il record di presenze con il Colo-Colo nelle competizioni continentali (86).

    Per dimostrare la sua devozione, nel 1995, in prestito all’Universidad Católica, segnò ma non esultò contro il Colo-Colo, tornando poi l’anno dopo.

    «Non avevo pianificato di non festeggiarlo né nulla del genere. In quel momento, è venuto dal cuore. Non potevo festeggiare il gol contro quelle persone che mi avevano applaudito, che mi chiedevano di me per strada e mi mostravano così tanto affetto. Non potevo», ha ricordato Barticciotto a Vamos a Recordar.

    «Mi resi conto di quanto affetto provasse la gente per me. Fu un’ovazione che non dimenticherò mai. In quel momento mi chiesi: “Cosa ci faccio qui con questa maglia?”. Fu molto strano, soprattutto quando arrivai in campo e vidi dall’altra parte i miei compagni di tante battaglie. Non ho mai più provato nulla di simile. Ho cercato di essere professionale, ma il mio cuore era sempre dall’altra parte, con il Colo-Colo».

    Nel 2003, al momento del ritiro, 50.000 tifosi lo salutarono al Monumental; nel 2008 tornò come allenatore e vinse il Clausura, legandosi ancora di più alla Garra Blanca.

  • Eroi moderni

    FBL-LIBERTADORES-COLOCOLO-ATLMINEIRO
    AFP

    Dal 2000 in poi, il Colo-Colo non ha mai avuto carenza di potenza offensiva né di beniamini del pubblico.

    Tra gli eroi moderni del Colo-Colo, nessuno supera Luis Mena, detto “El Histórico”. Il difensore centrale ha giocato con il club dal 1996 al 2014, ne è stato capitano negli ultimi due anni e ha vinto 11 titoli di campionato, un record assoluto in Cile.

    Mena ammise di non essere il più talentuoso, ma la sua grande etica del lavoro e l’amore per il club colmarono ogni lacuna. Diventare capitano fu un onore immenso, come dichiarò a El Cancha: «Essere il capitano del Colo-Colo era il sogno di una vita. È una responsabilità pesante, ma quando sai gestirla e incanalarla diventa incredibilmente significativa».

    Mena era il cuore della squadra e il suo impegno lontano dalla palla permetteva agli altri di dare il meglio, soprattutto con Borghi in panchina. Matias Fernández, talento cresciuto nel vivaio, vinse il premio di Calciatore Sudamericano dell’Anno 2006 grazie alle sue prestazioni sotto la guida di Borghi, stupendo con forza, tecnica e punizioni precise.

    Fernández segnò 20 gol in 30 presenze in campionato e formò una coppia inarrestabile con Humberto Suazo. L’attaccante cileno ha segnato 34 gol tra Apertura e Clausura nel 2006, più 13 nelle coppe, per un totale di 47 reti in 49 presenze. Suazo era un centravanti atipico, con grande forza superiore e sangue freddo nelle situazioni uno contro uno.

    Dopo la sua partenza alla fine del 2007, il Colo-Colo faticò a colmare il vuoto. Nel 2009 ingaggiò Esteban Paredes (nella foto sopra) dal Santiago Morning per 350.000 euro. Paredes ha segnato 50 gol in campionato nelle sue prime tre stagioni, guadagnandosi il soprannome di «El Tanque» per la forza fisica e il tiro potente. I tifosi lo amavano anche perché veniva da un quartiere umile di Santiago e fin da ragazzo aveva sostenuto il Colo-Colo, cantando con la Garra Blanca.

    Paredes lasciò il club nel 2012, vi fece ritorno nel 2014 e, in un periodo di instabilità, guidò la squadra al trentesimo titolo. Rimase il punto di riferimento della squadra fino al 2021, chiudendo con 198 gol e il secondo posto nella classifica dei marcatori del club, alle spalle di Caszely, e il record di 16 reti nel Superclásico contro l’Universidad de Chile.

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  • Il ritorno di El Rey

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    AFP

    Arturo Vidal è probabilmente il calciatore più famoso del Colo-Colo e, a 39 anni, è ancora protagonista in squadra.

    Tra i giocatori lanciati da Borghi, Vidal è quello che ha lasciato il segno più profondo nel Colo-Colo. Dopo cinque anni nelle giovanili, esordì nel 2005 a 18 anni e fu decisivo nelle vittorie del Clausura 2006 e dell’Apertura 2007, giocando da difensore centrale sinistro o da centrocampista difensivo.

    I compagni lo ribattezzarono “Celia Cruz” per le sue acconciature eccentriche e la personalità esuberante, mentre in campo confermava il soprannome “Cometierra” (Mangiatore di terra) lanciandosi senza esitazione nei tackle.

