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HD Massimiliano Allegri JuventusGetty Images

#Tifareperbene - Allegri, il condottiero di due Scudetti

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Lo scorso 16 luglio 2014 Massimiliano Allegri è diventato ufficialmente il nuovo allenatore della Juventus. I tifosi della Vecchia Signora, ancora scossi dall'addio del tanto venerato ed adorato Antonio Conte e ricordando i trascorsi rossoneri di Max (su tutte le polemiche relative al goal-non goal di Muntari del febbraio del 2012), hanno accolto 'acciughina' senza celare il loro pessimismo per la stagione che stava per cominciare, la 2014-2015.

La pressione messagli addosso non ha però scalfito Allegri, che sin dall'inizio è riuscito a trasmettere a tutto l'ambiente una serenità di base sorprendente, portando nuova linfa e nuovo entusiasmo e indottrinando la squadra a poco a poco con il suo credo calcistico.

Rendendosi conto di avere a disposizione una rosa, oltre che competitiva, troppo abituata a certi meccanismi, Max non ha voluto modificare la precedente impostazione tattica, schierando in campo la squadra con il canonico 3-5-2. Solamente al momento giusto, ossia in Champions League, è arrivato il primo cambiamento, con il passaggio alla difesa a 4 e l'inserimento di Vidal sulla trequarti a supporto delle punte Tevez e Morata.

Ed è stato proprio Alvaro il capolavoro principale: Allegri non lo ha voluto gettare subito nella mischia, prendendosi spesso più di qualche critica per il fatto di preferirgli il più statico ma utile Llorente, ma ha centellinato il suo inserimento, facendolo diventare a poco a poco la spalla ideale dell'incontenibile Apache (20 goal in A e 7 in Champions League). E l'ex Real ha sciorinato una stagione da 8 goal in campionato (in 12 presenze) ma soprattutto da 5 in Champions League, compreso quello nella finale di Berlino contro il Barcellona.

Il match contro i blaugrana avrebbe potuto essere la ciliegina sulla torta e rappresentare il 'Triplete' storico per la Juventus, ma un pizzico di sfortuna e la presenza di fuoriclasse tra gli iberici, lo hanno impedito (altro 'neo' la Supercoppa Italiana persa ai calci di rigore contro il Napoli di Benitez). Le cose sono invece andate trionfalmente in Italia, con la conquista del quarto Scudetto consecutivo (87 punti, +17 sulla Roma seconda) e della Coppa Italia in finale contro la Lazio (goal decisivo del suo pupillo Alessandro Matri).

Conclusi i comunque doverosi festeggiamenti per quanto accaduto nel 2015, Allegri si è trovato a preparare la sua seconda stagione in bianconero senza l'apporto di Carlos Tevez ed Arturo Vidal (due elementi non da poco) e con l'obbligo morale di ripetere quanto di buono fatto in Europa.

Conquista della Supercoppa Italiana contro la Lazio (2-1, a segno Dybala e Mandzukic) a parte, le cose in campionato sono cominciate malissimo per i bianconeri, capaci di raccogliere nei primi 10 turni solamente 12 punti. La sconfitta subita contro il Sassuolo alla decima giornata ha però lasciato intendere all'ambiente bianconero che qualcosa doveva cambiare.

E così, grazie all'apporto di senatori come Evra e Buffon, ma grazie soprattutto all'esplosione improvvisa di Paulo Dybala (promosso subito titolare al fianco di Mario Mandzukic, preferito spesso a Morata), alla consacrazione definitiva di Paul Pogba ed alla capacità di Allegri di schierare la squadra con la difesa a 3 o con quella a 4 a seconda dell'avversario e delle necessità (più spesso si è optato per il 3-5-2 con Cuadrado ed Evra esterni, Marchisio, Khedira e Pogba interni), i bianconeri dalla vittoria all'ultimo minuto ottenuta contro il Torino (goal proprio del colombiano arrivato dal Chelsea) hanno cominciato una cavalcata trionfale fatta da 15 vittorie consecutive (tra le quali quella per 1-0 contro il Napoli, valso il sorpasso in classifica a scapito dei partenopei) e di un girone di ritorno da 52 punti e 91 complessivi al termine (+9 sui partenopei).

Come se non bastasse è arrivata anche la storica doppietta della conquista per il secondo anno di fila della Coppa Italia, vinta grazie al goal di Morata ai supplementari contro il Milan. Le cose sarebbero potute andare diversamente in Champions League, dove solamente i tempi supplementari ed un goal allo scadere dei tempi regolamentari da parte del Bayern Monaco hanno impedito ai bianconeri di avere la strada spianata verso un'altra probabile finale.

La gara dell'Allianz Arena non può però cancellare il capolavoro firmato Allegri. Riuscire a motivare una squadra reduce dalla vittoria di tre titoli nazionali consecutivi non era facile. Il toscano ha invece avuto il merito di formare un nuovo ciclo, ancora più vincente del precedente, che anche nel 2016-2017 appare destinato a non avere fine, perlomeno all'interno dello Stivale. Far dimenticare Conte sembrava un'utopia, oggi invece è solamente una solida realtà, con buona pace dei precedenti detrattori.

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