Per 83 minuti, la Roma da una lezione al Real Madrid del grande e amato ex Mourinho. Poi spegne l'interruttore e crolla clamorosamente.
La Lupa parte forte, spinta da un Olimpico tutto esaurito e carico per una notte attesa 7 anni. Courtois fa un vero miracolo sul tiro a giro di Soulé, poi non può nulla sulla botta da fuori di De Roon che la deviazione di Konaté diventa imparabile. L'olandese diventa così il marcatore straniero più anziano nella storia della Roma in Champions, superando Batistuta.
Passano però appena 5 minuti, e il Real Madrid alla prima occasione pareggia: brutto, però, l'errore di lettura di Hermoso che lascia campo aperto a Mbappé. Il goal del francese, tra l'altro, non è l'unica notizia negativa del primo tempo: l'altra è l'infortunio di Koné, che esce in lacrime e fa temere un lungo stop.
E nell'intervallo, Gasperini deve fare i conti anche col solito problemino di Dybala. Alcune volte, però, non tutti i mali vengono per nuocere, perché al posto dell'argentino entra Mora, che sembrava finito nel dimenticatoio e invece ha un impatto pazzesco sulla partita, servendo subito l'assist per il primo goal di Malen e mettendo in costante difficoltà la difesa del Real. L'olandese, poi, si ripete, rispondendo a chi diceva che nei match importanti spariva. Una doppietta al Real in Champions possiamo dire che basta, almeno per il momento, per togliere di mezzo gli scetticismi.
Sembra finita, sembra un trionfo giallorosso, ma quello che succede dall'83' in poi non ha quasi senso. Gasperini mette dentro Balerdi e Koulierakis, Mourinho risponde con Endrick ed Espi. I difensori della Roma, però, perdono completamente le marcature sui due corner che portano prima al 2-3 e poi al 3-3. Già così sarebbe una beffa, ma di corner ne doveva arrivare ancora un altro, quello decisivo per il goal di Rudiger, quello del clamoroso 4-3 del Real.






