Muriel 'chiama' la Sampdoria: "Mi piacerebbe tornare"

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L’attaccante del Siviglia, Luis Muriel, svela: “Se ci fosse la possibilità non ci penserei due volte a tornare alla Sampdoria”.

Quella alla Sampdoria è stata per Luis Muriel l’avventura probabilmente più importante della sua carriera. Approdato all’ombra della Lanterna dopo un paio di annate non propriamente positive all’Udinese, in blucerchiato si è consacrato definitivamente, tanto da meritarsi la chiamata di un club importante come il Siviglia.

Trasferitosi in Spagna la scorsa estate a fronte di un esborso da circa 20 milioni di euro l’attaccante colombiano, parlando ai microfoni di Fox Sports (l’intervista integrale andrà in onda martedì sera alle ore 23.00, con repliche mercoledì 28 marzo alle 20.00 e sabato 31 marzo alle 12.45), ha spiegato perché la sua sua prima stagione in Liga è andata avanti tra luci ed ombre: “All’inizio mi è pesato un po’ essere l’acquisto più costoso della storia del Siviglia. Volevo dimostrare tutto fin da subito e questa cosa mi ha condizionato tantissimo. Per questo motivo ho commesso errori che generalmente non faccio”.

In passato sono stati molti coloro che hanno paragonato il suo stile di gioco a quello dell’ex fuoriclasse dell’Inter Ronaldo: “L’ho sempre seguito, guardavo i suoi video e i suoi dribbling. Osservavo anche Ronaldinho, però ho preso di più dal Fenomeno. Devo ancora crescere, ancora non credo sempre in me stesso”.

Quello con la Sampdoria è un legame che rimasto indissolubile: “Il Ferrero che voi vedete in tv non è nemmeno il 10% della persona che è. E’ un grandissimo uomo. Gli voglio bene, ha un grande cuore e nella sua pazzia mi ha aiutato moltissimo quando sono arrivato alla Samp. E’ una persona che va conosciuta bene. A me piacerebbe sicuramente tornare alla Sampdoria un giorno. La mia famiglia è stata benissimo a Genova ed io credo di aver lasciato dei bei ricordi oltre che grandi amici. Se un giorno ci fosse la possibilità non ci penserei due volte”.

Infine un accenno a Marco Giampaolo: “L’allenatore con il quale ho parlato meno, però mi faceva sentire importante con le poche cose che diceva e con i gesti. Mi ripeteva sempre dopo ogni allenamento e prima delle partite ‘fai goal, fai goal…”.

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