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Ignazio Abate Ivan Strinic Sampdoria Milan Serie AGetty Images

Strinic punge Sarri: "Per lui esistono solo 13 giocatori"

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Da poche settimane è iniziata una nuova vita per Ivan Strinic: il terzino croato si è trasferito dal Napoli alla Sampdoria, club dove ha ritrovato finalmente un posto da titolare dopo due anni e mezzo non proprio esaltanti all'ombra del Vesuvio.

Intervistato in esclusiva da 'Repubblica', l'ex Dnipro si è lasciato andare ad uno sfogo rivolto al club azzurro: "Stare ai margini non mi rende felice. Ho bisogno di fiducia. Di sentirmi parte integrante di un qualcosa. Per essere stimolato. E poi, continuando così, sapevo che avrei perso la nazionale. Già ora non mi chiamano. E' giusto. Con la Croazia non giochi tutte le settimane, devi sparare tutto in una volta sola. Bisogna essere al top. Non è possibile se in Italia giochi ogni tanto. Avevo optato per Napoli, pur avendo offerte da Inter e diverse squadre inglesi".

'Impietoso' il giudizio tra Sarri ed il suo attuale tecnico, Giampaolo: "Nel giudizio c'è qualcosa che mi condiziona: qui sono venuto per giocare ed è normale che in questo momento io dica Giampaolo. Credo sia utile una conoscenza più profonda, preferirei rispondere fra qualche mese. Una cosa però salta subito agli occhi: Sarri è più freddo, per lui ci sono 13 giocatori e basta. Giampaolo parla molto, dialoga con tutti, ti spiega. Si pone come un fratello e pare proprio una brava persona".

I soldi non sono mai stati un problema: "Di soldi non parlo, ma non sono tutto e se per essere protagonista devi abbassarti lo stipendio, non è un problema. Tanti giocatori pensano all'ingaggio e accettano tutto, io non sono così. Devo avvertire il fuoco dentro".

Il futuro potrebbe essere ancora a Genova: "Dove c'è il mare, c'è tutto, sono qui da tre settimane e mi trovo benissimo. Rispetto a Napoli è un altro mondo, là non potevi uscire, qui a volte manco ti riconoscono. Mia moglie Ivana è felice, i miei due figli Marta e Pietro anche. Vivo tra Quarto e Quinto, siamo casalinghi, la sera usciamo poco, ma abbiamo già capito che vivremo molto bene. I presupposti ci sono tutti, poi però c'è il campo. Che senso ha dire qualcosa oggi?".

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