26 goal nella prima stagione biancoceleste, già 11 in quella in corso. Ciro Immobile è riuscito nell’impresa, da molti ritenuta quasi impossibile, di non far rimpiangere Miro Klose ai tifosi della Lazio.
E dire che, nell’estate del 2016, qualcuno mostrava perplessità in merito alla scelta di Tare e Lotito di puntare sull’attaccante di Torre Annunziata, “accusato” di avere in curriculum soltanto una buona stagione in massima serie, quella vissuta al Torino con Giampiero Ventura.
E invece Ciro Immobile aveva ancora da mostrare il suo meglio. Non era riuscito a farlo a Dortmund, dove non ha fatto mistero di non essersi mai ambientato, non c’era riuscito a Genova nè a Siviglia. Appena due i goal messi a segno nei 6 mesi vissuti nella Liga, prima del frettoloso ritorno al Torino.
Segnali di risveglio, in maglia granata, ma non sufficienti per far riscoccare la scintilla. Cairo, a fine stagione, decise infatti di non riscattarlo: “La voglia di riscattarlo era tanta, la cifra non era un problema – disse nel maggio del 2016 il patron del Toro - ma il nostro ds Petrachi mi ha riferito che Ciro non è sicuro di restare. Ha degli atteggiamenti che fatico a comprendere, se lui non è contento del Torino, allora non proverò nemmeno a riscattarlo”.
E così fu. Immobile fece ritorno a Siviglia ma soltanto temporaneamente. Fu la Lazio la più lesta ad assicurarselo, pagandolo appena 8.5 milioni (più altri 500mila euro versati a fine stagione dopo la conquista di un posto in Europa) e bruciando sul tempo tanti altri club, Napoli in primis, interessati ma un po’ troppo titubanti.
Ironia della sorte, a cedere Immobile alla Lazio fu proprio l’attuale ds della Roma, Monchi. “E’ un ragazzo magnifico ed un grande giocatore, ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi”, aveva dichiarato lo stesso ds nel novembre del 2016, poco prima di approvare la sua cessione in prestito al Torino.
Monchi e Immobile si ritroveranno di fronte il 18 novembre, da avversari, nella sfida più sentita. Da una parte la Roma, dall’altra la Lazio. In campo Ciro Immobile, in tribuna Monchi. Con colori diversi, ma un passato che li ha uniti prima di renderli rivali nel modo più beffardo.