    La sua grinta, il posizionamento e l’anticipazione lo distinguevano, e la sua resistenza lo rese subito un beniamino dei tifosi. Per Colo-Colo, però, era troppo forte per restare in Cile.

    Nel 2007 il Bayer Leverkusen lo acquistò per 10 milioni di euro; dopo quattro anni in Germania passò alla Juventus, dove diventò uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, un “box-to-box” numero 8, e i tifosi lo ribattezzarono “El Rey” (Il Re). Ha poi brillato anche con Bayern Monaco, Barcellona e Inter, ma non ha mai dimenticato le sue radici, manifestando sui social il sostegno al Colo-Colo e annunciando il ritorno.

    Nel 2024 è tornato al Monumental a parametro zero e il Colo-Colo ha organizzato una cerimonia di benvenuto spettacolare: Vidal è arrivato in elicottero, vestito da re, e ha salutato i 35.000 tifosi in delirio.

    «Ovunque sia stato, ho sempre messo il Colo-Colo al primo posto. E ora tutti seguiranno il Colo-Colo», ha dichiarato in conferenza stampa. «Voglio che lo conoscano come una delle squadre più forti del Sudamerica. Ci sono ottimi giocatori, una tifoseria enorme. Il Colo-Colo è una nazione. La gente gli presterà sempre più attenzione. Voglio che il mondo lo sappia».

    Nella prima stagione da rientrato ha condotto il club al 34° titolo cileno, siglando il gol del pareggio decisivo all’ultima giornata contro il Deportes Copiapó; la squadra ha anche raggiunto i quarti di finale di Copa Libertadores, miglior risultato da anni.

    Oggi il Colo-Colo è di nuovo in vetta alla Serie A cilena, con 12 punti sulla Católica, e Vidal, a 39 anni, ha già firmato sette gol in tutte le competizioni. Non solo sfida il tempo, ma è anche un modello di professionalità per i giovani.

    «Arturo non porta solo la storia in campo, ma anche un’autorevolezza senza pari», ha dichiarato l’attuale allenatore del Colo-Colo, Fernando Ortiz. «Avere un giocatore che ha vinto ai massimi livelli in Europa significa che i giovani hanno un modello vivente di come si comporta un vincitore. La sua voce ha un peso tutto particolare».

  • La passione umana

    FBL-CHI-COLOCOLO-UNIONESPANOLA
    AFP

    Oltre a un progetto calcistico allettante, il Colo-Colo offre ai giocatori un senso di appartenenza unico.

    La presenza di una superstar come Vidal rafforza l’immagine internazionale del Colo-Colo, che ora può attrarre altri giocatori di alto livello. Durante la finestra estiva il club si è dimostrato molto attivo, ingaggiando Vozihna, rivelazione dei Mondiali 2026.

    Il veterano portiere è stato tra i migliori del torneo: con Capo Verde ha smentito i pronostici e raggiunto gli ottavi. Si è distinto nel 0-0 contro la Spagna, futura vincitrice, con sette parate: il secondo miglior risultato per un portiere over 40 nella storia dei Mondiali.

    Vozinha, seguito anche dall’Inter Miami di Lionel Messi, ha scelto il Colo-Colo alla scadenza del contratto con il Chaves, formazione della seconda divisione portoghese. «Mi sono sempre considerato un giocatore da grandi club», ha spiegato durante la presentazione. «Quando il Colo-Colo mi ha contattato, non ho avuto dubbi: era la mia priorità».

    Il fatto che un portiere candidato al Trofeo Yashin fosse così determinato a unirsi alla squadra la dice lunga sul prestigio del Colo-Colo. È l’unica squadra cilena nella top 20 della classifica ufficiale CONMEBOL, davanti a club brasiliani come Internacional, Fluminense e Corinthians.

    Lotta ogni anno per i titoli nazionali e vanta un palmarès di rilievo in Libertadores. Al suo ritorno, Vidal ha promesso di riportare un trofeo continentale al Monumental, obiettivo tutt’altro che irrealistico.

    Ma ciò che conta di più è la passione vera che anima il Colo-Colo: chi indossa quella maglia rappresenta la memoria di Colocolo e Arellano e porta con sé il cuore di milioni di famiglie operaie.

    L’anno scorso il personaggio mediatico cileno Pedro Ruminot ha condiviso su Zapping TV una citazione dell’ex allenatore Jozic, diventata virale perché sintetizza l’unicità del club: «Per me ora il Colo-Colo è qualcosa che non posso toccare, né sentire, né vedere, perché sono lontano. Ma è più grande dell’amore».

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