L'Inter ha bisogno fortemente di lui in questo finale di stagione, decisivo per tornare nuovamente in Champions League: Radja Nainggolan non ha potuto offrire il 100% a causa di continui infortuni che lo hanno frenato, recando gravi problemi alla squadra nerazzurra che senza di lui ha faticato e non poco.
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Il centrocampista belga ha rilasciato un'interessante intervista al 'Corriere dello Sport': inizialmente ha fatto il punto sulla lotta per l'Europa che conta e sul vantaggio da mantenere fino alla fine per l'Inter.
"Nell’ultimo mese abbiamo sbagliato contro la Lazio, una match che se vinto ci avrebbe portati a +8 sulle altre. Ora siamo a +5 e, se sbagliamo un’altra volta, rischiamo di essere di nuovo a stretto contatto con chi ci insegue. Per questo dico che, per sicurezza, dobbiamo puntare a vincerle tutte".
Parentesi su Monchi, tornato al Siviglia dopo l'esperienza alla Roma: il giudizio sul dirigente spagnolo non è tanto lusinghiero.
"Con lui avevo un rapporto aperto: riuniva spesso i 6-7 giocatori più rappresentativi e tutti insieme parlavamo di come fare il meglio per la società e la squadra. Mi sentivo un calciatore importante. Poi, però, ho saputo le cose che diceva di me e quelle mi sono piaciute meno... Tre giorni dopo il suo addio alla Roma, la squadra di cui diceva di essere innamorato, era già d’accordo per tornare a Siviglia. Per me questo dimostra molte cose...Senza di lui ipoteticamente avrei potuto essere ancora là o anche in un’altra squadra perché magari la Roma mi voleva mandare altrove. La mia destinazione (l’Inter, ndr) però l’ho scelta io perché Spalletti ha spinto per avermi ed è stata la decisione giusta".
Nell'operazione che ha portato Nainggolan all'Inter è finito Zaniolo, esploso improvvisamente e ritenuto un grande rimpianto per il club milanese.
"Per me non è un problema perché ognuno ha la sua carriera. Io ho giocato 10 anni ad alto livello, 9 bene e questo così così. Lui ha fatto 20 partite in A, 18 buone… E’ normale che si parli bene dei giovani ai quali adesso tutto viene servito su un piatto d’argento, mentre prima un ragazzo doveva dimostrare molto di più, anche solo per arrivare in Serie B. Sono contento per lui e gli auguro il meglio perché non sono invidioso di nessuno. Io penso alla mia carriera e stop. E’ facile fare una stagione buona, ma vediamo tra 10 anni...".
Nainggolan non perde l'occasione di ricordare l'antipatia provata per la Juventus: alla domanda su chi preferisca battere tra i bianconeri e la Roma, la risposta è scontata.
"Tutta la vita la Juve perché io sono anti-juventino. E’ una cosa nota... (risata, ndr). Essere oggetto di cori negativi (si riferisce a quelli dei tifosi bianconeri, ndr) mi dà un senso di orgoglio. Ci sono tanti giocatori che quando sentono che la Juve li vuole, dicono subito di sì perché sanno che lì si vince. Io però non ho mai avuto la smania di andarci: preferisco conquistare un trofeo da protagonista piuttosto che alcuni scudetti giocando solo 10 partite. Ero così anche da ragazzo".
Il caso Icardi ha condizionato il periodo recente dell'Inter.
"In una squadra tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile. Mauro è forte, noi però abbiamo anche un altro grande attaccante (Lautaro, ndr) che ha fatto benissimo quando ha giocato ed è destinato a un futuro da top. Io dico che se Icardi ha avuto problemi con qualcuno, toccava a lui risolverli e non farli ricadere sulla squadra. Se n’è parlato troppo, però. Ora basta".






