Diventare un calciatore professionista è il sogno di tanti ragazzi, ma la crisi economica oggi ha contribuito a rendere questo sogno molto meno scintillante, perché se non si approda quanto meno alla Serie B non è detto che di calcio si riesca a vivere in tranquillità e allora la scelta fatta da Michele Pini, ex terzino del Lumezzane, diventa quella giusta da fare.
Pini fino a due anni fa vestiva la maglia della squadra lombarda in Lega Pro ma è, fatti i conti, ha deciso che era il momento di dire addio al calcio e optare per un altro lavoro. "Mi stava nascendo un figlio - ha raccontato l'ex calciatore, intervistato da 'Repubblica' - e io in questo calcio non ci ho più visto né l'illusione di promesse, né un pezzo di futuro, ma solo depressione".
I problemi economici che affliggono tante realtà del calcio italiano, in particolare dalla Lega Pro in giù, per non dire con società non in grado di pagare gli stipendi con puntualità o addirittura di non pagarli affatto e andare così incontro al fallimento, non fanno rimanere tranquilli tanti calciatori che su quello stipendio basano la vita della propria famiglia. Come Pini, che per questo ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo: "Preferisco un lavoro in fabbrica, è più sicuro".
Pini ha così lasciato il club, con ancora quattro mesi di contratto e uno stipendio di 1500 euro mensili, per andare a fare l'operaio in una concessionaria di moto a Manerbio: a lavoro dalle 7 alle 12 e dalle 13 alle 16,30, domenica a casa e uno stipendio mensile sicuro di 900 euro.
Una scelta che Pini, dopo due anni, non rinnega affatto... "Non è stata una decisione facile dopo dieci anni di professionismo - ha spiegato - Io sognavo di giocare già da piccolo, ma attorno vedevo altre società che fallivano, altre Lumezzane, con pagamenti in ritardo, con ritiri annullati, dove veniva a mancare tutto. E se a fine mese non ti arriva lo stipendio tutto questo non puoi più permetterlo, visto che al supermercato la spesa la devi pagare, come anche il dentista e l'elettricista".
Ora è soddisfatto della sua vita tranquilla Pini, non più sotto i riflettori delle cronache calcistiche... "Il calcio sembra sempre più una barca alla deriva - ha proseguito Pini - Anche quello minore, non milionario, come in C1 dove una volta si vivacchiava anche se non eri Totti. Mio figlio è nato, si chiama Federico, mia moglie Laura fa l'infermiera e io non mi dichiaro tradito dal pallone, ma forse non sono stato ricambiato".




