Il traguardo degli 'anta' è arrivato anche per Gennaro Gattuso che il 9 gennaio festeggia i 40 anni e lo fa da allenatore del Milan, obiettivo che rappresentava solo un sogno fino a qualche mese fa.
"L'importante è lavorare sul concetto di squadra, conoscere le proprie debolezze per migliorarsi", spiega in esclusiva Gattuso a 'Premium Sport'.
Quindi l'allenatore rossonero si sofferma su alcuni colleghi: "Per come prepara la partita e vede il calcio mi rivedo un po' in Conte anche se a me ovviamente manca ancora tanto per raggiungere certi livelli.
Allegri? Si fa scivolare tutto addosso, può perdere anche 15 giocatori per infortunio ma non si piange addosso e gestisce il gruppo in modo incredibile. Me lo ricordo da giocatore perché era il mio capitano al Perugia e pensava solo a se stesso, non aveva regole".

Anche se l'uomo a cui Gattuso deve tutto è un altro:"Ancelotti per me non è stato solo un allenatore ma anche fratello, amico e papà: è stato tutto. Nei momenti di debolezza ci appoggiavamo a vicenda, tuttora abbiamo un rapporto incredibile".
Gattuso poi ricorda il suo addio al Milan da giocatore: "Galliani per un mese mi ha chiamato ogni mezzanotte mettendo la canzone "se mi lasci non vale"... ma pensavo che fosse finita un'epoca e bisognasse lasciare spazio ai giovani. Non volevo essere un peso".
Milan con cui Gattuso ha vinto tutto: "I successi non mi hanno cambiato, mi ricordo di più le sconfitte: ho vinto tanto ma ho vissuto male i trofei persi, mi sentivo responsabile".
Infine l'allenatore rossonero rivela un retroscena sul no al Kazakistan: "Nel 2016 avevo firmato un precontratto con la nazionale ma nelle precedenti esperienze a Creta e Sion la mia famiglia non si era trovata bene, quindi ho portato Monica ad Astana, ha provato le temperature rigide e ho capito che era meglio fare un passo indietro".




