Quella di allenare lo Sporting, per Sinisa Mihajlovic, si è rivelata una semplice illusione. Ingaggio-lampo e 'benservito' immediato per il tecnico serbo, che non ci sta e porta il club lusitano in tribunale.
Come spiegato alla 'Gazzetta dello Sport', l'ex allenatore del Torino mastica ancora amaro per quanto accaduto a giugno: "Confermo di essere stato licenziato senza giusta causa dallo Sporting pochi giorni prima dell’inizio del contratto che mi avrebbe legato per le prossime tre stagioni".
Ed eccolo il racconto dettagliato della 'querelle': "Verso metà giugno mi sono recato a Lisbona per trattare con i dirigenti dello Sporting il mio ingaggio e quello del mio staff. Il 18 giugno abbiamo sottoscritto un accordo triennale a partire dal 1 luglio".
"Pochi giorni dopo, tuttavia - prosegue Mihajlovic - il presidente Bruno de Carvalho - che mi aveva fortemente voluto allo Sporting - veniva allontanato dall’Assemblea dei Soci ed il 27 giugno il club mi sollevava dall’incarico sostenendo che non avessi superato il periodo di prova previsto dai regolamenti portoghesi per i contratti tra società e allenatori. Ma questa motivazione è assolutamente infondata e strumentale, visto che in quel momento il contratto non era neppure iniziato e io mi trovavo ancora in ferie in Sardegna...".
Un matrimonio nato male e finito malissimo insomma, che lascia Sinisa senza panchina e con tanta rabbia in corpo: "Io e il mio staff abbiamo dato mandato allo studio del nostro legale, l’ex dirigente della Fifa Paolo Lombardi, di procedere davanti al TAS di Losanna per ottenere il risarcimento contrattualmente previsto in caso di esonero. Ieri sono state presentate tutte le carte ed è iniziato l’iter".
"Non mi era mai accaduto in 30 anni di carriera da calciatore e allenatore di assistere ad un comportamento simile - confessa Miha - Avevo accettato con grande entusiasmo, come sempre quando inizio una nuova esperienza professionale, l’offerta dello Sporting. Mai mi sarei aspettato che invece che in panchina mi sarei ritrovato in un’aula di tribunale a far valere i miei diritti calpestati".




