Orgoglio Marotta: "Juventus come il primo Milan di Berlusconi”

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Giuseppe Marotta attende Cardiff, paragona la Juventus al Milan di Sacchi e Capello e dice: "Non vendiamo i big. Vogliamo che Allegri rimanga qui".

Otto giorni. Soltanto otto giorni e poi, finalmente, sarà Cardiff. Il punto d'arrivo, la rivincita di Berlino, l'occasione da non mancare. Juventus da una parte, Real Madrid dall'altra: una sfida da mille e una notte che Giuseppe Marotta pensava, non solo sperava, di poter giocare.

"La finale di Cardiff è nata in estate, con un mercato che era stato pensato per quell’obiettivo - dice a 'Tuttosport' l'amministratore delegato bianconero - Andrea (Agnelli), Pavel (Nedved), Fabio (Paratici) ed io, insieme con l’allenatore, avevamo deciso di alzare l’asticella. E ci siamo detti: in Italia abbiamo capito qual è la ricetta giusta, vediamo se riusciamo ad arrivare in fondo anche in Europa".

Marotta PS

Se Marotta dovesse paragonare il ciclo che sta vivendo la Juventus a uno del passato, quale indicherebbe? Facile: il grande Milan. "Forse il primo periodo di Berlusconi, quello iniziato con Sacchi e proseguito poi con Capello".

Paulo Dybala ha appena rinnovato: un segnale forte di continuità. "C'è l’intenzione di fare un lungo percorso insieme" afferma ancora Marotta, che giura: "Non ha un valore. Il valore di un giocatore è dato nel momento della sua cessione".

Capitolo mercato: secondo l'ad, meglio non aspettarsi botti come nell'estate del 2016. "Già non vendere i nostri campioni è un modo per fare del mercato". Manca qualcosa in attacco, "anche in considerazione dell’infortunio di Pjaca", mentre non sono previste cessioni pesanti: "No. Assolutamente. Non abbiamo come obiettivo quello di realizzare delle plusvalenze".

Si chiude con Massimiliano Allegri: se dopo Cardiff chiedesse di andar via? "Noi speriamo che non accada, perché ci piacerebbe andare avanti con Allegri che ha dimostrato di essere un grande allenatore e con noi ha acquisito tanto, adesso è uno dei migliori al mondo". E comunque "non ci pensiamo neanche a cambiare. Non lo consideriamo".

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