E' stato certamente uno dei colpi di calciomercato più importanti dell'estate del 2017. A sorpresa Leonardo Bonucci lascia la Juventus ed approda al Milan per provare a vincere in rossonero. Stagione così così per il centrale ed immediato ritorno in bianconero per vincere nuovamente lo Scudetto.
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Bonucci, come noto, rappresentò la ciliegina sulla torta di un mercato sulla carta strepitoso del Milan, rivelatosi poi in realtà ampiamente deludente. Fu operazione di Mirabelli e Marco Fassone, quest'ultimo tornato a parlare di quell'approdo in rossonero.
A Sportitalia, Fassone ha raccontato l'ingaggio di Bonucci:
"I difensori li avevamo già fatti, non ci serviva il sesto difensore, ci mancava la punta. Per la quale avevamo messo un ragguardevole gruzzolo. Invece decidemmo di ridurre l'investimento per la punta per prendere un leader carismatico come Leo".
Fassone ricorda con rammarico quella scelta:
"Mi venne sottoposta questa opportunità. Forse, col senno di poi, non avessimo fatto il centrale ma la punta da 70-80 milioni avremmo scritto la storia in modo diverso. E' stato un errore".
Quel Milan riuscì a far rinnovare Donnarumma ad un passo dall'addio:
"Il rinnovo non fu un errore. Non ho mai ricevuto offerte per Donnarumma. Era in scadenza, la mia possibilità di negoziare era bassissima ma era da mettere nella condizione di rinnovare per ottenere plusvalenza nel caso di cessione".
L'ex presidente del Milan, Li, voleva Cristiano Ronaldo. Operazione impossibile:
"I numeri sul tavolo rendevano quell'operazione decisamente sconsigliabile. Secondo me, in quell'anno era già disponibile a valutare altre opportunità e il Milan ha un fascino notevole. Ma non siamo andati oltre i calcoli interni e una chiacchierata con Mendes per comprendere l'eventuale fattibilità".
L'altro sogno di quell'estate fu Aubameyang:
"Anche lui era un pallino di Mirabelli da sempre, soltanto che è complicato lavorare con le squadre tedesche: hanno tempi ridotti. Probabilmente, se avessimo spinto sull'acceleratore, avremmo chiuso. Ma abbiamo ritenuto la richiesta del Borussia eccessiva".
Riguardo la gestione cinese, Fassone non sembra conservare dolci ricordi di Li.
"Il proprietario di quell’epoca ha sottovalutato il restituire il prestito in diciotto mesi. Ipotizzavamo che c’erano difficoltà ma non mi immaginavo che sarebbe finita così. Gli ultimi mesi sono stati una sofferenza, non potevamo creare la squadra. C’era paura e dispiacere. Ha perso la società per i debiti, quello suo e quello del Milan. Lui è andato in default prima, non ha restituiti i 32 milioni del suo debito corrente e non ha più dovuto restituire i milioni del Milan. Poi non l’ho più sentito ma anche prima lo sentivo poco, parlava solo cinese".
Paolo Maldini sarebbe potuto entrare nella dirigenza del Milan ancor prima di quanto avvenuto, ma a svelare il 'no' dell'ex capitano è proprio Fassone.
"Gli avevo proposto di lavorare con noi. Il mio ideale era un Milan con Maldini e Mirabelli che si completassero per quanto riguarda l’esperienza. Un profilo con anni di esperienza e un grande campione. Paolo ha fatto le sue scelte. Perché si a Gazidis? Immagino ci siano dei risvolti che facciano vedere a Maldini questo progetto più interessante, che una collaborazione con Boban e Leonardo gli piaccia di più di quella con Mirabelli e una disponibilità economica che non avevo io".
E a proposito di Mirabelli, ecco il racconto dell'ex dirigente rossonero legato all'allora direttore sportivo del Milan.
"Massimiliano era il primo collaboratore di Ausilio. Ho lavorato al suo fianco nelle mie ultime due stagioni all’Inter. Ho visto come lavorava, alcuni acquisti di quell’Inter erano state sue intuizioni. Poi cercavo un direttore che volesse scommettere con me. Massimiliano fu il primo a dirmi di lasciare l’Inter quando ancora non si sapeva se il closing si facesse. Io per un periodo gli rimborsavo solo le spese. Ha avuto molto coraggio. Io credo fosse la scelta giusta, nonostante le critiche. Il bilancio alla fine, tra cose fatte bene e non bene, è positivo".






