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Lega Pro, la Capotondi si presenta: "Grandi col romanticismo pragmatico"

18:00 CET 07/11/18
Cristiana Capotondi
Cristiana Capotondi, nuovo vicepresidente della Lega Pro, spiega il suo rapporto col calcio: "Mio nonno era l'accompagnatore della Roma".

Notizia di ieri: la Lega Pro ha attuato una rivoluzione ai vertici. Contestualmente all’elezione di Francesco Ghirelli come nuovo presidente, sono arrivate le nomine di vicepresidente per Jacopo Tognon e Cristiana Capotondi.

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La candidatura, e successiva salita, dell’attrice, alla prima esperienza nel mondo del calcio, ha fatto discutere, soprattutto per la dura situazione con cui si dovrà confrontare. La Capotondi ha voluto parlare della sua nomina tramite un post su Instagram, con cui ha chiarito diversi punti, dalla sua vicinanza al mondo del pallone fino agli impegni che intende prendersi.

Sul suo rapporto con il calcio:Sono un’appassionata di calcio, cresciuta con un nonno accompagnatore della Roma, che mi ha trasferito questa passione come sua eredità: oggi parte della felicità per questo incarico, devo condividerla con lui”.

Sulla situazione attuale del campionato: “Entro in Lega Pro come Vice Presidente con la voglia di definire presto il mio ruolo in campo nella Lega dei Comuni d’Italia: 59 squadre, 3 gironi, migliaia di professionisti, 8 milioni di tifosi da nord a sud, con tutte le diversità culturali che compongono il nostro Paese e lo rendono il più bello del mondo”.

Sui punti su cui intende lavorare fin da subito: Ho intenzione di occuparmi maggiormente del rapporto con la scuola, affinché i giocatori possano studiare, il dedicarsi ad un’attività professionistica non deve significare lacune formative. La Lega Pro ha tra i suoi obbiettivi abbassare l’età media dei club, per diventare vero e proprio vivaio delle serie maggiori, investire sull’istruzione è un imperativo”.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Sono un’appassionata di calcio, cresciuta con un nonno accompagnatore della Roma, che mi ha trasferito questa passione come sua eredità: oggi parte della felicità per questo incarico, devo condividerla con lui. Entro in Lega Pro come Vice Presidente con la voglia di definire presto il mio ruolo in campo nella Lega dei Comuni d’Italia: 59 squadre, 3 gironi, migliaia di professionisti, 8 milioni di tifosi da nord a sud, con tutte le diversità culturali che compongono il nostro Paese e lo rendono il più bello del mondo. Ho intenzione di occuparmi maggiormente del rapporto con la scuola, affinché i giocatori possano studiare, il dedicarsi ad un’attività professionistica non deve significare lacune formative. La Lega Pro ha tra i suoi obbiettivi abbassare l’età media dei club, per diventare vero e proprio vivaio delle serie maggiori, investire sull’istruzione è un imperativo. La pedagogia del calcio mio nonno la sintetizzava così: le persone le capisci dal modo in cui si muovono in campo. Ma, correggendo i difetti di gioco si possono correggere limiti caratteriali evolvendo la persona. Ciò che fai in campo si riflette nella vita. Questo mi piace del calcio: come tutti gli sport è metafora della vita ma più degli altri, incarna grandi valori dentro una contraddittoria complessità. Il calcio è un bambino che gioca con un barattolo, un padre che porta il figlio allo stadio, ma è anche un luogo dove girano tanti soldi e tanta energia umana ed è inevitabile che si creino dinamiche torbide come quelle che, di tanto in tanto, scoperchiamo. Ma la verità è che il calcio è lo sport più bello del mondo per questo, perchè ci obbliga a fare i conti con tutto, con il bene e con il male e ci obbliga ogni istante a decidere con che come chiamarlo. Personalmente io scelgo il romanticismo che il calcio porta con sé e non perchè sono donna. Scelgo di essere romantica ma pragmatica perchè non è concessa alcuna forma di romanticismo senza pragmatismo, ed è così che vorrei fosse la Lega Pro, che diventasse grande grazie al nostro romanticismo pragmatico @legaproofficial #presidenteGhirelli

Un post condiviso da Cristiana (@cristianacapotondi) in data: Nov 7, 2018 at 2:50 PST

Una chiosa finale, con cui vuole farsi sentire vicina alla realtà che ha abbracciato: “La pedagogia del calcio mio nonno la sintetizzava così: le persone le capisci dal modo in cui si muovono in campo. Ma, correggendo i difetti di gioco si possono correggere limiti caratteriali evolvendo la persona.

Ciò che fai in campo si riflette nella vita. Questo mi piace del calcio: come tutti gli sport è metafora della vita ma più degli altri, incarna grandi valori dentro una contraddittoria complessità.

Il calcio è un bambino che gioca con un barattolo, un padre che porta il figlio allo stadio, ma è anche un luogo dove girano tanti soldi e tanta energia umana ed è inevitabile che si creino dinamiche torbide come quelle che, di tanto in tanto, scoperchiamo. Ma la verità è che il calcio è lo sport più bello del mondo per questo, perchè ci obbliga a fare i conti con tutto, con il bene e con il male e ci obbliga ogni istante a decidere con che come chiamarlo.

Personalmente io scelgo il romanticismo che il calcio porta con sé e non perchè sono donna. Scelgo di essere romantica ma pragmatica perchè non è concessa alcuna forma di romanticismo senza pragmatismo, ed è così che vorrei fosse la Lega Pro, che diventasse grande grazie al nostro romanticismo pragmatico”.