Una vita vissuta al limite, a stretto contatto con la morte che ha rischiato seriamente di prenderselo in più occasioni: Paul Gascoigne è tutto fuorché un personaggio noioso, famoso più per le sue imprese extra-sportive che per le prodezze regalate sui campi di calcio.
Passato anche in Italia alla Lazio dove rimase tre anni tra il 1992 e il 1995, l'ex centrocampista inglese ne ha combinate di cotte e di crude: una volta fu ad un passo dal dire addio per sempre ad amici e familiari, come si evince da questa dichiarazione riportata da 'Marca'.
"Il giorno dopo l'incidente, l'ospedale dichiarò che ero morto due volte durante il viaggio in ambulanza. Ho dovuto sistemare i denti, ne avevo rotti 9. E se il mio cuore smettesse di battere? Non so, ero morto".
Ma i problemi maggiori sono arrivati a causa della dipendenza dall'alcol che lo ha reso schiavo del bere.
"Non sono mai sicuro che non berrò di nuovo. So solo che non berrò nei prossimi 10 minuti. È vero: stasera non so. Nel momento in cui sono convinto che non ho intenzione di bere, finirò per bere".
"Ad alcuni centri di trattamento piace darti delle etichette, come se avessi un disturbo bipolare. C'è stato un tempo in cui avevo più etichette di Muhammad Ali: bipolarismo, disturbo ossessivo-compulsivo... Quello che sono veramente è un alcolizzato, quindi non ho bisogno di pillole".




