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Pastore RomaGetty

Greatest Hits: Javier Pastore, leggero come un fiammifero

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Un assunto di partenza: Javier Pastore è stato uno dei calciatori più spettacolari che abbiamo visto negli ultimi anni di Serie A. Parlo del Pastore di Palermo, quello di quel biennio lì, dal 2009 al 2011. Elegante, sontuoso, stiloso, efficace. Ricordo una partita contro il Parma: decise di saltare gli avversari solo con dei tunnel. Ci riuscì. Era proprio bello da vedere. Abbagliante. Come la luce fortissima che fa un fiammifero quando lo accendi: prima il bagliore forte, poi piano piano viene meno, fino a spegnersi. Ecco la carriera di Pastore è tutt’altro che terminata ma un po’ assomiglia a quel fiammifero lì, con il meglio tutto e subito. Maradona che lo ha allenato da Ct dell’Argentina, di lui ha detto: “Javier è un maleducato del calcio. È un pazzo che gioca un calcio straordinario”.

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In Argentina lo hanno sempre chiamato El Flaco, lo smilzo, per via di quel fisico lì che aveva: alto, molto alto per essere un trequartista, e magrissimo, leggero. Pastore arriva a Palermo a 20 anni, chi lo prende è Walter Sabatini che tra le tante cose su Pastore, ha detto:

“Pensavo fosse uno scherzo, quando lo vidi giocare. Non pensavo che uno di 20 anni potesse giocare così”.

Si dice che vedendolo in campo per la prima volta dal vivo, 5 minuti in ritiro contro una squadra di dilettanti, l’ex presidente del Palermo Zamparini iniziò a piangere. Lo prese per meno di 7 milioni di euro dall’Huracan. E quello fu Pastore in rosanero: un uragano di freschezza e di talento.

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Javier Pastore Palermo Serie AGetty Images

Giocava da 10 ma con il 6 sulle spalle. Anche qui, segno vero di diversità: l’avete mai visto un trequartista col 6? Prima Zenga, poi Rossi in panchina. Gioca con Miccoli e Cavani, fa tanti assist e segna poco, solo 3 gol. Ma in quel suo primo anno c’è soprattutto il principio di un’intesa calcistica che col Matador maturerà definitivamente a Parigi. Il punto di snodo della sua carriera è l’estate del 2010 quando fa il Mondiale di Sudafrica con l’Argentina. C’è Maradona in panchina e Messi in campo: di più non potrebbe chiedere. Esce ai quarti contro la Germania ma quando rientra è un altro Pastore. Come se avesse sbloccato il livello successivo del suo talento.

Alla componente estetica del proprio calcio, è riuscito a unire più efficacia, allo spettacolo di certe giocate, la concretezza del gol: 11 in tutto, solo una volta in carriera ha fatto meglio. Il più bello? Contro il Bologna: riceve da Nocerino al limite dell’area e tira fortissimo sotto l’incrocio. Anche se la sua giornata da ricordare sarà sempre quella in cui segna una tripletta nel derby contro il Catania. Una curiosità: le scarpe di quel giorno, non le ha mai più utilizzate, le ha regalato a Pasquale, storico magazziniere del Palermo. Che naturalmente le conserva come fossero reliquie.

Estate 2011: Palermo, ormai, è un abito troppo stretto per contenere tutto quel talento. Per 42 milioni diventa il primo grande colpo del Paris Saint Germain degli sceicchi: il Parco dei Principi, le foto con Leonardo, tutto vero. Ieri c’era Ibra, oggi ci sono Neymar e Mbappè: il primo di tutti seguendo indietro questra traiettoria di fenomeni è il Flaco.

I suoi sette anni in Francia li dividiamo in due. I primi 4 con Ancelotti e Blanc in panchina: bene, a tratti molto bene. Perchè è sempre titolare e gioca nel suo ruolo, da trequartista. Segna, e segna gol bellissimi: uno in un Tolosa-Paris Saint Germain 0-9 è un capolavoro. Salito di livello, però, la differenza, la fa per quanto e in che modo di manda i compagni al gol. Assist per tutti: per Ibrahimovic, per Lavezzi, per Verratti e sì, di nuovo Cavani.

Javier Pastore PSGGetty Images

Gli ultimi tre anni, dal 2015 al 2018: cominciano gli infortuni, arrivano le difficoltà. Il bagliore inizia a venir meno. Nel Paris che progressivamente diventa galattico perde centralità, anche tatticamente. Lo adattano a mezz’ala ma niente, non è il suo, tutt’altra cosa fare l’interno di un centrocampo a tre rispetto a svolazzare sulla trequarti come un tempo. Il suo ultimo grande acuto è fuori dal campo, ed è nel 2017, quando arriva Neymar e gli cede il numero 10. Bilancio: lascia il Psg con 19 titoli francesi in 7 anni.

Forse c’è anche una questione di evoluzione del calcio, di mezzo: quanti trequartisti puri, sopravvivono nel calcio di oggi? Pochi, forse pochissimi. La carriera di Pastore si è sviluppata in un contesto di trasformazione, di cambiamento del mondo del calcio. 

Arriva alla Roma ma Flaco, ormai, è meno Flaco, meno leggero. Di testa innanzitutto. Lo prendono per fare la mezz’ala in un 4-3-3 e gli infortuni lo limitano: tra un problema e l’altro sta fuori 4 mesi. Anche se...anche se. I suoi primi due gol alla Roma sono due colpi di genio. Anzi, uno, lo stesso: segna ad Atalanta e Frosinone di tacco. Ctrl c – ctrl v di talento e sfortuna. Quest’anno nell’emergenza a centrocampo, Fonseca lo ha buttato dentro e lui non ha tradito. Poi ancora i soliti problemi. Flaco, leggero. Come un fiammifero.

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