Marco Giampaolo entra di diritto nella storia del Milan ma non certo come sperava. L'ormai ex tecnico rossonero infatti è durato solo 111 giorni, meno di chiunque altro abbia occupato la panchina del club prima di lui.
Con DAZN segui 3 partite della Serie A TIM IN STREAMING, LIVE E ON DEMANDE dire che lo scorso 8 luglio, durante la presentazione ufficiale, Marco Giampaolo aveva mostrato grande coraggio oltre ad incassare la stima incondizionata sia di Boban che di Paolo Maldini.
IL PROCLAMA ALLA PRESENTAZIONE: "TESTA ALTA E GIOCARE"
Il tecnico nel suo primo giorno di Milan infatti era stato chiaro nell'indicare quale sarebbe stata la sua filosofia.
"Il mio slogan è 'testa alta e giocare a calcio'... Non distinguo tra titolari e riserve, distinguo con chi vuole essere ricordato per qualcosa. L'obiettivo è offrire uno spettacolo apprezzabile, chiaro che va sostenuto coi risultati, il Milan deve giocare per l'obiettivo più alto ma cerco di costruire step".
Parole che erano state sposate in pieno dalla dirigenza e in particolare da Boban, che d'altronde aveva scelto Giampaolo con grande convinzione.
"Da anni pratica un bel gioco che rispecchia la storia del Milan. E che San Siro vuole. Con lui siamo sulla buona strada per far tornare il Milan. Io sono felicissimo di essere qua. Quando Paolo mi ha chiamato, conoscendo anche Ivan Gazidis, ci ho pensato molto poco. Maldini mi ha chiesto quale allenatore fosse da Milan. Io ho detto Giampaolo e lui mi ha detto che nella sua testa c'era solo Giampaolo".
AC MilanL'ESTATE DIFFICILE TRA CAMPO E MERCATO
In estate però le cose non vanno esattamente per il verso giusto tra un mercato in salita per i noti paletti imposti dal Fair Play Finanziario e i risultati che tardano ad arrivare. Il Milan di Giampaolo infatti perde contro Bayern Monaco, Benfica e Manchester United. Poi vince con il modesto Feronikeli prima di pareggiare 0-0 contro il Cesena a pochi giorni dal debutto in campionato quando a Udine i rossoneri perdono 1-0 giocando decisamente male.
I DUBBI TATTICI E IL NODO SUSO
Giampaolo dopo la sconfitta alla prima di campionato decide di archiviare l'amato 4-3-1-2 per non sacrificare Suso nel ruolo di trequartista e il Milan, pur senza brillare, batte Brescia e Verona. Il miglior modo per presentarsi al Derby, quando però l'Inter domina dall'inizio alla fine più di quanto dica il 2-0 finale. E' lì che qualcosa tra il Milan e Giampaolo si rompe definitivamente anche perché i rossoneri incasseranno altre due sconfitte consecutive contro Torino e Fiorentina.
LA VITTORIA DI GENOVA E L'ESONERO
Sabato scorso a Genova il Milan gioca un pessimo primo tempo ma nella ripresa ribalta il risultato e la panchina di Giampaolo per qualche ora sembra salva. La dirigenza però non è convinta soprattutto dalla gestione di alcuni giocatori come Paquetà e Rafael Leao, tenuti inizialmente in panchina dal tecnico ma gli unici in grado di dare la scossa alla squadra col loro ingresso in campo. Dopo qualche ora di riflessione quindi Boban e Maldini decidono di cambiare: via Giampaolo, il prescelto inizialmente sarebbe Spalletti ma l'allenatore toscano non riesce a liberarsi dall'Inter. Alla fine quindi sarà Pioli: Giampaolo è ufficialmente nella storia, ma dalla parte sbagliata.




