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Parma SPALGoal

"Si gioca. Anzi no. Anzi, sì". Parma-SPAL: storia di una partita difficile da dimenticare

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Chi arriva in auto allo stadio deve abbassare subito i finestrini per evitare che la temperatura corporea si surriscaldi. Una signora che lavora da sempre in biglietteria oggi deve consegnare gli accrediti ai pochi presenti: al primo tentativo il termoscanner segna 37.2. Esce dalla macchina, aspetta qualche minuto e poi riprova. Ora è 36.4. Via libera, può entrare. 

La sala stampa é chiusa, per evitare assembramenti i giornalisti lavorano dalla tribuna. Quelli autorizzati sono appena 50, non uno di più. Le postazioni prevedono un cronista ogni 3 sedili e per le interviste bisogna usare un microfono speciale che mantenga la distanza di sicurezza. Avete presente quello che usano per fare i film? Ecco.

I protagonisti di Parma e Spal arrivano insieme, alcuni si salutano a distanza, altri non resistono: Berisha abbraccia Cornelius, suo amico ai tempi di Bergamo. Floccari invece incontra un dirigente che non vede da tempo: “Mi sembra incredibile che non possiamo salutarci...” E allora “ciao” col gomito.

Parma SPALGoal


Il riscaldamento si svolge con la solita playlist: prima AC/DC e Linkin Park e poi i Guns N’ Roses: Welcome to the Jungle. L’inno del Parma suona malinconico, il Tardini senza tifosi è in modalità silenzioso con vibrazioni negative. A bordo campo si sente il rumore dell’impianto d’irrigazione. E mentre le squadre sono nel tunnel, il direttore Faggiano corre sul campo inferocito: “Perchè aspettare mezz’ora? Stiamo scherzando? Io non avrei giocato da prima!” 

L’arbitro Pairetto richiama tutti, i giocatori che avevano preso posto in panchina sono costretti a rientrare negli spogliatoi. Da sotto si sente: “Perchè tutto questo? Che messaggio stiamo dando?” L’Associazione Calciatori che fa capo a Tommasi minaccia lo sciopero. Il ministro dello sport Spadafora andando contro il decreto emanato dal governo dice che non si dovrebbe giocare, la Lega applica però quello che è stato scritto da Conte nel decreto: si gioca, accordo trovato. Fischio d’inizio alle 13.45 con un’ora e un quarto di ritardo.

Gli operatori televisivi sono ancora in postazione così come i raccattapalle che hanno l’obbligo di indossare i guanti protettivi, uno va a recuperare un pallone disperso in tribuna, qualche settimana fa l’avrebbe portato a casa un tifoso. L’addetto stampa del Parma deve avvisare i giornalisti urlando da bordo campo: “Si gioca si gioca!” E allora altro riscaldamento come se niente fosse. Di Biagio guarda i suoi e parla col quarto uomo Sacchi, i gesti sono emblematici, quasi impossibile restare concentrati. Nessun bambino e nessuna stretta di mano, l’inno della Serie A pare un canto funebre.
Parma SPALDAZN


Eppure qualcosa di bello c’è, in campo si sente tutto: “Uomo-Solo, Uomo-Solo. Sali, deciso! Gioca gioca... Occhio attento! È tutto mancino!” Cambiano le condizioni, il rituale si modifica, entro e non sento nulla, sembra di vivere un allenamento col pallone che rimbomba. Alcuni rendono di piu’, altri sembrano spaesati. “Non abboccare!” Gridano dalla panchina del Parma, ognuno deve avere la sua bottiglietta. Bisogna stare attenti, la testa non può essere solo sulla partita. 

Il goal di Petagna è un urlo nel vuoto, come se fosse in cima a una montagna, butta fuori tutto quello che ha per far tornare indietro l’eco. Ha voglia di respirare, di abbracciare qualcuno, ma abbassa la testa quando arrivano i compagni. Esultare così non è la stessa cosa.
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