14 vittorie nelle prime 19 giornate di Bundesliga, un primo posto saldo nonostante i tentativi della sorpresa Lipsia e la partecipazione agli ottavi di Champions League sembrerebbero suggerire l'ennesima stagione da dominatore del Bayern Monaco. Eppure, certi aspetti stanno affermando il contrario.
Lo stato di forma precario di Thomas Müller è uno di questi. Lo dicono i numeri: il campione del mondo 2014, capocannoniere nell'edizione di 4 anni prima. è miseramente fermo a un goal in 16 presenze di campionato. Leggermente migliore il dato degli assist, 5, ma anche qui siamo lontani dagli standard di un calciatore capace di lasciare il segno sempre e comunque.
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Le motivazioni possono essere tante, ma tutte sono riconducibili alla principale: il passaggio di panchina tra Pep Guardiola e Carlo Ancelotti. Con il tecnico italiano, il Bayern vince ma non convince. In poche parole: non ha ancora acquisito un'identità ben precisa. Diversamente da quanto accadeva con il catalano, maestro del gioco organizzato e di una struttura tattica impeccabile.

Proprio la mancanza di una struttura ben definita da parte di una squadra che si sta affidando più che altro ai colpi dei singoli - tra i quali Robert Lewandowski, già a quota 15 in campionato e nominato per la sesta volta di fila miglior giocatore polacco - sta penalizzando Müller. Un giocatore che non attira gli esteti, ma che fa delle capacità tattiche il proprio punto di forza. E che, per questo, necessita di un collettivo ben ingranato per rendere al massimo.
Così si spiegano i problemi di un giocatore carente anche di fiducia. Come dimostrano i due rigori sbagliati in poche settimane tra Bayern Monaco (contro l'Atletico Madrid in semifinale di Champions) e Germania (contro l'Italia agli Europei). A ben vedere, proprio in Francia è iniziato il momento no di Müller, che sta durando tutt'oggi.
Le voci sul mercato, infine, potrebbero aver fatto il resto. I 100 milioni offerti dal Manchester United in estate, proposta confermata qualche mese dopo da un membro del consiglio d'amministrazione bavarese, rappresentano una cifra da far girare la testa. Anche ai campioni come Müller. Che resta tale, nonostante stia vivendo il periodo più difficile della sua carriera.




