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Domenico Berardi ItalyGetty Images

Berardi-Italia, storia di un rapporto complicato: è la volta buona?

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D'accordo, si tratta di convocazioni sui generis, stilate anche e soprattutto per valutare gente nuova al termine della stagione, ma oltre a quello di Mario Balotelli non può non spiccare un altro nome illustre tra i primi 30 chiamati da Mancini: quello di Domenico Berardi.

Si tratta quasi di un evento, perché se il talento del Sassuolo gioca in A ormai da cinque anni il bottino delle presenze nella Nazionale maggiore è desolante: una soltanto. Peraltro in una sgambata non ufficiale: quella che l'Italia di Ventura vinse agevolmente per 8-0 contro l'impresentabile San Marino a Empoli, il 31 maggio di un anno fa.

In sostanza, se Berardi scenderà in campo in almeno una delle tre gare previste da qui al 4 giugno (Arabia Saudita, Francia, Olanda), si tratterà dei suoi primi minuti 'veri' con l'Italia dei grandi. Incredibile ma vero, specialmente se si considera la disarmante carenza di talento espressa negli ultimi anni dal nostro calcio.

Eppure, Berardi aveva già ricevuto l'onore di una convocazione: il 3 ottobre del 2015 Antonio Conte aveva scelto anche per il doppio impegno di qualificazione agli Europei contro Azerbaijan e Norvegia. Peccato che il mancino neroverde si fosse poi infortunato proprio il giorno dopo, nel riscaldamento del match contro l'Empoli. Si era presentato in ritiro e poi era tornato a casa, provocando una certa irritazione del ct:"La risonanza non ha evidenziato nulla di grave ma il ragazzo ha avuto paura di forzare".

Risultato: zero convocazioni da quel momento a oggi, escludendo appunto quella contro San Marino. La conseguenza di un'involuzione abbastanza evidente, tra problemi fisici continui e l'incapacità di alzare l'asticella personale, di lasciare il comodo orticello chiamato Sassuolo per provare avventure più stimolanti e, ovvio, più responsabilizzanti.

In questi anni, l'azzurro di Berardi è sempre stato quello 'minore' dell'Under 21: due gli Europei di categoria disputati, senza mai riuscire però ad arrivare fino in fondo con la banda Di Biagio. Nel frattempo, un po' tutti erano stati promossi nella Nazionale A: da Romagnoli a Rugani, da Bernardeschi a Pellegrini. Lui no. Ma finalmente anche il suo momento è arrivato.

Mancini stima Berardi, lo avrebbe già voluto all'Inter nel 2016 e non ha perso occasione per chiamarlo. Proprio il giocatore originario della provincia di Cosenza, peraltro, inflisse una bella delusione nel gennaio di quell'anno, segnando su rigore all'ultimo minuto a San Siro. Il Mancio aveva reclamato per una manata a D'Ambrosio: "Era un fallo da espulsione".

Acqua passata. Mancini e Berardi sono ora sotto la stessa bandiera, un po' sgualcita dagli eventi ma sempre blasonata e gloriosa. Anche da Domenico riparte l'Italia, che senza Mondiali può - ahinoi - programmare serenamente il prossimo impegno ufficiale, ovvero la Nations League. Sarà la volta buona?

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