Da americano ad americano: Oguchi Onyewu , vecchia conoscenza della nostra Serie A, ha commentato l'arrivo nel campionato italiano del giovane connazionale Weston McKennie , ricordando anche i suoi tempi al Milan.
Da grande osservatore del calcio italiano Onyewu ha commentato l'arrivo del giovane centrocampista alla Juventus ai microfoni di Goal:
"Penso che una volta che giochi in certi club, non importa il paese giusto? La Juventus va oltre il mercato italiano proprio come il Real Madrid o il Barcellona vanno oltre la Liga, o il Chelsea, il Liverpool, il Manchester United e il Manchester City trascendono la Premier League. Penso che l'importanza del nome debba essere considerata e il trasferimento in un club così prestigioso in effetti indichi quale sia la rilevanza del calcio americano in questo momento nel resto del mondo: ci stanno prendendo sul serio".
Tanti giocatori americani arrivano nei grandi club europei superando, motivo di grande orgoglio per l'ex difensore:
"Quando ho firmato per il Milan nel 2009, per me è stato semplicemente qualcosa di straordinario. Le stelle si erano allineate, le cose dovevano funzionare perfettamente perchè fino a quel momento non si erano visti molti giocatori americani ingaggiati da club così famosi. DeMarcus Beasley ha giocato nel Manchester City, nei Rangers e nel PSV Eindhoven. So che Landon è stato acquistato dal Leverkusen e ha giocato in alcuni periodi al Bayern Monaco".
Una tendenza nuova per i giocatori americani, ora valutati solamente per il proprio talento. Secondo Onyewu è la giusta evoluzione del calcio moderno:
"Ora abbiamo Weston che dopo lo Schalke 04 passa alla Juventus, Pulisic al Chelsea, Gio Reyna al Borussia Dortmund. Questi talenti vengono riconosciuti per il loro talento, non per la nazionalità. Questo è stato il grande ostacolo da superare per il calcio americano. 'Siete bravi ragazzi? Siete americani, giocate più a calcio rispetto al baseball o al football americano?' Penso che nell'ultimo decennio abbiamo superato questo stigma. Sono orgoglioso di vedere McKennie alla Juventus e non vedo l'ora di vedere come se la cava".
Ricordando l'esperienza rossonera l'ex difensore racconta le prime parole di Ronaldinho nello spogliatoio:
"Durante la mia avventura al Milan ho dovuto affrontare un brutto infortunio, ma ho sicuramente imparato che devi credere in te stesso, avere fiducia in te stesso. Credo che sia stato Ronaldinho a parlarmi i primi giorni in rossonero: 'Ascolta, siamo venuti tutti attraverso strade diverse verso la stessa destinazione, tu appartieni a questo posto come chiunque altro in questo spogliatoio". Penso che una volta che capisci questo puoi dire: 'Ehi, sono nella stessa squadra di questo ragazzo e non mi interessa come si chiama, alla fine ci sono 11 giocatori in campo e tu sei proprio come lui, vai avanti e fai il tuo lavoro. Ho imparato che una volta che giochi all'estero e sei fuori dalla bolla protettiva del tuo paese, devi capire certe dinamiche di automotivazione. L'ho imparato a Milano, ho ancora molte amicizie nate durante quell'esperienza".
Infine un commento sull'arrivo di Andrea Pirlo sulla panchina della Juventus, una scelta sorprendente ma anche una scommessa stimolante:
"Non so se mi sarei aspettato di vederlo sulla panchina della Juventus. Non so nemmeno se qualcuno se lo potesse aspettare perchè fino a quel momento non avevamo mai sentito parlare di Pirlo come allenatore. Soltanto un mese prima abbiamo scoperto che voleva fare l'allenatore con la firma per la Primavera della Juventus. Ma per me ha senso, è un genio. Era uno dei pochi giocatori nella storia capaci di impostare la partita sul suo ritmo. Gli auguro il meglio, questa è la sua prima avventura ed è una grande avventura. Sono curioso di vedere come può trasformarsi da grande giocatore in grande allenatore".






