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Francesco TottiGetty Images

Totti rivela: "Ho rischiato di morire di Covid, avevo la febbre a 39 e non respiravo"

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Nel corso di un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Francesco Totti ha affrontato anche alcuni temi legati alla sfera personale, tra ricordi particolari e momenti difficili:

"Mesi fa ero con Isabel (una delle figlie, ndr) in moto, fermo a un semaforo. Uno mi riconosce e mi dice “Ciao Capitano”. Al semaforo successivo mi affianco di nuovo e vedo che piange. Mi dice che io per lui sono più importante di suo padre e sua madre, vabbè. Ma poi mi racconta che lui si è abbonato in Tribuna Tevere e va tutte le domeniche nella speranza di vedermi scendere in campo dallo spogliatoio. Quando ovviamente non mi vede che fa? Se ne va. Gli ho detto che secondo me non stava bene e che almeno vedesse la partita. Lui mi ha risposto che per lui nel 2017 è finito tutto. Un caso estremo".

  • LA MORTE DEL PADRE

    "La morte di papà per me è stata la fine di tutto. Era un padre silenzioso, ma forte, educativo. Era presente, però a modo suo: mai un complimento, mai un abbraccio. Ma con uno sguardo ci dicevamo tutto. Anche quando avevamo poco non mi ha mai fatto mancare niente, mi ha sempre trasmesso positività, mi ha insegnato educazione e rispetto per gli altri. Quando se ne è andato, mi è mancata l’aria".

  • LA MALATTIA DEL FIGLIO

    "Cristian giocava a calcio e aveva un problema di respirazione. Fece una visita di controllo e la sera il medico mi chiamò per dirmi che dagli esami era emersa una macchiolina vicino al cervello. Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla. Abbiamo iniziato il calvario delle visite e dei pareri e alla fine si è capito che il problema era localizzato in quello che viene chiamato “Acquedotto di Silvio”, un canale che porta il liquido che serve al cervello. Il Coni gli ha revocato giustamente l’idoneità sportiva. Avrebbe dovuto operarsi per tornare a giocare. Ma abbiamo deciso che fosse meglio lasciar stare. Era il cervello, non un gomito".

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  • IL COVID

    "Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Stavano per ricoverarmi, avevo 87 di saturazione e una broncopolmonite fortissima. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo. Poi mi ha chiamato il professor Zangrillo che mi ha suggerito di dormire con il torace sul letto, in modo da aprire i polmoni. Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta".

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