Miralem Pjanic alla Roma deve molto. Approdato in giallorosso nell'agosto del 2011, il genio bosniaco per cinque stagioni ha dipinto calcio dalle parti di Trigoria, mettendo in mostra un vasto repertorio e, soprattutto, ampi margini di miglioramento. Gli stessi cha hanno portato la Juventus a intraprendere la via della clausola rescissoria - 32 milioni - cifra appropriata per un profilo giunto al picco massimo di maturità.
Il 27enne di Tuzla, da quando è approdato sotto la Mole, ha limitato i bassi ed esaltato gli alti, trovando un'importante continuità di rendimento. Madama è fatta così: o ti svegli o ti sveglia e, fin dalla conferenza stampa di presentazione, il numero 5 della Vecchia Signora ha compreso le linee guida, instaurando immediatamente il giusto feeling con l'ambiente.
Carattere sabaudo, entrato nel grande calcio dalla Ligue 1 tra Metz e Lione, Pjanic nel capoluogo piemontese ha effettuato il salto di qualità. Precisazione: il percorso non è stato dei più semplici, a tratti persino tortuoso, ma la pazienza a Vinovo - a maggior ragione con Max Allegri - regna sovrana e, in qualche modo, il tecnico livornese una quadra la trova sempre.
Regista nel centrocampo a tre, dietro le punte, qualche contributo da mezz'ala. In questo triangolo, pur palesando un'immensa classe, Pjanic non ha totalmente convinto. Ecco, però, la mossa allegriana: 4-2-3-1. Bingo. Grazie anche all'apporto di Khedira, a creare un cocktail europeo, la Juventus è riuscita a rendere la sua linea metodista da monca a folta. Difficile, infatti, alzare il livello.
E lo sa bene l'a.d. Beppe Marotta, vigile su più fronti, forte però di una base pregevole. Madama alla ricerca del tricolore della leggenda e, scherzi del destino, appuntamento fallito proprio a Roma. Fischiatissimo in fase di riscaldamento, beccato nella lettura delle formazioni, Pjanic ha vissuto una domenica particolare, naufragando assieme ai suoi compagni.
Luciano Spalletti, in preda alla massima schiettezza, non ha mai nascosto il disappunto per la perdita di una stella di tale calibro. Dalla Capitale, ormai con cadenza annuale, se ne va un pezzo pregiato. Ma se sostituire Benatia è complesso ma fattibile, rimpiazzare uno con le abilità del 'Piccolo Principe' - così soprannominato da Totti - è una missione alquanto complicata.
All'Olimpico, offrendo una prova tutto fuorché memorabile, Pjanic non ha inciso. Nainggolan e De Rossi, a suon di duelli individuali, hanno regalato alla Roma tre punti netti e ampiamente meritati, mentre la Vecchia Signora ha capito che se manca Khedira ne risente anche il bosniaco. I sogni non sempre diventano realtà.
Pjanic, al pari dell'intera truppa zebrata, avrebbe voluto festeggiare lo Scudetto in casa della - classifica alla mano - rivale numero uno. Ma la Roma è stata brava a rinviare la festa della Vecchia Signora e, parallelamente, a rendere sterile la prova del 5 bianconero.






